Effetto Coronavirus: Cresce l’Audience, Cala la Pubblicità

L’epidemia in corso, tra le altre cose, ha fatto crescere in maniera esponenziale la ricerca di informazione. Crescono in maniera significativa gli ascolti di tutti i telegiornali, e naturalmente è boom per le news online, con incrementi a doppia cifra per quasi tutti i siti web delle principali testate.

A fronte di tale impetuosa crescita, calano invece gli investimenti pubblicitari. Stando a quanto dichiarato da Massimo Beduschi, CEO di GroupM, il più grande centro media al mondo, «Finora è prevalsa una certa cautela: molti budget sono stati sospesi, e c’è stato anche qualche taglio».

Se questa pare essere, in attesa dei dati ufficiali, la situazione generale, stando alle elaborazioni prodotte da Sensemakers, che rappresenta comScore in Italia, online la situazione appare peggiore. Infatti le impression, ovvero il numero di volte che le persone sono esposte ad un messaggio pubblicitario online, sono in netto calo.

Secondo i dati AdClarity, che monitora oltre 3mila siti web degli editori italiani, le impression relative al cinema Domenica 8 Marzo scorso sono calate del 95% rispetto ad un mese prima, rispetto all’8 Febbraio, e addirittura del 98% rispetto al 20 Febbraio scorso.

Forte declino anche per il settore viaggi che registra un  crollo dell’80% delle impression del 8 Marzo rispetto all’8 Febbraio, e del 64% rispetto al 20 Febbraio.

Se con i cinema chiusi e i viaggi sospesi, se non addirittura bloccati dalle stesse compagnie aeree, questo potrebbe anche non sorprendere, la situazione non migliora di molto anche per altri settori.

Infatti, non va molto meglio per il lusso che registra un – 59% rispetto all’8 Febbraio, e – 68% rispetto al 20 Febbraio [con i siti dei publisher che però calano rispettivamente del 75% e 82%]. Leggermente migliore la situazione per quanto riguarda l’automotive, che registra comunque un calo delle impression del 13% rispetto all’8 Febbraio, e del 47% rispetto al 20 Febbraio.

Insomma con la produzione smodata di articoli relativi al coronavirus, dei quali per inciso le persone si fidano ben poco, pare che i publisher di quotidiani si stiano tirando la zappa sui piedi poichè in molti casi i brand, le aziende, non vogliono associare la loro pubblicità, e dunque immagine, all’epidemia, per motivi di “brand safety“.

Fenomeno che tra le altre cose rischia di aggravarsi ulteriormente visto che l’abbondanza di spazi disponibili fa anche calare i prezzi, in particolare per quanto riguarda il programmatic, che detiene una quota crescente del totale degli investimenti.

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