Quanti Abbonati al Digitale/Online Hanno i Quotidiani nel Mondo

È sicuramente “l’hype” del momento la sfida di riuscire a generare ricavi dai contenuti online grazie a paywall e abbonamenti alle versioni digitali/online dei quotidiani. Ma, al di là del NYTimes, di cui si parla molto spesso, qual è la situazione generale?

A dare una risposta al quesito arriva il report della FIPP – Fédération Internationale de la Presse Périodique – “2018 Global Digital Subscription Snapshot” che fornisce i dati più recenti al riguardo.

Tra le prime dieci testate giornalistiche per numero di abbonati, tre sono statunitensi, quattro inglesi, una tedesca, una francese, ed una svedese.

Il primo quotidiano in assoluto è proprio il NYTimes con 2.8 milioni di abbonati, secondo i dati aggiornati alla fine del primo trimestre 2018. In termini di ricavi generati non è però il quotidiano statunitense ad essere in cima alla classifica. Infatti, il Wall Street Journal, pur avendo circa la metà degli abbonati, ricava mensilmente 51.3 milioni di dollari dai propri sottoscrittori contro i 24.2 del NYTimes, grazie ad un prezzo dell’abbonamento che è di quasi quattro volte superiore a quello della “Gray Lady”. Anche il Financial Times, con “soli” 720mila abbonati supera, di oltre un milione di dollari, la testata di oltreoceano per ricavi mensili.

Nonostante, in generale, si considerino le testate che pubblicano in lingua inglese avvantaggiate per la diffusione dell’idioma, il tedesco Bild si piazza quinto al mondo con poco più di 390mila abbonati. Caso assolutamente straordinario, se rapportato alla popolazione, è quello del quotidiano svedese Aftonbladet, che con 250mila abbonati è in ottava posizione nella “top10”.

Se, per restare ai primi dieci, spiccano i 160mila abbonati a Le Monde, il vero caso di eccellenza è Mediapart con 140mila abbonati, ad un prezzo del 10% superiore al quotidiano parigino, e ricavi dunque pressoché identici a Le Monde.

Da non trascurare assolutamente, ovviamente, i 300mila membri paganti del Guardian che, come noto, non ha adottato alcun paywall lasciando i contenuti gratuiti. La riprova, se necessario, che i contenuti sono la base ma la comunità e la reputazione sono fondamentali per il successo, come del resto emerge, seppur con modalità differenti, anche dai 140K abbonati di Mediapart succitati.

 

Con 102mila abbonati, secondo i dati interni aggiornati allla fine del primo trimestre 2018, il Corriere della Sera è il sedicesimo quotidiano con il maggior numero di abbonati al mondo. Peccato che il report non fornisca i dati di Repubblica o del Fatto Quotidiano per avere un termine di paragone del mercato italiano.

Se si esclude Bild, sono i quotidiani tedeschi quelli che hanno i costi di abbonamento maggiori, spesso superiori anche a quelli dei già citati Wall Street Journal e Financial Times, con Süddeutsche Zeitung e Handelsblatt sopra i 40 dollari al mese e Faz addirittura oltre i 50 dollari mensili, anche se in questo ultimo caso gli abbonati sono 33mila.

«In the early days of digital subscription models the decision-making process appeared binary and tended to focus on metered vs freemium. Today we see more and more publishers using hybrid approaches or dynamic models based on machine learning», ricorda Caspar Seibert, Head of Business Development di CeleraOne, società che ha collaborato alla realizzazione del report FIPP, e che ha molte testate tedesche tra i propri clienti, alle quali, appunto, fornisce la tecnologia per l’implementazione di contenuti a pagamento.

Il rapporto classifica l’Italia, assieme a Germania, Olanda e Svizzera, come uno dei Paesi  emergenti qualificando tra gli «emerging subscription markets». Per contro, Russia, Polonia, Spagna, Austria, Argentina e Brasile, vengono considerati  «fledgeling markets», mercato in cui “la cultura” di pagare le notizie non è assolutamente radicata.

Inoltre, molti publisher guardano a Spotify e Netflix come alleati indirettamente nel creare una cultura del pagamento dei contenuti, ed infatti anche James Hewes, Presidente CEO della FIPP, afferma che «The success of digital subscription services such as Spotify, Netflix, Hulu, and Amazon Prime have ‘normalised’ digital subscriptions in consumers’ minds. This, in turn, has made it possible for news publishers to make real progress in this area». Prima che qualcun altro si innamori dell’ipotesi di lavoro si consiglia caldamente la lettura di questo articolo multi-autore [tra cui figura anche Jay Rosen].

Insomma, se si escludono le prime dieci testate, e qualche altro raro caso di eccellenza, come Mediapart e De Correspondent, siamo assolutamente agli albori, con un numero di abbonati e ricavi molto distanti da quelli generati dalla vendita di contenuti del cartaceo.  Per farsi un’idea di quali possano essere le prospettive di un approccio basato sul paywall, come il caso di Corriere e Repubblica, ed anche di altri quotidiani nazionali, per quanto riguarda la nostra realtà specifica, ma dei molti altri nel mondo che hanno numeri davvero modesti, la lettura di «Three reasons why journalism paywalls still don’t work» fornisce una buona spiegazione al riguardo.

Le due infografiche sottostanti forniscono il dettaglio di tutte altre testate prese in considerazione dal report.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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