DigitalMente

“DigitalMente”, rubrica settimanale che ogni Venerdì prova a fornire spunti e appunti su digitale e dintorni per riflettere a tutto campo su innovazione e digitale. Oggi abbiamo scelto di parlare di open data, partendo dai risultati delle ricerche condotte dall’Osservatorio eGovernment sulle PA locali e da Unioncamere sulle imprese italiane.

Nonostante una legislazione all’avanguardia che invita tutte le Pubbliche Amministrazioni a rilasciare i dati per essere liberamente usati, riutilizzati e ridistribuiti da chiunque ne abbia interesse, in Italia gli open data stentano ancora a decollare, per usare un eufemismo.

Secondo l’analisi dell’Osservatorio eGovernment su 731 Comuni italiani, solo il 37% ha già pubblicato dati in formato open. Una percentuale che cambia notevolmente a seconda del numero di abitanti dell’Ente: arriva all’86% tra i Comuni di grande dimensione, con più di 50mila abitanti, e cala al 28% per i piccoli, sotto i 5.000 abitanti. L’indagine evidenzia molta incertezza sull’utilità di pubblicare i dati: la maggioranza degli Enti ritiene che siano utili soprattutto a monitorare l’operato dell’Amministrazione da parte dei cittadini, mentre la crescita del tessuto imprenditoriale è considerata inutile o poco utile dal 55% dei Comuni. Con la conseguenza che ben il 60% dei Comuni non ha registrato alcun impatto positivo sul territorio a seguito della pubblicazione.

Nell’opinione degli Enti, i principali ostacoli alla pubblicazione di open data sono la scarsità di competenze interne [50%] e la scarsità di personale interno [42%], seguiti dalle ridotte risorse economiche da dedicare [24%] e dal poco interesse della componente politica [23%]. Ma si segnala anche la bassa conoscenza di ciò che è opportuno pubblicare [20%] e la mancanza, o la non conoscenza] di standard [16%].

A questo panorama desolante si aggiungono i dati dell’indagine realizzata da Unioncamere su 222 imprese manifatturiere tra 10 e 249 addetti, di tutto il territorio nazionale rivela un forte interesse prospettico circa l’impiego di open data da fonte PA in ambito business, anche se la capacità di utilizzare la mole importante dei dati open che la PA rende fruibili è soltanto agli inizi.

L’uso dei dati è considerato strategico dal 77% delle imprese. Che si dicono interessate ad utilizzare gli open data nel 51% dei casi per disporre di dati sul rapporto con l’estero, nel 41% sullo sviluppo attività produttive [come i dati su superficie commerciali, tipologia delle attività, autorizzazioni], nel 37% sull’energia e ambiente [come consumi energetici, livelli di inquinamento, efficienza energetica, rifiuti]. Però il campione di imprese realmente “opendata user” è ancora limitato al 4% del totale: di questi, il 3% li considera importanti per la sua attività, l’1% ne fa il suo modello di business. Oltre metà delle imprese non li usa ancora, ma il 45% li sta esplorando oppure non li conosce ma si dice interessato.

Probabilmente per una scarsa conoscenza delle funzioni più̀ avanzate, le imprese vedono come driver di sviluppo ancora le funzionalità̀ più̀ classiche dell’utilizzo dei dati, come la possibilità di catturare, gestire e archiviare tutti i dati aziendali, o renderli disponibili a tutti i livelli. Solo il 21% considera il dato come possibile fonte predittiva per anticipare le tendenze di mercato.

Il 70% delle aziende sostiene di essersi dotata di strumenti/competenze per il data management, ma in realtà il 68% non conosce l’esistenza di figure professionali come il Big Data Analytics specialist [presente solo nel 13% del campione analizzato], il Chief Data officer [8%], il Data Scientist [5%] o il Big Data Architect [5%], con un forte disallineamento tra la percezione e l’utilizzo reale delle figure professionali utili.

Secondo  il test di maturità digitale “SELFI 4.0”, lo strumento di autovalutazione messo a punto gratuitamente dalle Camere di commercio italiane,  sulle 1.151 imprese che lo hanno effettuato. solamente 1 su 10 è “Esperta digitale”. Se a questo aggiungiamo che, in base agli ultimi dati disponibili, sono poco più del 9% le aziende italiane che usavano i big data nel 2017, il panorama è completo.

Insomma, la pubblica amministrazione e le imprese sono accomunate da un analfabetismo digitale terrorizzante.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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