Lettori & Vendite dei Quotidiani in Italia

Sono stati pubblicati i dati Audipress 2019/III relativi alla lettura della carta stampata a fine 2019 nel nostro Paese. Stando a quanto riportato i lettori del formato digitale sono solamente il 2.9% della popolazione. Questo nonostante una copia su due venga regalata a fini promozionali, senza che questo funzioni visto che le vendite di copie digitali si sono dimezzate dal 2014 al 2019.  Del resto, come faceva notare Frederic Filloux all’inizio di questa settimana, chi legge un PDF quando l’80 percento del consumo di notizie digitali è su un’app mobile?

Sempre stando ai dati Audipress i lettori di quotidiani nel giorno medio scendono dai 19.3 milioni di fine 2014 agli attuali 15.7 milioni, con una contrazione dei lettori del 18.7%. Questo, ancora una volta, così come per le copie digitali, nonostante quasi due terzi dei lettori [61.6%] non acquisti la copia del giornale che legge, dichiarando di «averla avuta da altri, prestata, trovata, o altro ancora».

Fenomeno peraltro in crescita di ben dieci punti percentuali rispetto alla rilevazione Audipress di fine 2014. Con buona pace di coloro, dei tanti, che da anni sostengono che è la gratuità di Internet ad aver ucciso i giornali.

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Se questa è la situazione della readership dei giornali, con in buona sostanza crescita della lettura gratuita che non impedisce il calo dei lettori a testimonianza che è il prodotto giornale che interessa sempre meno, e naturalmente ancor meno i giovani, la situazione delle vendite è, se possibile, ancora peggiore.

Al riguardo abbiamo effettuato delle elaborazioni delle copie vendute [non delle diffusioni, i cui dati spesso pubblicati altrove, includono i resi e dunque sono falsati] sia comprendendo le copie digitali che isolando esclusivamente le copie vendute del prodotto cartaceo [dalle quali abbiamo escluso le “vendite in blocco”, anche se sono comunque poca cosa sul totale].

Ebbene, per quanto riguarda le vendite complessive di quotidiani dal 2013 al 2019 sono andate perse poco meno di 1.6 milioni di copie vendute, senza che, come abbiamo visto, le copie digitali abbiano dato un contributo al recupero, anzi, nè tantomeno questo sia venuto da restlyling periodici tanto costosi quanto inutili. Un calo del 42.7%.

Al tempo stesso l’incidenza delle copie rese cresce dal 30% della tiratura nel 2013 al 36% del 2019, a testimonianza, se necessario, di quanto grave sia la disefficienza della filiera editoriale.

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Per quanto riguarda esclusivamente le copie vendute del prodotto tradizionale cartaceo la situazione cambia di poco. Dal 2013 al 2019 sono andate perse circa a 1.5 milioni di copie nel giorno medio. Una contrazione delle vendite del 41%.

Quello che è di maggior interesse è che nel tempo l’incidenza del canale edicole, che ovviamente è stata sempre estremamente rilevante, sia cresciuta nel tempo attestandosi negli ultimi anni attorno all’87% del totale delle copie vendute.

Questo significa che proporzionalmente i, pochi, abbonamenti, registrano un calo maggiore rispetto al già grave calo di vendite generale. Soprattutto significa che più edicole chiudono [i dati riportati sono errati, ma è il concetto che conta] e meno giornali si vendono, e si venderanno.

Risulta dunque evidente come la sopravvivenza di tutti gli attori della filiera, giornalisti inclusi, sia legata a doppio filo a quella delle edicole, che devono finalmente essere messe una volta per tutte al centro delle strategie degli editori, e degli interventi del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria. Tema che approfondiremo questa Domenica nel nostro digest settimanale. Stay tuned!

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