L’Uso dei Big Data da Parte delle Imprese è ai Minimi Livelli

Avevamo visto circa un anno fa come l’utilizzo dei big data da parte delle imprese del nostro Paese fosse davvero scarso, ad essere generosi. Arrivano ora i dati Eurostat relativi al 2018 a consentire di capire se, e quanto, la situazione sia cambiata.

La media UE28, per le imprese con più di dieci addetti, delle aziende che utilizzano, per qualunque fine, i big data si attesta al 12%. Le tre nazioni che sono in cima alla classifica sono Malta [24%], Olanda [22%], e Belgio e Irlanda, a pari merito al 20%.

Nella UE5 è la Francia al top con il 16% delle imprese che utilizzano i big data. Seguono Gran Bretagna e Germania al 15%. Più staccata, e sotto la media UE28, la Spagna al 11%, mentre l’Italia è fanalino di coda con solamente il 7% delle aziende che utilizzano i big data.

In un quadro dove la sfida, in chiave di business intelligence e di marketing, è quella di riuscire a fondere nella propria data warehouse i dati strutturati con quelli non strutturati, come ad esempio quelli che è possibile raccogliere dai social, cosa fanno le imprese in tal senso?

La risposta, ahimè, è, anche in questo caso, poco, anzi pochissimo. Nella media UE28 meno del 4% delle aziende analizzano i propri dati [big data] derivanti da dispositivi intelligenti o sensori, le imprese che analizzano dati [big data] di geo localizzazione derivanti dall’utilizzo di dispositivi portatili sono il 6%, e quelle che che analizzano dati [big data] generati dai social media si attestano altrettanto al 6%, mentre è il 3% ad  analizzare altre fonti varie, non meglio specificate, di grandi quantità di dati.

Un quadro desolante nel quale l’Italia è sempre in ultima posizione tra i Paesi UE5, e più in generale nella UE28, dietro a nazioni quali, ad esempio Grecia e Portogallo. L’infografica sottostante fornisce il dettaglio delle cinque aree di utilizzo dei big con la media UE28 e il dettaglio per UE5.

Entrando nel dettaglio dei dati [sezione: ICT nelle imprese con almeno dieci addetti, sottosezione: analisi big data] relativi al nostro Paese si vede come il totale delle imprese che utilizzano big data per qualunque scopo si attesta al 7.1%. Al top troviamo le telecomunicazioni [27.2%], le attività editoriali [22.6%], e informatica e altri servizi d’informazione al 21.1%. Al fondo le industrie tessili, dell’abbigliamento, articoli in pelle e simili con solamente l’1.9% delle aziende di questo settore che utilizzano i big data.

Per quanto riguarda le imprese che analizzano propri big data derivanti da dispositivi intelligenti o sensori, rispetto ad una media generale del 2.5%, spiccano le imprese di fabbricazione di computer e prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e di orologi con il 12.7%, le telecomunicazioni al 10.5%, e informatica e altri servizi d’informazione al 10%. Al minimo le aziende che offrono alloggio con solamente lo 0.6% di queste.

La media generale delle aziende che analizzano big data di geo localizzazione derivanti dall’utilizzo di dispositivi portatili è del 2.6%. Sono, ancora una volta, le telecomunicazioni, relativamente parlando, a far uso dei big data a tale fine con l’11% delle imprese di questo comparto. Seguono informatica ed altri servizi d’informazione al 10.7%, e quelle genericamente definite del settore ICT al 8.8%. Ultime, ancora una volta, le industrie tessili, dell’abbigliamento, articoli in pelle e simili con solamente lo 0.4% delle aziende.

Si attestano sempre al 2.6% del totale le imprese che analizzano big data generati dai social media. In questo caso al top sono le attività editoriali con il 16.1%, seguite da telecomunicazioni [11.8%], e alloggio al 8.1%. Al fondo sempre le industrie tessili, dell’abbigliamento, articoli in pelle e simili con solamente lo 0.8% delle aziende.

Infine,  le imprese che analizzano altre fonti di big data sono il 2.6% del totale. i primi tre comparti sono: le telecomunicazioni [15.4%], le aziende di informatica ed altri servizi d’informazione [13.3%], e le  attività di produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, di registrazioni musicali e sonore [11.8%]. Al minimo  l’industria dei prodotti in legno e carta, stampa, con lo 0.3%.

Insomma, mentre non passa giorno senza il quale venga spiegato che i dati sono il petrolio del nuovo millennio, e che i dati non strutturati offrono opportunità di business di grande potenzialità ed interesse, la realtà dei fatti sembra essere, purtroppo, molto diversa, ed anche in questo caso c’è [quasi] tutto da fare ancora.

Per quanto riguarda in maniera specifica l’estrazione di dati [big data] dai social per migliorare l’engagement con il cliente, ampliare l’offerta di nuovi prodotti e servizi, e identificare nuovi mercati, se  voleste approfondire e scoprire cosa potremmo fare per il vostro brand, la vostra organizzazione, contattateci attraverso l’apposito modulo. Grazie.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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