DigitalMente

“DigitalMente”, rubrica settimanale che ogni Venerdì prova a fornire spunti e appunti su digitale e dintorni per riflettere a tutto campo su innovazione e digitale. Oggi abbiamo scelto di parlare di Vod, o meglio di Avod, dove la A sta per advertising, quello che sino ad oggi è stato il modello prevalente di YouTube.

Come certamente saprete, dopo un anno di sperimentazione negli Stati Uniti, Facebook in questi giorni ha annunciato il lancio di Facebook Watch, quello che, semplificando, molte testate hanno definito la TV di Facebook, in tutto il resto del mondo, Italia compresa naturalmente.

Servizio che nel nostro Paese è già disponibile da mobile in fondo alla barra di navigazione dell’app, mentre al momento in cui scriviamo non lo è da desktop, ma certamente lo sarà a breve.

Al di la dei tempi di rilascio, il servizio di streaming video  del social più popoloso del pianeta offre programmi di sport e notizie ma anche serie originali come Skam e Sorry For Your Loss. In teoria, oltre ai contenuti originali, per i quali sono previsti investimenti per un miliardo di dollari, il punto di forza dovrebbe stare nella buona personalizzazione dei suggerimenti così da proporre contenuti d’interesse, un po’ come già avviene per YouTube, che naturalmente è nel mirino di Facebook con il lancio globale di Watch, ma anche Amazon Prime, e più in generale la televisione ed i relativi investimenti pubblicitari, che ovviamente fanno gola a  Zuckerberg  & Co.

Difatti, in contemporanea con il lancio di Watch a livello mondiale, Facebook ha introdotto nuove possibilità di monetizzazione e nuovi tools per publisher & “creator” [che pare però attualmente non siano disponibili in Italia]. I break pubblicitari comprendono sia i formati mid-roll che pre-roll, nonché inserzioni con immagini direttamente sotto al video; e ogni volta che viene mostrata un annuncio pubblicitario, l’editore o il creator guadagna una parte dei relativi ricavi. Editori e creator possono usare la funzione di inserimento automatico delle inserzioni, dove Facebook seleziona automaticamente il posizionamento migliore per le inserzioni nei video, oppure possono selezionare autonomamente i posizionamenti potenziali.

C’è però, al momento, un problema non trascurabile, o forse anche due. In primis, la mancanza di trasparenza, e le metriche su come calcolare le views dei video cambiate più volte perché risultate gonfiate, potrebbero frenare gli investimenti. Soprattutto, Watch, attualmente, ha un grave problema di notorietà ed utilizzo.

Infatti, secondo i risultati di un sondaggio condotto negli USA, dove appunto Watch è disponibile da esattamente un anno, la metà delle persone con conosce il servizio di streaming video, e un altro 24% lo conosce ma non lo ha mai usato. Anche tra la restante quota di statunitensi che lo usano, la frequenza di utilizzo non è esattamente strabiliante, per usare un eufemismo, con solamente il 6% che ne fa un uso quotidiano ed un altro 8% che ne fruisce settimanalmente.

Dati molto vicini a quelli dichiarati da Facebook stesso che parla di 50 milioni di utenti mensili per Watch, contro i 241 milioni di utenti mensili US & Canada e dunque una penetrazione del 20.7%. Quasi il 21% di utilizzo mensile che emerge dall’indagine.

Certo, come giustamente avvertono gli estensori della ricerca, Facebook ha fiato, ha risorse economiche più che sufficienti per continuare a spingere sui video ed attendere di raccoglierne i frutti, ma il fatto che sino ad oggi non sia mai stato dichiarato quanti sono i ricavi da video advertising potrebbe essere una spia del relativo scarso successo sin qui ottenuto, testimoniato anche dallo stop ai finanziamenti ai publisher per i video e che anche nelle case studies di successo si parli di visualizzazioni e mai di revenues.

Insomma, se certamente è troppo presto per esprimere una valutazione definitiva, altrettanto sicuramente qualche campanello d’allarme inizia a squillare. E se Watch fosse un flop? ed intanto YouTube, Amazon, Netflix, e tutti gli altri, guadagnassero ancora posizioni, acquisissero maggior numero di utenti, quanto serio sarebbe il problema per i piani di sviluppo di Facebook? con anche IGTV di Instagram che non pare esattamente un successo, almeno come andamento del numero di app scaricate.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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