Post-it

Pocket

Una selezione ragionata delle notizie su media, giornalismi e comunicazione da non perdere, commentate.

  • La dieta mediatica dei parlamentari - Domenica scorsa, nel nostro digest settimanale [aka newsletter] ci interrogavamo sui rischi connessi alla diffusione di comunicati stampa da parte di politici, e/o i loro portavoce, attraverso WhatsApp. Arriva ora un'indagine condotta da Quorum/YouTrend, e Cattaneo Zanetto & Co, su come si informano i parlamentari che consente di approfondire la questione dal punto di vista opposto. La modalità di fruizione più diffusa fra i policymaker è quella delle rassegne stampa [consultate dal 75% nell'ultima settimana]. Fra i quotidiani, il più letto è il Corriere della Sera con il 45%, seguito dal Fatto Quotidiano al 40% e dal Sole 24 Ore al 39%. Sull'online, nel campione globale spunta un inedito terzetto di testa, con ANSA e Corriere affiancati dall'Huffington Post, consultato da ben il 60% dei parlamentari nei sette giorni precedenti.  Colpisce anche il 31% di lettori abituali di Dagospia. L'agenzia ANSA è riconosciuta come la fonte di informazione più attendibile dai parlamentari interpellati, con un punteggio medio di 8.0 su 10. Il Sole 24 Ore è il quotidiano con il valore più alto [7.3] e il podio è chiuso da un'altra importante agenzia di stampa, l'Agi [7.2].  La “mappatura” dei consumi mediatici dei nuovi policymaker, dei neo-eletti, colloca così in un quadrante ANSA, Rai News, Sky TG24 e TG La7 [i media con alta diffusione e alta attendibilità], in un altro Sole 24 Ore, Corriere e Fatto [media ritenuti attendibili, ma meno diffusi] e nel quadrante degli “sconfitti” Repubblica, il Foglio, Libero e il Giornale [che scontano sia bassa fiducia sia modesta diffusione nel campione]. Un'indicazione importante per chiunque debba interagire con i nuovi decisori politici italiani.
  • L'Airbnb dell'Influencer marketing - “Il passaparola è lo strumento di promozione più credibile”, e non solo secondo Nielsen. Quindi come possono le aziende generare del passaparola che sia autentico? Il trend crescente è quello legato al marketing esperienziale ed all’umanizzazione delle aziende, tramite racconti di singole persone, che possono generare advocacy. Infatti diversi studi evidenziano come “le esperienze”, i momenti vissuti con il loro carico di emozioni, più che il prodotto stesso, siano al centro delle attenzioni dei consumatori, in particolare per la « generazione Y ». Brandorbi, definita come l’”Airbnb dell’influencer marketing“, consente tramite sofisticati algoritmi di mettere in contatto marchi con influencer. In pratica, i marchi utilizzano la piattaforma per selezionare l’influencer più adatto alle loro esigenze sfogliando i profili dettagliati che mostrano la loro personalità, competenze e network. Una volta individuato il giusto profilo, l’influencer viene incaricato di organizzare un evento in una location a sua scelta, coinvolgendo il suo network. Sono gli Influencer a stabilire il prezzo per i loro servizi, ma le transazioni sono tutte gestite da Brandorbi, che prende una commissione del 12%. La nuova piattaforma dovrebbe nascere grazie ad una campagna di crowdinvesting per un target di raccolta di 295mila euro ed equity di 17.4% corrispondente, ma a una decina di giorni dalla scadenza anche l'obiettivo minimo, fissato in 60mila euro, pare difficile da raggiungere, ammesso e non concesso che 60K euro siano sufficienti a partire, cosa della quale non sono assolutamente convinto. L'azienda al momento cerca, anche, uno stagista per content & community management. La mia impressione è che, anche in questo caso, abbiano bisogno di molto di più. Il crowdinvesting, come il crowdfunding, ha bisogno di "crowdloving", non solo di tecnologia. Un errore di molte startup, inclusa questa. parrebbe davvero.
  • Atlante dell'editoria italiana - Circa un’azienda su due delle oltre 5mila del mercato editoriale italiano si occupa dell’edizione di libri [54.8%]. La restante parte sono case editrici di riviste e periodici [26,9%] e società editrici di quotidiani [18.3%]. La distribuzione territoriale del settore editoria è fortemente concentrata nelle regioni del Nord-Ovest [32.4]) e del Centro Italia [27.9%]. A livello regionale, infatti, quattro aziende su dieci [40.6%] si trovano tra Lombardia [23.4%, di cui circa il 16%  in provincia di Milano] e Lazio [17.1%, di cui 15.6% in provincia di Roma]. Il restante 59,4% è frammentato tra le restanti regioni, dove, molto lontane dalle prime due, si segnalano l’Emilia-Romagna [8.2%], il Piemonte [7%], la Toscana [6.8%], la Campania [6.4%], e il Veneto [5.5%]. Il contesto imprenditoriale dell’editoria italiana oggi è formato in grandissima parte da piccole e micro-imprese [quest’ultime sono circa il 95.3% del totale delle attività]. La forma societaria prevalente è quella di capitali [52.5%], seguono la forma individuale [27.4%] e quella di persone [11.2%]. Da segnalare anche l’alta percentuale di soggetti non iscritti al registro delle imprese [8.9%]. Infine dal punto di vista occupazionale nove aziende su dieci [90.4%] occupano meno di cinque dipendenti, con una media del comparto che raggiunge a malapena le 4.7 unità. Il settore, con un fatturato che si aggira approssimativamente intorno ai 6.8 miliardi di euro, si conferma una risorsa importante per il sistema Paese. Le case editrici, di cui è disponibile il fatturato [70.9% del totale], si attestano prevalentemente in fasce di fatturato medio-basso: il 21.1% nella fascia 100.000 – 499.999 €, il 27% nella fascia 50.000 – 99.999 €, il 7.6% nella fascia 10.000 – 49.999 € e il 4% che fattura meno di 10.000 €. Il restante 11.2% dichiara cifre decisamente più interessanti: il 4%, infatti, si attesta nella fascia di fatturato 500.000 – 999.999 €, il 4.7% in quella 1.000.000 – 4.999.999 €, l’1.1% in quella tra 5.000.000 – 9.999.999 € e l’1.4% nella fascia superiore a dieci milioni di euro. Infine, i dati riguardanti l’editoria italiana nell'era digitale, testimoniano gli sforzi di un settore che sembra capire le potenzialità dell’online, ma che ancora ha molto lavoro da fare. Infatti, solo il 44.4% delle aziende editrici  dichiara di possedere un sito internet e il 14.2% un e-commerce per vendere i propri prodotti cartacei e digitali. Ottima mappatura del settore che va oltre "i soliti noti", e consente di avere una panoramica tanto interessante quanto preoccupante.
  • Fieg, di male in peggio - Se fino ad ora la Federazione Italiana Editori di Giornali non si era certamente distinta per modernità e dedizione all'innovazione, la recente nomina del neo-presidente pare essere foriera di ragionamenti da ancien régime. Se già la prima uscita, le prime dichiarazioni, lasciavano perplessi, ma almeno avevano una logica protezionistica in qualche modo naturale per qualsiasi associazione di categoria che voglia e debba tutelare i propri associati, le successive, relative alla cosiddetta "link tax" lasciavano ancorpiù perplessi, visto che si parla di «orientamenti suscettibili di danneggiare non solo le nostre imprese, che investono da tempo ingenti risorse per favorire lo sviluppo di un modello sostenibile per l’editoria nel digitale, ma anche le professionalità e le competenze dei giornalisti e di quanti – con i loro mezzi, i loro talenti e anche in situazioni di rischio e pericolo – sono direttamente impiegati nel rinnovamento del settore». Affermazione, che fatta da chi guida un gruppo editoriale che paga i pezzi dei freelance cinque euro al pezzo stride, ad essere magnanimi. Arrivano ora altre dichiarazioni che lasciano davvero interdetti sulla liberalizzazione delle edicole, di fatto già esistente, e, soprattutto, relativamente a «l’alto numero dei lettori di quotidiani e periodici [circa 40 milioni] e quello inferiore degli acquisti [circa 12,5 milioni]», ribadendo «la necessità di misure urgenti per limitare ogni forma indebita di utilizzo gratuito». Cosa questo significhi esattamente lo si capisce da un'intervista rilasciata ieri al Sole24Ore in cui, al riguardo, si legge «Dobbiamo difendere la profittabilità del nostro lavoro. Che invece spesso ci viene usurpato. Penso ad esempio ai bar. Ci sono esercizi in cui si trovano copie su copie di giornali. Questo è un danno enorme». Un'ossessione che dura ormai circa da un decennio, e che già in passato ci aveva "costretto" a ricordargli che la stampa misura la readership di ciascuna testata al fine di determinare valore, tariffe e costo contatto degli annunci che le aziende pianificano anche per le pubblicazioni delle quali è editore, e che la penalizzazione ripetutamente auspicata da Riffeser Monti comporterebbe inevitabilmente una riduzione dei lettori e dunque, anche, dei ricavi per i quotidiani del suo gruppo editoriale, ed ora che parla a nome della FIEG anche degli altri giornali. Un battaglia di retroguardia che non ha mai avuto un senso, ed infatti è rimasta sin qui inascoltata. Ci si augura, per il bene che si nutre nei confronti degli editori di giornali, che continui ad essere così.
  • Dio è morto. Marx è morto. E anche la televisione... - I tempi stanno cambiando, è evidente. Ma questo cambiamento si può comprendere meglio se tralasciamo, almeno per un attimo, le metafore biologiche [nascita, evoluzione, morte], per utilizzare quelle geologiche [deposito, stratificazione, infiltrazione]. Sì, perché il consumo di video, nel cambiare, più che trasformarsi si sta stratificando. Alcuni spettatori non si sono accorti di nulla. Continuano a vedere la televisione come prima. Altri spettatori invece hanno colto delle novità. La digitalizzazione del sistema TV e la moltiplicazione dei canali, anzitutto [anche quelli pay]. Ma anche il fatto che la televisione sta uscendo dal televisore, per andare sugli schermi di pc, tablet e smartphone: sia in live streaming che on demand; sia su destination dedicate che nei feed dei social network. Il televisore domestico resta il luogo deputato alla visione dei contenuti televisivi; ma il second screen sta guadagnando terreno, specialmente fuori casa. Altri spettatori invece stanno un po’ alla volta entrando in un nuovo mondo: hanno connesso il televisore alla rete broadband. Sullo schermo rimangono in primo piano i contenuti dei broadcaster; ma su di esso si affaccia anche il mare magnum dei contenuti di rete: i video di YouTube, le serie di Netflix e Amazon, le library degli operatori pay e telefonici; e anche i film scaricati e le partite piratate… E non è solo un fatto di quantità e natura dei contenuti video. Più profondamente, l’abitudine al consumo online sta ridisegnando i paradigmi di fruizione di questi spettatori, che – anche quando guardano un tradizionale canale televisivo – vogliono poter vedere un programma dall’inizio o metterlo in pausa; poter recuperare immediatamente la scena saliente, per rivederla o condividerla sui social; potersi muovere facilmente dalla dimensione live a quella on demand. Analisi molto puntuale di come sta cambiando la televisione, che lascia perplessi però per quanto riguarda le conclusioni: «Comunque vada, l’appuntamento è fra una decina d’anni». Valutare la velocità di diffusione, e il relativo impatto, di nuovi fenomeni basandosi sui "vecchi criteri" rischia di sottovalutarne la portata. Facebook, con il suo ruolo sempre più dominante nel mercato pubblicitario, che sino a cinque anni fa era pressoché nullo , sono lì a testimoniarlo, in caso di dubbi. Dio non è morto, per chi ci crede, Marx non è morto, per chi continua ad apprezzarne la visione e lo spirito di fondo, ed anche la TV non è morta. Si chiama innovazione e evoluzione, e la storia, soprattutto quella più recente, ci insegna, questo si, quanto possa essere "disruptive".
  • Google rilascia la versione 1.0 delle AMP Stories : ora è possibile incorporare gli annunci - Google, a Febbraio di quest'anno, ha presentato una nuova tecnologia che permette agli editori di creare storie visuali in un formato mobile-friendly simile allo stile diffuso da Snapchat e Instagram. Le cosiddette “AMP Stories” permettono di inserire elementi sfogliabili di testo, foto, grafiche e video progettati per il mobile web. Al momento del lancio non era possibile incorporare annunci, ma il team AMP di Google ha appena rivelato diversi aggiornamenti, tra cui la capacità di monetizzazione. La versione 1.0 di AMP Stories è ora disponibile per tutti gli sviluppatori, senza necessità di whitelist. Gli editori interessati alla beta possono informare il team AMP tramite Github [ richiede registrazione]. Tra le nuove funzionalità vi è la possibilità di includere link di di call to action, text box e schede portrait e landscapeoriented. L’ingegnere a capo di Google AMP Stories, Jon Newmuis, ha scritto in un articolo che migliaia di storie AMP sono state create dagli editori a partire da febbraio. Le future attività di sviluppo di AMP Stories comprendono paywall ed elementi cliccabili aggiuntivi, già supportate sulle pagine AMP standard. Newmuis ha anche postato un mockup su come le funzionalità relative al paywall, ultima delle "ossessioni" dei publisher di tutto il mondo, potrebbe essere implementata. Molto interessante, decisamente più interessante e potenzialmente promettente di quanto non lo sia Instant Articles, per parlare del diretto "antagonista".
  • Comunicazione politica: urge un ritorno ai contenuti - I guru del marketing politico, o presunti tali naturalmente, visti i risultati di alcuni di loro, hanno esagerato nel puntare su aspetti legati alla pura comunicazione, trascurando i contenuti. Insomma, oggi i politici sono attenti alle regole del public speaking, al linguaggio del corpo, al look, ma trascurano i contenuti. Questa indicazione emerge da un’inchiesta/sondaggio che verrà presentato in questi giorni. Secondo quanto anticipato, dallo studio risulta infatti che «L’attenzione dei politici è focalizzata solo su aspetti tecnico formali, e si sono persi di vista i contenuti» [86% del campione] e che «Troppi formatori si concentrano sulla conquista del consenso e non sulla gestione del potere per finalità pubbliche. Così abbondano i corsi di public speaking e di look making, utili per gestire le relazioni con il pubblico, ma non per prendere decisioni» [80% del campione]. Inoltre «La politica sembra essere un’attiva come un’altra, un mestiere da insegnare, che non contempla passioni o coinvolgimenti personali» [80%] e «Poco spazio è dato allo studio della politica, sia sul versante dei valori fondanti, sia sulle tecniche di gestione della cosa pubblica» [57%]. Ce ne eravamo accorti...

Social

Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
Social
About Pier Luca Santoro 3207 Articoli
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification. Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].

Commenta per primo

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: