DigitalMente

“DigitalMente”, rubrica settimanale che ogni Venerdì prova a fornire spunti e appunti su digitale e dintorni, per riflettere a tutto campo su innovazione e digitale. Oggi abbiamo scelto di parlare di informazione online e “fake news”.

Si è tornati a parlare intensamente di fake news recentemente con l’annuncio di una task force istituzionale che vedrebbe coinvolti il Sottosegretariato a Informazione e Editoria, il Ministero della Sanità e quello per l’Innovazione Tecnologica, ed anche in RAI ci sarà una struttura dedicata ad hoc alla questione con a capo il Direttore di RaiNews.

Insomma, stando alle cronache parrebbe che ci sia una sorta di emergenza per il proliferare delle fake news. Ma in realtà quanto è grave il fenomeno?

La risposta arriva dall’’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni [AGCOM], che da circa un anno ha istituito un osservatorio sulla disinformazione online.

L’Osservatorio, fondato sull’osservazione diretta di milioni di dati, analizza in particolare l’evoluzione nel tempo della produzione di contenuti fake, fornendo indicazioni sia sulla quantità di disinformazione online immessa nel sistema nazionale, sia sugli specifici argomenti e le principali tematiche rispetto alle quali la disinformazione si manifesta e si diffonde.

Ebbene, non più tardi di un paio di giorni fa AGCOM ha pubblicato i dati aggiornati sino al 22 Marzo ultimo scorso. È stato analizzato l’intero contenuto testuale di oltre 17 milioni di documenti generati in Italia [dal 1° Gennaio 2019 al 22 Marzo 2020] da più di 2mila fonti informative [canali televisivi e radiofonici nazionali, quotidiani, agenzie di stampa, siti web di editori tradizionali, testate esclusivamente online, e relative pagine e account di social network], e fonti di disinformazione [siti web e pagine/account social] individuate come tali da soggetti esterni specializzati in attività di debunking.

Considerando il totale delle notizie sul coronavirus divulgate online, l’incidenza della disinformazione è prossima al 5%, con un andamento in diminuzione per effetto della crescita più sostenuta della componente informativa. Ed anche più in generale, nel primo trimestre 2020, il peso della disinformazione sul totale dei contenuti pubblicati sul web assume valori inferiori alla media dell’intero periodo considerato, con Marzo che si chiude con un incidenza del 6.1% sul totale dell’informazione online. In calo rispetto ai mesi precedenti.

Appare dunque evidente come l’allarme fake news non sia nemmeno lontanamente tale vista l’incidenza. Appare altrettanto evidente che non solo non si giustifica il continuo riproporsi di “allarmi” [pour cause?] al riguardo, ma nel medio-lungo termine si rischia di apportare perdita di credibilità all’intero sistema già in grave crisi per perdita di fiducia nei confronti dei media, che il caso vuole, diciamo, risultino poco credibili proprio anche sulla questione della pandemia in corso, con TGCom24 che secondo NewsGuard è uno dei siti che hanno pubblicato informazioni false o fuorvianti sul coronavirus.

Inoltre, si ricorda che il Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha già avviato anche una task force di data science sul tema della disinformazione online, coinvolgendo prestigiosi centri di ricerca e istituzioni accademiche, e dunque le “task force” volute dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’Informazione e all’Editoria, e dal Presidente della RAI, se non inutili sono certamente ridondanti rispetto al fatto che ne è già stata istituita una, anche in virtù della limitatezza del fenomeno.

Le fake news sulle fake news sono l’ennesimo paradosso dei gatekeepers che hanno perso da tempo il controllo avuto in passato.

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