DigitalMente

“DigitalMente”, rubrica settimanale che ogni Venerdì prova a fornire spunti e appunti su digitale e dintorni per riflettere a tutto campo su innovazione e digitale. Oggi abbiamo scelto di parlare di newsbrand.

Sono stati pubblicati questa settimana i dati Audiweb relativi alla total digital audience di Luglio 2019. Da questi abbiamo estrapolato quelli relativi alle principali testate di quotidiani, esaminandone sia gli aspetti quantitativi – audience nel giorno medio e pagine viste – che qualitativi, in termini di tempo speso, confrontando questi parametri con il mese precedente, con Giugno 2019. Ne esce una fotografia che ha diversi elementi di interesse.

Per quanto riguarda l’audience TAL [al netto delle aggregazioni frutto di accordi commerciali], su 27 testate prese in considerazione sono solamente sei quelle che vedono incrementare la propria audience rispetto al mese precedente. In termini di incremento percentuale la miglior performance è di Adnkronos, che cresce del 38.9%. A livello di audience complessiva è invece Il Fatto la migliore testata, in aumento del 3.9%, che si attesta, in quinta posizione, a poco meno di 1.6 milioni di utenti unici nel giorno medio.

Repubblica, Corriere, e Upday, la app di news pre-installata sui telefoni Samsung, frutto di una partnership strategica con il primo editore digitale europeo, la tedesca Axel Springer , restano saldamente nelle prime tre posizioni nonostante le flessioni rispetto al Giugno 2019. È proprio Upday a registrare il minor calo. In flessione solamente dello 0.5%.

Tra i quotidiani sportivi, finiti campionati e coppe, La Gazzetta dello Sport, non solo conferma la propria leadership, ma lascia anche sul terreno la minor perdita di utenti, mentre gli altri due [Corriere delle Sport/Stadio, e Tuttosport], non solo sono molto distanti dalla “rosa”, ma sono le due testate con il maggior calo in percentuale.

L’infografica sotto riportata fornisce il dettaglio di ciascuna testata presa in  considerazione, con il trend rispetto al mese precedente.

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La situazione, complessivamente, si ribalta, per quanto riguarda le pagine viste, che come noto sono quelle che generano reddito, ricavi. Se infatti, in termini di audience erano sei le testate che hanno un trend positivo, come abbiamo visto, per quanto riguarda le pagine viste sono altrettanto solamente sei quelle che hanno un trend negativo. Tra queste la peggior performance è del quotidiano di Confindustria, che perde poco meno di un quinto [-19.6%] rispetto al Giugno 2019.

Upday viene scavalcato dalla Gazzetta dello Sport, che si colloca alle spalle di Repubblica e Corriere. Tra i due leader indiscussi dell’informazione online nel nostro Paese, mentre a livello di audience si registra una distanza di circa mezzo milione di utenti unici nel giorno medio, il gap cresce considerevolmente per quanto riguarda le pagine viste, con un distacco a favore del quotidiano diretto da Verdelli di poco meno di tre milioni di pagine viste nel giorno medio. Una differenza non trascurabile in termini di ricavi generati.

Interessante in generale la dinamica tra numero di utenti e pagine viste, con Repubblica che si attesta, quasi ad un rapporto di cinque a uno, mentre Corriere e Gazzetta stanno attorno ad un rapporto di tre a uno, e Upday di due a uno, e gli altri quotidiani online che calano progressivamente in tale rapporto.

Evidenza della netta differenza nella capacità di monetizzare della quale l’infografica sottostante fornisce il dettaglio per ciascuna testata.

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Se questi sono gli elementi quanttativi, gli elementi qualitativi, relativi al tempo speso, e dunque al livello di interesse e coinvolgimento, fotografano una situazione ancora diversa.

All’interno di un quadro desolante, che vede le news tra le sottocategorie con il minor tempo speso, vi sono però alcune differenze, anche significative, che è interessante rimarcare.

Infatti, si va dai 12 minuti e 38 secondi di Upday a 1 minuto e 13 secondi di Notizie.it. Si tratta di un tempo dedicato alle news decisamente inferiore a quello dedicato ai social, come mostra il dettaglio dei dati di Twitter, ma la distanza tra l’aggregatore di news e i siti più “blasonati” è davvero significativa. Circa il triplo.

È un parametro qualitativo che fornisce la misura precisa delle differenze sia in  termini di user experience che di capacità di coinvolgere il lettore, ed è eclatante che Dagospia, che vive di contenuti sostanzialmente “rubacchiati”, cosa della quale, contrariamente ad altri casi nessuno pare lamentarsi, sia al doppio, o più, del tempo speso dei siti dai quali preleva, diciamo, i contenuti. Un esempio di come e quanto il design del sito web e la sua architettura complessiva possano fare la differenza, di cui tenere assolutamente conto.

Ancora una volta, l’infografica sotto riportata fornisce i dati di dettaglio di ciascuna delle testate giornalistiche prese in esame.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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