Il Bue che Dice Cornuto all’Asino

Il Direttore di Libero scopre, apparentemente all’alba del 20 Agosto 2018, che su Telegram vi sono dei canali attraverso i quali è possibile scaricare i contenuti di ogni quotidiano italiano.

La colpa, a suo avviso, «di questo scempio sono gli editori della carta stampata, che riescono ad essere più cretini dei giornalisti, i più danneggiati. I quali percepiscono uno stipendio per scrivere articoli destinati alle pagine dei loro giornali, e poi se li trovano, senza ricevere una monetina, sugli schermi del computer e degli iPad». Proseguendo, «gli editori non fanno una piega in quanto svolgono anche altri mestieri e non capiscono un cazzo del nostro». Immaginiamo con quale gioia da parte del suo di editore.

Si capisce il senso della boutade, ad essere generosi, quando l’articolo di Feltri si conclude con «Più fessi degli editori in questione ci sono soltanto i legislatori, che meditano di toglierci contributi statali e si guardano dalla necessità di introdurre norme che garantiscano a noi sfigati quanto ci spetterebbe in via equitativa. Che i governanti siano ignoranti è notorio, ma li invitiamo lo stesso a prendere atto del problema e a risolverlo in fretta, altrimenti adotteremo contromisure onde sottolineare la loro imbecillità. Non vogliamo omaggi ma ciò che ci spetta».

Gli risponde, sempre sulle pagine del quotidiano in questione il Sottosegretario con delega all’ editoria, Vito Crimi, che suggerisce una soluzione “all you can eat” su una piattaforma comune per tutti gli editori, sulla scia di quanto già avviene in altre nazioni, e  rispondendo specificamente alla domanda della giornalista autrice dell’intervista: «Intanto diminuiscono i contributi per i giornali. Ma se poi vengono diffusi senza pagare, come fa un giornale a resistere?», giustamente, spiega che «Il legislatore non può fare nulla, sono gli editori che devono muoversi. Però mi chiedo: i contributi che i giornali hanno ricevuto, come sono stati utilizzati? Gli editori li hanno usati per investire, per cambiare e adeguarsi al futuro o solo per ripianare i conti?».

Non solo, sempre lo stesso giorno, sulla stessa pagina dell’intervista, viene pubblicata anche la replica del Presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti, che gli ricorda che la Federazione Italiana Editori Giornali ha proceduto proprio contro Telegram pochi giorni dopo il suo insediamento come Presidente, esordendo «Caro direttore,ho letto il tuo articolo con sorpresa non tanto per i toni utilizzati, tipici del personaggio, quanto per l’evidente non conoscenza delle azioni messe in campo dagli editori italiani, e tra questi anche dal Suo editore, attraverso la Fieg». Un modo elegante da parte di Riffeser Monti sia per inquadrare il personaggio che per affermare la sua conclamata ignoranza.

Ecco che allora Feltri nella sua contro-replica scrive «Io non ce l’ ho con nessuno, mi attengo ai dati di fatto, che sono quelli da me esposti. I furti continuano e noi pennini, così come gli editori, non becchiamo un soldo e i fogli in edicola non vanno bene in quanto vanno benissimo – sottolineo gratis – sui siti telematici. I politici se ne fregano e ci riducono alla fame col consenso delle aziende giornalistiche. Cari editori, è inutile concionare. Bisogna agire a livello di categoria. Altrimenti andremo in malora».

Tesi che non solo è smentita, come abbiamo segnalato più volte, dal fatto che, secondo i dati Audipress, il 58.8% delle persone che leggono un quotidiano cartaceo NON hanno acquistato la copia del giornale, ma che è evidente come miri a tutelarsi per quanto riguarda i contributi, molto generosi, diciamo, che la testata di cui è direttore riceve da anni.

Contributi ricevuti attraverso passaggi di carte fittizzi, come abbiamo documentato anche di recente, con proprio il suo editore  condannato ad un anno e quattro mesi per falso e tentata truffa nell’ambito di un processo legato ai contributi pubblici percepiti tra il 2006 e il 2007 proprio per Libero.

Il tutto per continuare a realizzare prime pagine da vergogna che abbassano ulteriormente, purtroppo, quello che speravamo fosse stato il punto più basso del giornalismo, e ad essere il quotidiano che maggior calo di copie ha registrato nel 2017, con il sito web della testata che non produce esattamente giornalismo d’inchiesta e innovazione, diciamo, ad essere benevoli.

Non esattamente l’innovazione di scopo della quale parlavano nella nostra “lettera aperta” a Crimi come insieme di elementi a cui potrebbe essere legata una parte di eventuali contributi pubblici futuri, e che il Sottosegretario richiama nella sua intervista succitata.

Anche noi, come Feltri, “non ce l’abbiamo con nessuno”, ma che il bue dia del cornuto all’asino farebbe davvero [sor]ridere, se non facesse parte di un tentativo disperato di continuare ad appropriarsi di contributi statali [aka soldi nostri] a qualunque costo.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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