DigitalMente

Come avevamo annunciato, giunti al 250esimo numero, abbiamo deciso di chiudere “Post-it”, selezione ragionata delle notizie su media, giornalismi e comunicazione da non perdere, commentate, sia per rinnovare, che perché la Domenica il nostro “Digital Media Sunday Brunch” ha un format simile, anche se non uguale.

Al suo posto nasce con oggi “DigitalMente”, spunti e appunti su digitale e dintorni per riflettere a tutto campo su innovazione e digitale. La prima delle, tante, novità che, lo preannunciamo, da Settembre in poi vedranno DataMediaHub “rivoluzionato”.

Ciò detto, oggi inauguriamo questa nuova rubrica settimanale per parlare di “stories”.  Argomento di cui torniamo a parlare, dopo aver ipotizzato che le stories saranno molto probabilmente il format del futuro prossimo, stimolati dall’intervista, non più tardi di eri, a InBlu Radio, la radio che fa parte del sistema informativo della CEI, sul tema.

Le stories, ormai è assodato, sono un successo. I numeri non lasciano dubbi al riguardo, con 400 milioni di utenti attivi su Instagram, e le altre piattaforme a seguire, ed anche YouTube che inizia a presidiare questo format. Ma perché le stories stanno avendo così tanto successo?

Diverse naturalmente le motivazioni, ma non dovrebbe essere poi tutto sommato una sorpresa che nell’era, da tempo, dello storytelling raccontare storie, nel senso positivo del termine, sia sempre più diffuso, sia da parte delle persone che naturalmente, sempre più dei brand.

Sicuramente, vista dal punto degli utenti, delle persone, la temporaneità delle stories incoraggia la creatività abbattendo i freni inibitori, rendendo la narrazione più spontanea, divertente, “fresca”. A questo si aggiunga che le Instagram Stories, quelle che se si esclude WhatsApp Status sono le più gettonate, hanno il maggior numero di utenti giornalieri attivi, sono state posizionate in testa al feed incentivandone senza dubbio l’utilizzo, come del resto avviene anche per Facebook. Inoltre le stories incoraggiano le condivisioni, anche grazie alla possibilità di taggare le persone, rendendole dunque, a parità di condizione, “virali”.

Soprattutto, a mio avviso, quello che è interessante è l’intenzionalità delle stories. Bisogna infatti essere interessati ed intenzionati a vederle contrariamente ai post che compaiono “automaticamente” nel feed. Nel passaggio, conclamato, da l’attention economy a l’intention economy, è questo il vero valore aggiunto.

Ma se le stories stanno avendo così tanto successo come mai invece Snapchat, che come noto ha inventato questo format, non solo non cresce ma addirittura perde utenti in tutto il mondo, vi chiederete voi. Semplice, si fa per dire. Infatti, come sappiamo, Snap si definisce “camera company”, adottando un approccio da programma di trattamento delle immagini come Photoshop, e ereditando, diciamo, grazie a questo anche le difficoltà di utilizzo del celebre programma di Adobe, al contrario delle Istagram Stories che invece sono facili da usare. È espressione, su Instagram, versus fotografia, su Snapchat, a fare la differenza. Non a caso i dati ci dicono che, contrariamente a come quasi sempre avviene, il gap, la differenza tra la fruizione e la creazione delle Instagram Stories, per millennials e “generazione Z”, è di gran lunga inferiore a quanto avviene normalmente per gli altri contenuti sui social, dove di solito il rapporto tra fruizione e creazione è mediamente di, almeno, dieci a uno.

Insomma, le stories sono qui per restare e non e ci vorrà probabilmente troppo tempo sino a quando le stories raggiungano lo stesso livello o addirittura superino il feed, e naturalmente c’è da giurarci che diventeranno sempre più parte integrante delle strategie di marketing e comunicazione di molti brand.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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