Quante copie hanno venduto il Corriere della Sera e Repubblica? 2008-2018

Dopo aver analizzato i dati aggregati di tutte le testate quotidiane censite e certificate da Ads nell’arco temporale 2008-2018 passiamo a prendere in considerazione nel nostro osservatorio sulle vendite dei giornali italiani alcune singole testate iniziando, ovviamente, dalle due principali: Corriere della Sera e Repubblica.

VOLUMI VENDITA 2008-2018

Ormai lo sappiamo, i volumi di vendita prendendo in considerazione un periodo lungo sono calati in modo drammatico, e di certo Corsera e Repubblica non fanno eccezione, anzi: nel periodo 2008-2018 la flessione del venduto in termini di numero di copie è per l’ammiraglia di Rcs del 58,7% mentre per quella di Gedi-Espresso è addirittura del 79,6%. Il Corsera nel 2008 vendeva nell’arco di tutto l’anno 203 milioni di copie mentre Repubblica 187 milioni, nel 2018 i volumi si sono ridotti ripetitivamente a 88 e 69 milioni, comprese le copie digitali conteggiate da Ads solo dal 2013 in poi.

A questo proposito, è interessante notare – guardando la curva disegnata dalle vendite sui grafici dei due quotidiani- che proprio nel 2013 si è registrato un aumento delle vendite rispetto all’anno precedente, unica volta negli ultimi dieci anni, proprio grazie all’ingresso del conteggio delle copie digitali (20,4 milioni per il Corsera e 18 milioni per Repubblica, parlando ancora di volumi totali annui). Un “effetto digitale” che però non è durato, il +2% sui volumi totali di Repubblica e il +3,7% del Corriere nel confronto complessivo 2013 vs 2012 ha lo spazio di un solo anno, dal 2014 in poi la differenza anno su anno del venduto torna ad essere immancabilmente con segno meno.

Continuando a guardare le flessioni anno su anno vediamo che l’annus horribilis per il Corriere è stato il 2017 con un -15% così come per Repubblica con un pesante -19%. E il 2018 come è andato? Non male se guardiamo l’intero ciclo decennale, visto che il -5,6% del Corsera è il terzo miglior risultato periodo considerato, mentre il -10,6% di Repubblica il migliore degli ultimi tre anni (anche se la flessione si mantiene ancora su doppia cifra).

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RESA

Facciamo adesso delle analisi incrociando tra loro un po’ di dati particolarmente importanti, ad esempio guardando l’incidenza delle copie rese sulla tiratura e il rapporto tra resa e copie vendute.

Il Corriere vede aumentare in questi anni il peso della resa sul totale della tiratura di quasi dieci punti percentuali (9,5 per l’esattezza), nel 2008 infatti la resa pesava per il 20,4% mentre nel 2018 per il 29,9%, con quasi un terzo delle copie tirate che finiscono al macero. Un dato pesante che si riflette anche sul rapporto resa/vendita (nota: vendita = copie pagate, compresi abbonamenti ma non le copie digitali) che nel 2008 era del 28,1% mentre nel 2018 questo rapporto sale al 44%, un incremento di 15,9 punti percentuali.

Per Repubblica la situazione è peggiore: per quanto riguarda l’incidenza della resa sulla tiratura il 2018 “paga” sul 2008 13,2 punti percentuali, passando dal 21,7% al 34,9%. Quello che segnala una situazione ancora più critica è pero il rapporto copie rese/copie pagate che nel 2017 e 2018 supera il 50% (quindi le copie rese sono maggiori di quelle vendute): nel 2008 il valore si attestava sul 29,7% mentre nel 2018 raggiunge il 54%.

Da notare quindi che se Repubblica su questi dati partiva nel 2008 su valori simili al Corriere, nell’arco dei dieci anni finisce per perdere decisamente terren rispetto al concorrente storico.

Anche in questo caso però possiamo guardare il bicchiere mezzo pieno (o quasi): i dati del 2018 per entrambe le testate si sono stabilizzati, dopo anni di crescita di questi due parametri decisamente negativi, è comunque un segnale positivo, il lavoro adesso è quello di puntare a un ulteriore miglioramento nei prossimi anni.

Continuiamo a confrontare tra loro altri dati molto importanti per capire lo stato di salute delle due testate, ad esempio le copie vendute per abbonamento e poi quelle digitali rispetto al totale del venduto.

 

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ABBONAMENTI

Gli abbonamenti per entrambe hanno un peso estremamente (eccessivamente ci permettiamo di aggiungere) ridotto: per il Corriere le copie vendute per abbonamento valgono nel 2018 lo 0,9% mentre per Repubblica lo 0,6% sul totale delle copie pagate (solo cartacee). Un peso del tutto marginale quindi visto che in entrambe i casi siamo sotto l’1%. Nel 2008 il peso degli abbonamenti sul venduto nel Corriere era del 4,1% mentre a Repubblica del 3,1%. Quello che impressiona della flessione sul periodo sono il numero di copie perse con questo sistema di vendita: le copie medie del Corriere vendute per abbonamento nel 2008 erano pari a 22.972, nel 2018 sono 1.862 la differenza segna un -92% (a livello di volume totale le copie vendute in abbonamento nella differenza tra 2008 e 2018 raggiungono i 7,5 milioni).

A Repubblica la voce “abbonamenti pagati” era di 16.254 copie medie nel 2008, nel 2018 scende ad appena 1.045 (con un salto negativo pesante che si è verificato in un solo anno, tra 2008 e 2009, quando le copie medie vendute per abbonamento erano scese a 6.588 con una flessione secca anno su anno del 64%). Per Repubblica il volume di venduto per abbonamento perso tra 2008 e 2018 corrisponde a 5,4 milioni copie.

COPIE DIGITALI

Passiamo a guardare le copie vendute su digitale (il rilevamento di Ads è relativo alle cosiddette “repliche digitali”), ma anche qui praticamente parliamo di abbonamenti visto che i due giornali non vendono copie digitali singole. Nel 2013 al Corriere si parte con un volume di venduto di copie digitali (comprese le vendite multiple, ma solo quelle con un prezzo uguale o superiore al 30% di quello delle copie di carta) di 20,4 milioni (57.300 copie medie) che cresce l’anno seguente a 25,5 milioni ma poi flette costantemente anno dopo anno per arrivare a 12,5 milioni nel 2018 (circa 35mila copie medie e una flessione del 39% nel periodo considerato). A Repubblica i volumi annui relativi alle copie digitali vendute si riducono dai 18 milioni del 2013 ai 10 milioni del 2008, con una flessione nel periodo del 44%.

Il peso delle copie digitali sul venduto è oggi pari al 14% – e sostanzialmente stabile negli ultimi tre anni – per entrambe le testate ma se per il Corriere è in leggero calo per Repubblica segna una piccola crescita nel confronto 2018 su 2017.

Se sommiamo le copie vendute alle due voci, abbonamenti e copie digitali (che come già detto corrispondono di fatto ad abbonamenti), vediamo che il loro peso sulle vendite totali nel 2018 è stato per entrambe le testate del 15% ovvero, arrotondando per eccesso, circa una copia su sei è venduta per abbonamento cartaceo o digitale.

Sarebbe molto interessante fare un confronto con il numero degli abbonati digitali per le due testate dopo l’adozione – ormai fatta da qualche tempo – del paywall (Corsera) e dei contenuti premium (Repubblica), ma fino ad ora cifre ufficiali non ne sono state indicate, anche se i bene informati parlano di 135mila abbonati digitali per Corsera e 113mila per repubblica (compresi gli spin off del Gruppo).

C’è da dire però che il digitale, nonostante le vendite delle repliche digitali siano in calo, ha permesso di aumentare notevolmente il numero totale delle vendite tramite abbonamento rispetto al 2008: le 34.924 copie digitali medie vendute nel 2018 (escluse le vendite multiple) dal Corsera superano quelle cartacee vendute per abbonamento del 2008 del 52% mentre le 26.648 di Repubblica del 64%.

 

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CONFRONTO ULTIMI TRE ANNI

Completiamo questa analisi con un confronto degli ultimi tre anni guardando anche ai dati mensili. Il confronto delle copie medie vendute mese per mese per il Corsera mette in evidenza una riduzione significativa del distacco del 2018 rispetto al 2016 e soprattutto del 2017 nella seconda metà dell’anno. In particolare con il 2017 i valori sono praticamente sovrapponibili, indice che una frenata alla flessione di vendite c’è effettivamente stata – nel confronto anno su anno – e che il risultato di quel tutto sommato buon -5,6% è frutto del recupero degli ultimi mesi.

Per Repubblica può essere fatta un’analisi simile anche se il differenziale negativo mese su mese del 2018 con i due anni precedenti rimane sicuramente più evidente tanto che, come detto, l’ammiraglia di Gedi paga comunque un -10% sul 2017 e un -28% sul 2016.

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Lelio Simi

giornalista, content curator at DataMediaHub
Si è formato nella carta stampata [Mattina Toscana - l'Unità] dove è diventato giornalista professionista. Dal 2001 inizia a occuparsi di informazione sul web in una delle prime digital media italiane [Wayin]. Da diversi anni svolge l'attività di freelance occupandosi prevalentemente (sia nella stampa tradizionale che in quella online) dei temi legati all'innovazione, all'economia al sociale e alle nuove tecnologie. Di strategie e marketing editoriale scrive su pagina99. Come consulente da anni si occupa di progettare e gestire strumenti e contenuti per la comunicazione corporate. Ha tenuto per quattro anni un blog personale "Senzamegafono".

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