Informazione, argomentazione, suasione: il tema economico-politico nel discorso delle banche centrali

  1. La faccetta suasoria dell’uso (mediato) del lessico economico-finanziario

Giorni fa, una prima nota ha aperto una breve serie sull’osservazione dell’uso ordinario (non-tecnico dunque) del lessico economico-finanziario. Si è detto allora della sua attuale pregnanza, in varie forme manifestata, nel linguaggio dei media. Chi scrive chiude questa nota qualche ora dopo la periodica conferenza stampa tenuta dal presidente della BCE per illustrare la politica monetaria. Sono eventi comunicativi che hanno ricadute puntuali sull’ambiente informativo a vari livelli e con un’estensione trasversale che trapassa più settori. La dialettica tra istituzioni UE e agenti locali sui temi economici è poi ormai pratica quotidiana e marca, anch’essa, il panorama comunicativo di molti domini discorsivi. Questo secondo carotaggio della serie, offerto al solito a soli fini di esercizio e a bassa gradazione tecnica, profitta dell’occasione per dare una scorsa alla prassi enunciativa proprio di quegli agenti economici peculiari, e per certi versi comunicativamente preminenti come si diceva, quali sono le banche centrali.

Si era già detto nella scorsa occasione, con l’appiglio del volume di Orioli e della coeva introduzione di De Mauro, della nuova modalità comunicativa instaurata da quegli agenti negli ultimi anni, nel passaggio dalla fase mistica a quella della trasparenza. In questo quadro, si era detto della prassi della forward guidance, e del suo scopo comunicativo, di fatto, duplice (almeno), l’uno patente, l’altro latente: (I) l’instaurazione di una politica di indirizzo per gli operatori economico-finanziari, e (II) la costituzione di un regime informativo e comunicativo ispiratore delle aspettativi di pubblici variamente, e largamente, intesi. In questa occasione, tale prassi verrà osservata in relazione a due agenti e a due arene. Oggetto di osservazione saranno i comportamenti discorsivi degli agenti, ma anche la relazione dialettica che questi comportamenti innescano con alcuni destinatari di cui verranno indagate le reazioni in situazione.

Gli agenti di cui si diceva sono due: la Banca Centrale Europea e la Banca d’Italia. Della BCE verrà osservata la produzione discorsiva in tre occasioni che si possono dire omogenee: si tratta proprio delle conferenze stampa, che cadono a intervalli di tempo più o meno regolari, in cui la prassi della forward guidance prende comunicativamente corpo. In quelle occasioni, l’allocuzione del presidente è seguita da una sessione di domande e risposte con gli operatori dell’informazione presenti. Le domande dei giornalisti daranno qui l’occasione di osservare, se sarà il caso, le diverse tipologie d’uso del lessico economico-finanziario. Saranno oggetto di osservazione le prime tre conferenze stampa del 2019.

Della Banca d’Italia verrà invece monitorata una iniziativa comunicativa puntuale che su Twitter si è manifestata per mezzo dell’hashtag #bincontra: un tentativo di restituire in tempo reale i contenuti riferiti dagli ospiti durante alcuni eventi organizzati dalla Banca, in modo da rendere noti al pubblico i suoi, della Banca, compiti e obiettivi.

 

  1. BCE: i precipitati delle conferenze stampa

Le conferenze stampa le cui trascrizioni verranno passate al vaglio di un’analisi dei frame sono, come si diceva, le prime tre del 2019: quella del 24 gennaio, quella del 7 marzo, e quella del 10 aprile. Il testo sottoposto al setaccio è in tutte le occasioni la trascrizione resa disponibile dalla BCE sul proprio sito, e comprende sia l’allocuzione del presidente sia la sessione di domande e risposte.

2.1 Le tre conferenze stampa: stile e concetto

2.2 Conferenza-1

La trascrizione della conferenza del 24/1/2019 consta di 6.874 word tokens e 1.691 word types.

Le prime parole piene in ordine di frequenza sono: growth (21 occorrenze) e inflation (18 occorrenze). Euro compare 16 volte.

I cluster (con N=3) che compaiono con maggiore frequenza sono: “we have to” (8), “the euro area” (7), “the governing council” (7).

Ci si soffermerà ora su un termine che è apparentemente marginale dal punto di vista quantitativo, ma risulta spesso il cardine, nel discorso mediatico e nel discorso politico degli ultimi anni, di prodotti testuali a valenza persuasiva: market.

Dalla distribuzione di market emerge, con un solitario ma fulgido esempio, la linea di discrimine tra ciò che andiamo definendo uso tecnico e l’uso non tecnico del termine. La differenza fa capolino in una domanda di un giornalista: in quel contesto (nella sequenza “is the market right?”), la forma “market” regge una predicazione in cui compare, dal punto di vista categoriale, un giudizio: un giudizio che, una volta fatta astrazione della particolare struttura enunciativa lì manifestata, è in capo all’attore “market” esprimere. Se si tratta di un fatto compositivo di certo banale dal punto di vista strettamente formale, lo è di meno in un orizzonte narrativo e, di conseguenza, rispetto alla sua potenziale carica persuasiva (o almeno evocativa). Con “market” non si fa riferimento a uno spazio, per esempio, ma a un agente dotato di facoltà di giudizio.

Trattasi, si diceva, di un frammento della domanda di un operatore dell’informazione. Quale fatto correlativo, va al contempo notato che mai, sia nella conferenza che nelle repliche, nella produzione discorsiva della BCE, per voce del presidente, si rintraccerà in maniera piena una violazione dell’uso tecnico di quel lessema (“market”). Soltanto in un caso, “[where] the labour market is stronger”, ci si imbatte in una sorta di variante stilistica dell’uso tecnico, grazie a una qualificazione intensiva attribuita al lessema in oggetto, che appare però sempre in un nesso relativo al dominio tecnico, “labour market”.

2.3 Conferenza-2

La trascrizione della conferenza del 7/03/2019 conta 6.451 word tokens e 1.654 word types.

Tra i termini più frequenti si trovano: monetary (29), inflation (27), policy (21), economic (17), growth (17).

Euro ha 13 occorrenze, come markets. Market ne ha 8.

Per le ragioni esposte in precedenza, osserviamo rapidamente un campione della distribuzione delle forme “markets” e “market”. Nonostante alcune fondamentali differenze strutturali, da un punto di vista molto generale ci si accorge che in 9 contesti di inserzione su 21 le due forme manifestano un uso non-tecnico. In due casi su nove, l’enunciatore è il presidente della BCE (A); in uno di questi due casi, la risposta del presidente, per la sequenza che qui ci interessa, contiene un rimando anaforico alla domanda del giornalista. In entrambe le occasioni, è la forma “markets” a essere impiegata.  Si tratta di una novità rilevante rispetto al primo corpus, nel quale questo uso da parte del presidente della BCE era assente. Nei 7 casi che restano, i due termini markets e market compaiono in domande (Q) dei giornalisti. Nell’uso non tecnico, le due forme manifestano una funzione agentiva; il corredo predicativo col il quale si accompagnano li legittima nel ruolo di un’istanza giudicatrice che sanziona i comportamenti di soggetti posti, per dir così, a un livello gerarchico inferiore.

 

Contesti in cui compare “markets”:

 

  1. […] markets are now foreseeing (Q)
  2. […] markets have pretty well understood our reaction function (A)
  3. Markets were quite surprised about your decisions today. (Q)
  4. […] on markets that have been surprised (Q)
  5. do you have any concern that equity markets are a little bit more concerned about a recession than you may be. (Q)
  6. Do you have any concerns that the markets are more bearish than you may be? (Q)
  7. Well, I’m not sure that equity markets are more bearish because they actually regained everything they lost in the last part of the year last year. (A)

[ndr: 6 e 7 sono correlate]

Contesti in cui compare “market”:

  1. The emerging market vulnerabilities […] (Q)
  2. Because clearly, if you have market expectations which are far away from the foreseen date of the guidance, then of course credibility becomes an issue. (Q)

2.4 Conferenza-3

La trascrizione della conferenza del 10/4/2019 conta 6.764 word tokens e 1.715 word types.

Tra i termini più frequenti vi sono: inflation (31), growth (22), monetary (22), euro (20), e (una novità rispetto alle altre due word list) negative (20).

Markets registra 13 occorrenze, market 10. Osserviamo anche in questo caso un campione della loro distribuzione.

Su 23 contesti di inserzione, l’uso che stiamo definendo non-tecnico è rinvenibile in 10 occasioni. Cinque di queste vanno riferite a una risposta del presidente della BCE. Sotto questo aspetto, è il caso più marcato dei tre in oggetto. Un esempio molto rilevante per capire la differenza tipologica tra i due usi anche in riferimento allo stesso enunciatore (istituzionale) è il contesto al punto (3): in sequenza “market perception”, “market reaction”, “markets have fully understood”, “markets may think”, manifestano in modo trasparente il fenomeno narrativo e discorsivo sinteticamente illustrato nel precedente paragrafo. Dello stesso tenore, con tutte le debite differenze formali e, in modo più blando, interpretative, sulle quali qui si sorvola, anche gli altri nove esempi.

 

I dieci contesti di inserzione:

  1. […] that suggests markets are becoming more concerned about your ability to hit the inflation target. (Q)
  2. […] markets expect less pressure in the labour market, but we haven’t seen that yet. (A)
  3. However, this increase in the negative risk premium might reflect either the market perception, that we don’t have instruments, and I think we’ve shown that we have plenty of instruments. If anything, the market reaction to my ECB Watchers’ speech last time shows that we have plenty of instruments. Of course, that market reaction demonstrated that markets have fully understood our reaction function. Now, the second possibility is that we may well – I mean, the markets may think – the Governing Council would tolerate low inflation, too low inflation, without being de-anchored, but low. (A) [ndr: molto rilevante]
  4. because we want these implications and the market reaction to my ECB Watchers’ speech, basically, made clear that markets understood our reaction function […] (A)
  5. The minutes, actually, are suggesting that some Governing Council members were not really happy to adjust the forward guidance on rates, according to what the market thinks. Some analysts call it backward guidance. (Q)
  6. They are suggesting that some members of the Governing Council are not happy to align the forward guidance on rates with what the market expectations are, so to extend it further in the future. (Q)
  7. One question is on the mitigation of side effects of negative rates, if any. Are you comfortable with the markets that might read into this, whether there is any measure, a signal on forward guidance, in the sense that if there are less side effects for banks then negative interest rates might stay for longer. So are you comfortable with the market, maybe, reading into it too much?(Q)
  8. I have the sense that you are right; the markets perceive it this way. (A)
  9. You talked about the market reaction function to your speech at the Watchers’ conference. (Q)
  10. Let me just restate one thing, that the market reaction to the ECB Watchers’ speech, whether it was linked to this part or to another part, showed that markets understand our reaction function. (A)

 

  1. Twitter: le reazioni

Valuteremo ora i volumi delle interazioni di piccole porzioni di messaggi generati dal “pubblico” e dalla BCE, su Twitter, in riferimento a una delle conferenze stampa, quella del 7 marzo.

Il primo campione consta di circa 500 tweet, estratti dal 7 all’11 marzo 2019 con la chiave “ecb”.

Il tweet che raccoglie più rt’s (molto pochi: 32) è: “No, mr Draghi. In a dark room you better wait for the lights to come back on or for the sun to rise. Unfortunately the EU economic sun hasn’t been rising for quite some time. Anyway, thanks for admitting the ecb is essentially blind. #euro”

3.1 I tweet della BCE

L’account della BCE ha prodotto dal 7 all’11 marzo 51 tweet. Se ne ricava un piccolissimo corpus, in cui inflation compare come il termine più frequente, confermando il risultato atteso (vale a dire più immediatamente legato ai compiti dell’agente). Euro segue da presso.

Markets ha tre occorrenze. Market ne ha una.

Il tweet che ha generato più risposte (147) è: “Draghi: Negative rates have been quite successful”.

Il tweet con più rt’s (254) e favorite (463) è: “Draghi: In a dark room you move with tiny steps. You don’t run but you do move”. Fa il paio con quel tweet, che ora sappiamo essere una risposta a questo, di cui si diceva al punto precedente.

 

3.2 I tweet che menzionano l’account della BCE

Nel lasso di tempo che stiamo prendendo in esame (7-11 marzo), il campione comprende più di 1.500 tweet tra quelli prodotti dall’account ufficiale della BCE e quelli che quell’account lo menzionano.

In questa collezione, se si contano i primi 15 tweet in ordine di rt’s e favorite generati, 13 sono dell’account della BCE. Nei due che restano trova posto anche il tweet di un noto giornalista italiano: “Draghi @ecb  spara le ultime cartucce di liquidità  e tiene bassi i tassi ancora nel 2019. Nessuno ha aiutato l’Italia in questi anni come il governatore”.

3.3 I tweet estratti con la chiave #ASKBCE

La campagna di informazione aggregata attorno all’hashtag #askbce ha, nel perimetro ristretto del nostro campione, meno successo. Si contano solo 45 tweet nel solito lasso di tempo oggetto di osservazione.

L’unico tweet che genera (proprio) un minimo di reazioni è una richiesta:

“What would you like to ask our Chief Economist Peter Praet? Post your question using #AskECB and follow his answers live on Tuesday, 12 March”

 

  1. #Bincontra

4.1 I tweet con la chiave #Bincontra

Spostiamo ora l’attenzione su un’altra campagna di informazione, dispiegata questa volta dalla Banca d’Italia, e aggregata su Twitter attorno all’hashtag #bincontra. Come recita l’account ufficiale della Banca, si tratta di “Oltre 50 incontri dedicati ai cittadini per raccontare compiti e funzioni della banca centrale e trasformare #Bankitalia in luogo di dialogo.”

Allarghiamo lo spettro temporale dell’osservazione, ponendo come data di inizio l’8/6/2018.

Il carotaggio ha estratto un campione di circa 300 tweet, prodotti da soli 17 utenti unici. Di questi circa 300, sono più o meno 260 i tweet prodotti da account riconducibili a qualche funzione della Banca d’Italia (per esempio, all’account ufficiale o all’account dell’ufficio stampa).

I due hashtag più utilizzati, oltre a quello in oggetto, sono: #bankitalia (222), #politicamonetaria (38). Il panorama parrebbe perciò prettamente informativo e, al contempo, (auto-)referenziale.

Parrebbe, come vedremo. Il tweet che ha generato più repliche (573, circa il 50% del totale delle repliche generate da tutti i tweet presenti nel campione) è del 15 marzo 2019:

“è difficile raccontare ai giovani come fosse vivere senza l’euro. Occorre rendersi conto di quanto sia fondamentale una moneta unica che azzera il rischio di cambio e consente di beneficiare della serietà di politiche fiscali di altri paesi. […]”

 

Lo stesso tweet ha generato anche 131 rt’s e 236 favorite.

Un volume ancora basso di interazioni, ma molto rilevante nel perimetro ristretto che andiamo esaminando. Diamo perciò una scorsa al nucleo di 137 risposte a questo tweet, la maggior parte delle quali compilate tra il 15, dunque come replica immediata al tweet di Banca d’Italia, e il 16 marzo. Sono 22 in totale gli hashtag utilizzati, ma tutti hanno una frequenza d’uso molto bassa, perlopiù uguale a 1. Nel corpus dei messaggi, si rinvengono molte invettive; diffuso anche l’uso di espressioni che, a una disamina puntuale, risultano essere ironiche. Le risposte sono 137, si diceva, ma si tratta in realtà di varianti, stilistiche, di un’unica reazione critica.

In questo campione, il tweet che genera al contempo il maggior numero di repliche, di rt’s e di favorite (rispettivamente 134, 496, e 1.255) è: “è difficile raccontare ai giovani come fosse vivere senza l’euro, nel senso che non riusciranno mai a spiegare come siamo stati fregati alla grande!”

 

Il corpus dei tweet conta 10.345 word tokens. Le prime due parole piene in ordine di frequenza sono oggi (126) ed esperti (77). Anche in questo caso, questi primi scarni (e insufficienti) indici parrebbero disegnare un panorama testuale di tipo propriamente informativo, con il cerino a illuminare gli eventi organizzati (i.e. informazioni puntuali sugli eventi), più che ciò che lì viene detto. Questa dinamica estesa non basta però a far sintonizzare il pubblico su quella modalità di interazione: appena si entra nel merito, la “conversazione” prende quota e, se se ne seguono le dinamiche, fanno presto capolino i temi che scaldano la twittosfera e fanno deragliare la condotta discorsiva dall’informazione alla disputa. Nulla di male, certo, ma a quel punto il paesaggio si increspa e la modalità informativa della campagna di comunicazione perde aderenza, e il modo del dialogo auspicato lascia il passo alla guerriglia semiologica.

4.2 I tweet che menzionano @bancaditalia

Tra il 7/3/2019 e 16/5/2019 il nostro campione conta 960 tweet che fanno menzione dell’account della Banca d’Italia. Dal 15 al 17 marzo vi è l’apogeo, in corrispondenza di quel tweet “popolare” con a tema l’euro visto in precedenza e di cui si è detto.

È del 15 marzo il tweet che riceve il maggior numero di repliche (17):

“Se volete glielo spiego io: nel 1989 a 26 anni, con stipendio da 5o livello metalmeccanico mi comprai casa con mutuo. Ditemi quanti 26enni di oggi possono fare altrettanto. Grazie.”

Lo stesso tweet genera anche il maggior numero di rt’s e favorite.

Dei 147 hashtag (tokens) impiegati, i primi quattro in ordine di frequenza sono  #bankitalia, #euro, #spiegaimeglio, #noeuro. Già dagli hashtag si apprezza il fallout dell’esplosione del 15 marzo, e del tentativo, diciamo così, di confutare l’asserzione di cui l’account @bancaditalia si era fatta portavoce. Si vede pure, ed è ciò che più qui preme evidenziare, come la “spiegazione dei compiti” della banca e il dispiegamento di opinioni puntuali su singoli temi di interesse attivi un volume di conversazioni dispari anziché non, e come, soprattutto, si presti a due comportamenti ricettivi totalmente distinti, come si diceva nel paragrafo precedente.

Il corpus dei tweet indirizzati a @bancaditalia consta di 19.927 word tokens. Qui il fallout di cui si diceva si manifesta in modo se si vuole ancora più eclatante: “euro” è la prima parola piena in ordine di frequenza, e compare tra le prime 15 in assoluto. Si contano 162 occorrenze. Anche qui, indagare tutti i contesti di inserzione restituirebbe un quadro interessante, e anche in qualche modo dettagliato, sulla funzione narrativa e discorsiva che euro assume in simili contese dialettiche (anche se qui si tratta più che altro di una carica) disputate in una arena non specialistica. Qui ci si accontenta di scorciare il panorama e restituire solo i collocati con cui è più di frequente associato e i cluster in cui con più frequenza compare.

Se si guarda alle prime quattro forme collocate (con un intervallo nella catena pari a 5), appaiono due indizi interessanti: vi sono due preposizioni, “con” e “senza”. Il panorama enunciativo sembrerebbe dunque estendersi sullo stesso terreno strutturale della sequenza riportata da @bancaditalia. Qui si conferma, ma non ve ne sarebbe bisogno, come sia l’aspetto formale a orientare l’interpretazione dei pubblici (ancora, non per fingere di prevederne le reazioni, ma per mappare la struttura del territorio espressivo sul quale la reazione si dispiega, e organizzarsi di conseguenza).

I cluster rafforzano il segnale: “senza l’euro” è quello più frequente, seguito da presso da “senza euro” e “con l’euro” (nel mezzo “l’euro è”). Qualche esempio (all’ingrosso, si tratta anche in questo caso di varianti di una stessa matrice valutativa):

 

  1. Senza l’Euro stavamo una favola.
  2. La vita senza l’euro era bellissima […]
  3. […] senza l’euro si viveva benissimo.
  4. Vivere senza l’euro, era bellissimo […]

 

  1. Conclusioni

Lo si è detto, indagare in maniera puntuale singole arene comunicative e singoli fenomeni espressivi consente di mappare la struttura formale dell’ambiente informativo che ci si trova dinanzi e il comportamento delle personalità semiotiche che vi si trovano già installate. Ciò può risultare non si vuol dire necessario ma per lo meno utile per quegli agenti che in quegli ambienti sono obbligati a esprimersi, in modo occasionale o permanente.

In questo caso si è provato a fare luce, grazie ad alcuni “termini”-testimoni che si è ritenuto rilevanti, sul fenomeno comunicativo della forward guidance, cercando di valutare lo iato tra gli obiettivi manifesti delle scelte comunicative e il loro risultato (f)attuale. Lo si è fatto con i soliti strumenti, pur distillati, che pertengono all’analisi descrittiva dei frame e all’audience intelligence. Come precipitato, si è cercato in qualche occasione di determinare il dominio di esperienza generato dall’inserzione di alcuni “termini” in certe strutture discorsive. Una prassi questa sì necessaria per non incappare in interpretazioni impressionistiche che minerebbero alla radice la comprensione del valore significante del dato. Lo si evidenzia qui in quanto pare ormai affermata, anche in domini professionali che si sarebbero ritenuti immuni e sotto penne insospettabili, la tendenza ad analizzare e progettare processi comunicativi a partire dall’esame di “parole” e “contenuti”. Purtroppo, “parole” e “contenuti”, a un’attenta verifica sperimentale, si dissolvono alla maniera di fantasmi, o per dirla in modo meno evocativo, risultano essere “solo” la proiezione di rapporti. Se non si indagano i rapporti, nessuna definizione di “parole” e “contenuti” si fa possibile. Su quest’ultimo punto, è stato qui possibile accertare, per esempio, come, nell’uso del lessico economico-finanziario, anche la prassi enunciazionale di agenti tecnico-istituzionali, osservata attraverso la lente delle complesse dinamiche “conversazionali” nel quale è presa, possa collocarsi, rispetto a quegli elementi, in  un dominio di esperienza che si è detto non-tecnico. Le stesse “parole”, vertice di una diversa architettura di rapporti, ci sono parse così manifestare dei domini di esperienza e delle dimensioni espressive distinte. Se così fosse, rispetto a quei temi e a quei generi di discorso, è allora il dominio tecnico a essere se non narrativamente sgombro almeno contendibile per l’agente che volesse realmente distinguersi dalla schiera degli opponenti.

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