Innovazione

Si è tenuta lo scorso fine settimana la tre giorni dedicata a tecnologia, innovazione, e persone, che tra gli altri ha visto la partecipazione della Ministra dell’Innovazione Tecnologica e della Digitalizzazione, Paola Pisano, che ha dichiarato «Non c’è una formula magica o una tecnologia sulla quale puntare per innovare. Ci sarà tanto lavoro da fare insieme! Non partiamo da zero e non partiamo da soli».

Su digitale e innovazione l’Italia sconta un grave ritardo rispetto alla maggior parte delle altre nazioni della, per ora, UE28. È opinione comune che la digitalizzazione sia inarrestabile ed ineludibile. Tuttavia le imprese italiane sembrano non riuscire a tenere il passo, anche,  a causa dell’approccio culturale dei manager, stando a quanto emerge dalla ricerca di SWG presentata durante il succitato evento.

La velocità dei cambiamenti in corso e la loro tipica caratteristica social porta ad immaginare l’innovazione come un camaleonte o come una agorà. L’innovazione non è interpretata tanto come un qualcosa che avviene nel chiuso di un laboratorio, quanto come un oggetto sociale, relazionale che muta in continuazione, si trasforma e trasforma i soggetti che incontra.

Ecco che allora abbiamo investigato le conversazioni online [social + blog + forum + news online] relative all’innovazione per cercare di approfondire la questione, e provare a comprendere cosa vi sia dietro questo termine, tanto usato quanto abusato, tanto da rischiare di farlo divenire una “parola scatolone” quasi priva di significato tanto appare vaga nel suo utilizzo comune.

Dalla nostra desk research [*] emerge che complessivamente, negli ultimi trenta giorni, vi sono state 112.409 citazioni del termine innovazione, da parte di 33.414 autori unici e ben 9.838 siti unici, i cui contenuti hanno coinvolto [like + commenti + condivisioni] 734.309 persone per una portata teorica – “opportunity to be seen” –  di 130.9 miliardi di impression, ragionevolmente stimabili in una reach effettiva di 3.9 miliardi di impression, come mostra l’infografica sottostante.

Se questi i dati quantitativi, è entrando nell’analisi qualitativa delle conversazioni e delle citazioni online che emergono elementi d’interesse e di riflessione.

Il primo elemento che emerge è che il sentiment, il vissuto in termini di emozioni associate alle verbalizzazioni relative a innovazione è ampiamente positivo, con una quota di sentiment negativo solamente del 3%, e “gioia” quasi all’80% del totale delle emozioni.

L’unica reazione prevalentemente negativa, per quanto riguarda gli hashtag correlati, è relativa a WhatsApp. ma conta solamente 120 citazioni, ed è associata alla ipotesi recentemente ventilata dell’introduzione dei messaggi che si “autodistruggono”.

Per contro nell’area della positività, come approfondiremo di seguito, si incontrano tematiche quali la CSR [Corporate Social Responsibility / la responsabilità sociale d’impresa], sostenibilità, cambiamento, economia circolare, e molto altro ancora, come mostra la “tag cloud” per sentiment all’interno dell’infografica sotto riportata.

 

Entrando nel dettaglio delle verbalizzazioni, al termine innovazione vengono associati con maggior frequenza promuovere, possibile, importante, progetto, soluzioni, economico, oltre che naturalmente tecnologia e online, tra le altre.

‘Importante’ è in assoluto il termine maggiormente associato ad innnovazione, con 31.857 citazioni, pari al 26.5% del totale. Seguono possibile [25.6%], tecnologia [24.8%], economico [23.8%] promuovere [22.1%], online [22%], dedicata [21.1%], e, soprattutto, dal nostro punto di vista, ‘culturale’, che ottiene 25.129, pari al 22.8% del totale delle citazioni, con un sentiment che è solamente per lo 0.4% negativo e per il 44.6% positivo [complemento a 100: 55% neutro].

Chi ha utilizzato quest’ultimo termine molto spesso lo ha fatto in associazione a termini quali progetto, corso, formazione, ed anche socialtà, a conferma di quanto il gap tra le competenze richieste e quelle possedute sia ampio, come sappiamo.

Se sino ad ora, la meritevole opera del Team per la Trasformazione Digitale si è concentrata sulle piattaforme della pubblica amministrazione, sino al loro intervento in stallo, è evidente che ora il passaggio fondamentale da compiere, ad ogni livello, sia questo scolastico per i più giovani, o di formazione post-experience per chi è inserito nel mondo del lavoro, pubblico o privato che sia, è proprio culturale.

Come ha dichiarato proprio in questi giorni Luca Attias – Commissario Straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale – «La cultura digitale deve essere una priorità, non solo nella Pubblica Amministrazione, ma anche nelle scuole, università, imprese, nell’intera società civile».

Senza questo intervento, tanto necessario quanto urgente, la tecnologia continuerà a restare appannaggio di pochi soggetti, e l’innovazione resterà un sogno invece di essere un obiettivo alla portata del nostro Paese. Stando alla nostra analisi molte persone, forse ben di più di quanto emerga dalle ricerche tradizionali, che hanno limiti strutturali, lo hanno già compreso. Ora è necessario implementare questo percorso, hic et nunc.

[*] La fonte dei dati elaborati per l’analisi effettuata è Talkwalker con cui DataMediaHub ha una partnership per l’ascolto della Rete. Questa e le molte altre analisi prodotte sono, anche, delle “demo” della parte di social media listening/monitoring che potremmo fare per il vostro brand, la vostra organizzazione. Se d’interesse contattateci direttamente. Grazie.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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