I Lettori di Quotidiani in Italia

L’Istat, all’inizio della scorsa settimana, ha diffuso l’Annuario Statistico Italiano 2019, il volume che di anno in anno offre un articolato ritratto dell’Italia e della sua evoluzione, favorendo una lettura integrata dei fenomeni in atto. Da questo volume, che vi consigliamo di prendervi il tempo per leggerlo integralmente, abbiamo estratto le informazioni relative alla lettura dei quotidiani nel nostro Paese.

L’abitudine alla lettura dei quotidiani riguarda meno della metà della popolazione: nel 2018 il 38 per cento delle persone di 6 anni e più, infatti, legge quotidiani almeno una volta alla settimana. Erano più del 52% nel 2012.

La lettura dei giornali è prerogativa degli adulti, e in particolare dei “tardo-adulti”: solo il 13.1% dei ragazzi dagli 11 ai 14 anni ne legge almeno uno in una settimana, si sale al 28.1% tra i 20-24enni, i lettori di quotidiani diventano poco meno del 40% tra i 35-44enni, mentre raggiungono la quota più alta tra gli ultra 65enni. I giornali continuano ad esser più letti più dagli uomini e dai residenti nelle regioni del Nord.

Oltre il 60 per cento dei residenti in Italia, nel 2018 non ha mai letto un quotidiano nell’arco di una settimana. I non lettori si concentrano fra gli abitanti del Sud con il 69.6% [più di 10 punti percentuali in più rispetto agli abitanti delle regioni del Nord-Ovest], tra i bambini, gli adolescenti e i giovani fino ai 34 anni. Le donne che non hanno mai aperto un quotidiano sono più degli uomini [65.9 contro 55.9%].

Le persone che leggono i quotidiani cinque volte o più alla settimana sono il 33.2 per cento dei lettori [il 29.2% delle lettrici e il 36.4% dei lettori]. Gli anziani sono i più assidui: quasi il 42% a partire dai 65 anni.

Coloro che leggono i giornali cinque volte o più alla settimana calano in maniera nettamente meno accentuata rispetto a chi più in generale legge quotidiani almeno una volta alla settimana, che come abbiamo visto calano di oltre 14 punti percentuali tra il 2012 e il 2018.

Si tratta di dati che in buona sostanza dicono, almeno, due cose:

  • Vi è uno zoccolo duro di lettori, perlopiù di “tardo adulti”. Questo significa che vi è spazio per un consistente aumento dei prezzi per recuperare redditività unitaria, e complessiva, per tutti gli attori della filiera editoriale tradizionale;
  • I temi trattati, il linguaggio utilizzato, e il prodotto giornale nel suo complesso, non interessano i giovani. In particolare coloro di età compresa tra 15 e 17 anni, che leggono un quotidiano almeno una volta alla settimana, nel 2001 erano il 49.4%, nel 2018 passano ad essere solamente il 18.9% del totale degli individui di questa età. Vuol dire che o si riconcepisce completamente il giornale nella sua essenza, oppure la previsione della scomparsa dei giornali diviene solo una questione di tempo.

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