Che Tanfo di Tonfo per Taffo

Che la comunicazione [social] di Taffo sia nel complesso totalmente inadeguata è cosa che abbiamo avuto modo di dire da tempo, documentandolo come d’abitudine.

L’andamento del fatturato è tutt’altro che il “miracolo” che viene raccontato pour cause, con il bilancio del 2018 chiuso con ricavi pressochè piatti rispetto al 2017.

Se a questo si aggiunge che in realtà i Taffo sono due, con lo stesso nome e solo diverso dominio [taffo.it e taffo.com],  ma con una strategia comunicativa che si somiglia in tutto e per tutto, si completa la comprensione di quanto inefficace sia la strategia di marketing e la relativa comunicazione, come, appunto, testimoniano i dati di bilancio.

Se tutto questo non bastasse basti pensare alla dispersione della comunicazione, a prescindere dal fatto che come detto siano due praticamente identici nel modo di porgere, poichè si lavora a livello nazionale per un’impresa locale, con l’inevitabile perdita di contatti potenziali utili al business, e al fatto che tendenzialmente quando muore un nostro caro molto difficilmente penseremo a colui che ci ha fatto [sor]ridere. A tutto ciò aggiungiamo anche che complessivamente “gli influencer” durante il momento del bisogno sono all’interno di ospedali e case di cura, non certamente a sorridere sui social, e il quadro è completo.

Di Taffo si è tornati a parlare, negativamente, per il contenuto postato Lunedì 25/11 in occasione della giornata contro la violenza alle donne.  In quell’occasione infatti, l’impresa di onoranze funebri, ha pubblicato un contenuto che ha fatto infuriare la maggior parte delle persone che lo hanno visto. cercando poi di mettere una pezza che, come si suol dire, è stata peggio del buco.

Cosa che non è sfuggita alla maggior parte delle fonti di informazione che hanno fatto una narrazione, anche se spesso approssimativa, in assenza di dati, come d’abitudine, di quello che nel gergo comune viene chiamato un epic fail, sentenziando in maniera unanime, a destra e a sinistra, l’errore della campagna di Taffo.

Eppure chi si occupa della gestione della comunicazione social dell’impresa in questione dice che l’intervista sul Fatto esprime molto bene come la pensi al riguardo. Intervista nella quale in buona sostanza ci si arrampica sugli specchi per giustificare la scelta fatta, concludendo che «Non sono state le vittime a sentirsi offese, sono le persone che amano far polemica, e basta. Le vittime, quelle vere, mi hanno scritto per ringraziarmi e per essere aiutate».

Ora, che il nuovo genio incompreso della comunicazione, che peraltro pare sia in difficoltà persino a mettersi d’accordo con se stesso, abbia un filo diretto con le vittime di abusi sessuali è davvero poco verosimile, figurarsi vero. Del resto quando ci si sente in  dovere di giustificarsi e di spiegare la comunicazione che è stata effettuata, anche uno studente al primo anno di università capisce che qualcosa non torna. Al riguardo abbiamo raccolto l’opinione di alcuni stimati professionisti.

Marco Massarotto, Head/Director social media, strategy & content di DOING, non usa mezzi termini quando scrive a chiare lettere che «Ho sempre trovato i social media di Taffo di PESSIMO gusto. Oggi li trovo anche incapaci nei fondamentali della comunicazione, nel calibrare [o addirittura comprendere] il messaggio. A Milano si dice “ofelè fa il to mestè” [pasticciere fai le paste]. Taffo oggi potrebbe fare tranquillamente il suo mestiere e sotterrarsi»

Più soft nella forma, ma altrettanto critico nella sostanza Giampaolo Colletti, manager e giornalista collaboratore del Sole24Ore sui temi di innovazione e marketing, che da noi contattato, afferma che «Siamo abituati al brand contemporaneo che oggi entra nelle conversazioni sui temi di attualità, politica, società. Lo fa prendendo posizioni. E questo è un elemento di innovazione rispetto al passato. Ma attenzione: la narrazione non può prescindere dall’azione e quindi da politiche anche interne coerenti rispetto a ciò che si dice. E poi la complessità di un tema va sempre tenuta in considerazione. Ciò che è successo con Taffo è stata un errore di analisi, una semplificazione e una ingenuità non giustificabili su quei temi. Per giunta aggravata dalla non comprensione dell’errore commesso. Consiglio non richiesto: entrare nel dibattito ma sempre in punta di piedi, studiando, preparandosi. Non basta il real time marketing. Bisogna andare oltre».

Tanto sintetico, quanto efficace, e lapidario, il giudizio di Vincenzo Cosenza, Head Marketing Italy di Buzzoole, che ci ha detto che «Il passo falso di Taffo è figlio di un modo tattico e vecchio di fare social media marketing ossia essere presenti sui social per fare il pieno di like, scegliendo la chiave dell’intrattenimento».

Chiude il cerchio Paolo Iabichino, Creative Director di fama riconosciuta, che sulla sua pagina personale scrive «Come quei signori anziani che raccontano sempre e solo barzellette. Ridiamo una volta o due. Poi sorridiamo per affetto. Poi non fanno più ridere. Per quanti sforzi facciano, non fanno più ridere. Personalmente non mi hanno mai fatto ridere. Forse perché detesto le barzellette idiote». E successivamente, da noi contattato, ribadisce che «È che c’è un tipo di comunicazione così profondamente autoriferita da non rendersi minimamente conto delle sensibilità altrui su temi così importanti. È proprio la costruzione del messaggio a ignorare completamente le dinamiche tra vittime e carnefici. Sarebbe bastato un messaggio di scuse. Senza rinunciare al tono di voce. “Questa volta ci avete seppellito voi”. Non era neanche difficile. E invece il post di oggi “a grande richiesta” denuncia un atteggiamento narcisistico e privo di ascolto».

Insomma, questa volta Taffo non è stato nemmeno “simpatico”, anzi, e molti altri professional hanno criticato la scelta di Taffo nella discussione che ne è nata a caldo al riguardo.

Ed infatti, dalla nostra analisi [*] emerge come il sentiment, le reazioni ed emozioni associate alle verbalizzazioni sul tema, sia in assoluta prevalenza negativo, come mostra l’infografica di sintesi sottostante. Chiaro segnale che la comunicazione effettuata, ancora una volta, è sbagliata, poichè se, nella migliore delle ipotesi, le persone non comprendono il messaggio, è chiaro a chiunque che il problema non sta nelle persone ma nel messaggio, nella comunicazione che, appunto, evidentemente è errata.

 

[*] La fonte dei dati elaborati per l’analisi effettuata è Talkwalker con cui DataMediaHub ha una partnership per l’ascolto della Rete. Questa e le molte altre analisi prodotte sono, anche, delle “demo” della parte di social media listening/monitoring che potremmo fare per il vostro brand, la vostra organizzazione. Se d’interesse contattateci direttamente. Grazie.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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