I Ministri del Governo Conte II su Facebook

I social, nel bene e nel male, sono sempre più terreno della comunicazione politica, tanto da far stupire media e opinione pubblica quando, come nel caso della neo Ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, questi non li utilizzano.

Secondo i dati del 52° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2018, nel capitolo dedicato a comunicazione e media, i giudizi positivi sulla disintermediazione digitale in politica sono espressi da una percentuale che sfiora la metà degli italiani: complessivamente, il 47.1%. Il 16.8% ritiene che siano preziosi, perché così i politici possono parlare direttamente, senza filtri, ai cittadini. Il 30.3% pensa che siano utili, perché in questo modo i cittadini possono dire la loro rivolgendosi direttamente ai politici.

Eppure, dal professor Alberto Pellai, del dipartimento di Scienze biomediche dell’università degli studi di Milano, alla presidente dell’associazione italiana per l’educazione ai media e alla comunicazione, Gianna Cappello; da Rosy Russo, presidente dell’associazione Parole O—Stili, al coordinatore del centro ricerche sulla qualità della vita nella società in Rete dell’università Bicocca, Marco Gui, sono stati in molti, alla nascita del “Conte II”, ad appellarsi perché i nuovi ministri facciano un uso responsabile dei social.

Ecco che allora abbiamo deciso di analizzare [*] l’attività del Presidente del Consiglio, e di tutti i ministri in carica, su Facebook, da pochi giorni prima della loro nomina, quando molti dei nomi iniziavano a circolare, dal 02 Settembre, a ieri 24 Settembre, per fare una fotografia dell’attività dei membri del Governo sul social più popoloso del pianeta, e più popolato d’Italia.

In termini di attività, di numero di post, il più attivo, nell’arco temporale preso in considerazione, risulta essere Stefano Patuanelli, Ministro dello Sviluppo Economico, con 96 post in 24 giorni. Una media di 4.2 post/die. In realtà chi carica il maggior numero di contenuti è Francesco Boccia, Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, con 49 post e 5 commenti/risposte, mentre Patuanelli ha realizzato 29 post, e fatto 67 commenti/risposte.

Ai 67 commenti/risposte di Patuanelli seguono i 26 di Federico D’Incà, 9 di Sergio Costa, 4 di Elena Bonetti, 3 di Paola Pisano, 2 di Teresa Bellanova, e 1 di Lorenzo Fioramonti, Vincenzo Spadafora, e Alfonso Bonafede. Quindi, come vedremo di seguito, a fronte di un volume, in molti casi, elevato di attività del pubblico, sono meno della metà i membri dell’attuale governo che, con maggiore o minore intensità, dialogano effettivamente con le persone.

La conferma, ahimè, di quanto in realtà i politici, di qualunque orientamento, continuino prevalentemente ad  utilizzare i social come un megafono, in maniera unidirezionale.

A livello di attività del pubblico a dominare è Luigi Di Maio, che è anche colui che ha la maggior fanbase, con 596.500 mi piace, 532.200 commenti, e 117.100 condivisioni, ai quali si aggiungono poco meno di 13mila post, visto che sulla fanpage del Minstro degli Esteri viene data la possibilità di postare contenuti anche al pubblico. Pratica inusuale, diciamo, ma inequivocabile segno di apertura.

Se si escludono Francescini e Gualtieri, che come mostra l’infografica sopra riportata non hanno prodotto alcun contenuto dal 02 Settembre ad oggi, e dunque altrettanto ottengono pochissime interazioni da parte delle persone, il ministro che ha il minor livello di interazione è Paola De Micheli, Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, con 1.500 like, 1.900 commenti, e solamente 136 commenti.

Nel mezzo, per così dire, si va dal Premier Conte, subito dietro Di Maio con 606.700 like, 364.900 commenti, e 107.800 condivisioni, ai 9mila mi piace, poco meno di 2mila commenti, e circa mille condivisioni di Spadafora, passando per i 104.600 like, 21.700 condivisioni, e 17.800 commenti per Sergio Costa, piuttosto che i 93.200 like, 20.700 condivisioni, e 15.500 commenti per Teresa Bellanova.

Il maggior engagement rate medio giornaliero è per la Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia e le Disabilità, Elena Bonetti, che si attesta appena sotto il 20% [per i non addetti ai lavori si ricorda come viene calcolato il tasso di coinvolgimento]. Seguono la Ministra Bellanova, al centro di vergognose polemiche per il suo abbigliamento, il giorno della nomina, e per il suo livello di istruzione formale, che naturalmente ha scatenato un’ondata di solidarietà, e Stefano Patuanelli.

Tra tutti, il post che ha generato maggior engagement in assoluto è quello del Ministro degli Esteri, di presentazione dei membri del Governo, con, a questo momento, 38.559 like [e più di 3.300 “love”], appena meno di 50mila commenti, e oltre 4.200 condivisioni.

Al fondo il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, con un engagement rate medio giornaliero del 0.83%. Dato che [di]mostra come non vi sia correlazione tra livello di coinvolgimento e volume, numero, di post, dato che, come abbiamo visto, è proprio D’Incà uno dei ministri più attivi su Facebook, anche se naturalmente, come dimostrano, se necessario, i casi di Franceschini e Gualtieri, è chiaro che un’attività minima è richiesta altrimenti, ovviamente, non può esserci engagement.

Il soggetto politico più attivo, come abbiamo visto, è Patuanelli, quello più influente Di Maio. A seguire sono Conte, Costa, e Bellanova, quelli più influenti in base a portata e coinvolgimento ottenuto.

La meno influente è invece Paola De Micheli. La fanpage per la quale si registra la maggior quota di sentiment negativo per contro è quella di D’Incà

Nella valutazione del dato di ciascuno dei membri del Conte II si tenga conto che la portata fornita è teorica, in termini di opportunity to be seen. Portata, che invece, stante i livelli di engagement soprariportati, possiamo ragionevolmente stimare tra il tre e il cinque percento di tali valori.

L’infografica sottostante fornisce il dettaglio per il Presidente del Consiglio, e tutti i ministri, esclusa la Ministra Lamorgese, ed un altro paio di ministri che non sono stati considerati [vale per tutta la desk research] poichè o non hanno una fanpage, come nel caso della Ministra degli interni, o hanno solamente un profilo personale.

 

Ma quali sono le emozioni e le reazioni associate ad una tale mole di conversazioni? Qual è, come si suol dire convenzionalmente, il sentiment che si respira?

Complessivamente il sentiment negativo pesa meno di un terzo [30.6%] del totale delle verbalizzazioni. Anche se questo è costantemente superiore a quello positivo non per questo si può arrivare a facili conclusioni. Infatti, ad esempio, “fate schifo”, che pesa solamente lo 0.2% del totale delle verbalizzazioni, dei commenti delle persone, arriva prevalentemente da oppositori all’attuale compagine governativa, come nel caso di quello di tale Christian Deimos Corda. Soggetto per il quale basta un rapido esame del profilo per capirne l’orientamento politico.

Lo stesso vale, per continuare ad esemplificare, e a dimostrare quanta e quale attenzione ci voglia nell’analisi semantica, come dimostra “il granchio” preso da Facebook non più tardi di ieri, per “traditore giuda”, che non solo ha un’incidenza risibile, ad dir poco, sul numero di commenti complessivi, ma, ancora una volta, proviene da un soggetto il cui orientamento politico non è certamente di favore a questo Governo, come emerge chiaramente dal suo profilo a cui piacciono pagine di ispirazione leghista e “neo-fascista”.

Insomma, naturalmente le critiche ci sono, ma molto spesso, anche se ovviamente non sempre, provengono da chi osteggia, anche aspramente, la formazione dell’attuale Governo. Non a caso infatti, dall’analisi delle “reaction” apposte ai post dei membri del Governo, emerge come la gioia sia il sentimento fortemente prevalente con “disgusto” e “ira” che assieme pesano appena più di un quinto [21.2%] del totale.

Per contro vi è un’ampia area di consenso, in termini di sentiment positivo, in particolare per Il Presidente del Consiglio Conte, come mostra l’infografica di sintesi dei risultati sotto riportata.

In conclusione, è possibile affermare che l’uso di Facebook da parte degli attuali menbri del Governo sia complessivamente in via di miglioramento rispetto ad altre analisi effettuate in precedenza, a partire dal volume, relativamente contenuto, del numero di post, ad una maggiore attenzione all’interattività rispetto alla comunicazione monocorde, e monodirezionale, rispetto ad alcuni dei governati precedenti. Uno per tutti Salvini che, nello stesso arco temporale, ha effettuato un totale di ben, si fa per dire, 421 post[più del quadruplo di Patuanelli, che come abbiamo visto è colui maggiormente attivo], dei quali solo 21 sono commenti/risposte [meno di un terzo sempre di Patuanelli].

Nonostante la vulgata alla moda sostenga diversamente, la politica è cosa diversa da un prodotto commerciale, e i risultati di balli e mojito sono noti. La loro comunicazione rispecchia questa differenza radicale,  pur non mancando di perfette analogie. I prodotti commerciali  sono cose concrete che per vendersi meglio necessitano  di un universo di valori. La politica ha radici in un universo di valori,  ma per  veicolarli deve tradurli in cose concrete. Si tratta di un principio da non  trascurare, da non dimenticare, mai.

Al di là di questo criterio di base della comunicazione politica, restano ora, almeno, due passagi da compiere. Il primo è quello di accrescere ulteriormente l’interattività con le persone affinchè vi sia effettivamente comunicazione, relazione, e in ultima analisi si proceda verso un percorso virtuoso di “democrazia elettronica”, invece che di propaganda e di ricerca di amplificazione mediatica. Il secondo è quello di tracciare una netta linea di demarcazione tra comunicazione politica e comunicazione istituzionale.

Come dicevamo all’inizio dell’anno, un ruolo istituzionale richiede altrettanto una comunicazione istituzionale, cioè, in sintesi, una comunicazione che, in una logica di e-democracy, permette alle istituzioni di dialogare con i cittadini e di rilevare facilmente i loro bisogni ed il loro gradimento dei servizi e delle informazioni diffuse, divenendo così strumento strategico per il miglioramento della relazione tra amministrazione e cittadino. È evidente che nell’attuale fase tutto questo non avviene, se non in maniera assolutamente marginale rispetto invece alla connotazione squisitamente politica, spesso solamente propagandistica.

In definitiva, non è necessariamente un bene che i ministri siano assenti dalle piattaforme social, anzi. Il problema è l’uso che ne viene fatto. I social non sono il male assoluto per un politico, anzi; invece usarli male, come è stato fatto nel recente passato da molti, è un’altra cosa. Sul tema, per concludere, il decalogo scritto recentemente da Riccardo Luna è da stampare e appendere in ufficio, se vi occupate professionalmente di quest’area della comunicazione, e/o se siete in politica.

[*] La fonte dei dati elaborati per l’analisi effettuata è Talkwalker con cui DataMediaHub ha una partnership per l’ascolto della Rete. Questa e le molte altre analisi prodotte sono, anche, delle “demo” della parte di social media listening/monitoring che potremmo fare per il vostro brand, la vostra organizzazione. Se d’interesse contattateci direttamente. Grazie.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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