DigitalMente

“DigitalMente”, rubrica settimanale che ogni Venerdì prova a fornire spunti e appunti su digitale e dintorni, per riflettere a tutto campo su innovazione e digitale. Oggi abbiamo scelto di parlare del New York Times, e in particolare degli abbonamenti alla versione digitale del quotidiano statunitense.

La scorsa settimana è stato annunciato sul sito di The New York Times Company che «il 2019 è stato un anno record per la crescita dell’area digital». In particolare nel comunicato stampa si dice che «La società ha aggiunto oltre 1 milione di abbonamenti digitali netti l’anno scorso. […] The New York Times Company ha ora più di 5 milioni di abbonamenti digitali in totale […]  Il totale comprende 3.4 milioni di abbonamenti alla versione digitale del giornale, oltre 300.000 a NYT Cooking e 600.000 a NYT Crossword, oltre a quasi 900.000 abbonamenti per la versione cartacea del quotidiano».

In attesa della pubblicazione dei dati di bilancio 2019, che saranno presentati il 6 Febbraio prossimo venturo, siamo andati a spulciare tra i dati relativi ai primi nove mesi dell’anno. Da questi emerge che, seppure numericamente gli abbonamenti alla versione cartacea della “signora in grigio” pesino meno di un quinto del totale [17.3%], per quanto riguarda invece i ricavi dalla vendita di contenuti giornalistici quelli generati dalla versione tradizionale pesano il 58.1% del totale di questi.

Insomma, in buona sostanza non vi è proporzione tra il numero di abbonati ed i ricavi che questi generano, con uno sbilanciamento assolutamente favorevole alla versione cartacea. Del resto attualmente il quotidiano viene venduto a tre dollari a copia, mentre la corrispondente versione digitale viene offerta ai lettori internazionali con quattro settimane in omaggio e poi a soli due dollari al mese, meno del costo di una singola copia.

Certo, una volta raggiunto l’obiettivo dichiarato dei dieci milioni di abbonati alla versione digitale, che parebbe essere alla portata entro il 2025, sicuramente l’attuale sbilanciamento si ridimensionerà e i ricavi delle copie digitali saranno certamente maggiori di quelli del cartaceo, ma se per raggiungere tale obiettivo dovrà essere perpetuata l’attuale promozionalità resterebbero comunque ricavi unitari senza paragone a favore del prodotto tradizionale.

Nella conference call sui risultati trimestrali del primo trimestre 2019, Thompson, il CEO della compagnia, aveva detto che il NYTimes nei primi mesi del 2019 si preparava a testare un aumento del prezzo per gli abbonamenti digitali. Dalle informazioni disponibili pare che questo non si sia verificato ad oggi.

Nella fase attuale, in cui anche dalle nostre parti si riflette su come generare ricavi dalla vendita di contenuti giornalisti digitali, i numeri del giornale statunitense forniscono indicazioni importanti relativamente alla concretezza di tale modello di business alle nostre latitudini.

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