I Social NON Sono Pieni di «Hate Speech»

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Che questa storia secondo la quale i social siano il luogo dell'"hate speech" fosse come la corazzata Potëmkin per Fantozzi era chiaro già da tempo. Del resto basta sciupare una parte del proprio tempo per assistere ai talk show che qualche emittente televisiva manda in onda, con urla, gestacci, insulti, e quant'altro, per capire che il problema non sta certamente nei social.

A quelle che potrebbero essere solamente delle percezioni personali si affiancano ora i numeri di Facebook che ha pubblicato ieri il suo primo "Community Standards Enforcement Preliminary Report". Report che riassume tutte le azioni che la piattaforma social ha intrapreso, nel primo trimestre del 2018, nei confronti delle diverse tipologie di contenuti ed azioni che violano gli standard della community di Facebook.

Dai dati riportati emerge come tra i contenuti rimossi lo spam, definito da Facebook  come attività non autentica automatizzata [pubblicata da bot o script, ad esempio] o coordinata [utilizzando più account per diffondere e promuovere contenuti ingannevoli], che comprende spam commerciale, pubblicità ingannevole, frodi, collegamenti malevoli e promozione di merci contraffatte, sia stato quello di maggior peso, con 836 milioni di contenuti rimossi nel primo trimestre 2018 [+15% Vs trimestre precedente].

Al secondo posto troviamo gli account "fake", falsi, dei quali, nel periodo Gennaio - Marzo 2018, ne sono stati rimossi 583 milioni [- 16% Vs trimestre precedente]. Numero riflette gli account falsi che vengono creati e quindi disabilitati. Non include i tentativi di creare account falsi che sono stati bloccati in origine. Account falsi che Facebook stima rappresentino circa il 3% - 4% degli utenti attivi mensili su Facebook durante il primo trimestre 2018 e il quarto trimestre 2017.

Seguono i contenuti rimossi perchè "pornografici", foto e video di adulti nudi [creati in modo reale e digitale] e attività sessuali esplicite o implicite, di cui ne sono stati eliminati 21 milioni, così come nel trimestre precedente. Tali contenuti rappresentano tra lo 0.07 ed il 0.09% del totale delle visualizzazioni. In altre parole, ogni 10mila visualizzazioni di contenuto tra 7 e 9 conterrebbero nudità e/o attività sessuale.

I contenuti grafici violenti, contenuti che glorificano la violenza o celebrano la sofferenza o l'umiliazione degli altri, rimossi nel periodo preso in considerazione sono stati 3.4 milioni, quasi il triplo del trimestre precedente. Tali contenuti pesano tra lo 0.22% e lo 0.27% delle visualizzazioni. In altri termini,  ogni 10.000 visualizzazioni di contenuti, tra 22 e 27 contenevano "violenza grafica". Un primo indicatore di quanto ridotta sia la presenza di "hate speech" rispetto al totale dei contenuti veicolati sul social più popoloso del pianeta.

Per quanto riguarda in maniera specifica l'"hate speech", i contenuti rimossi sono stati 2.5 milioni. Se certamente, come avverte correttamente Facebook, la tecnologia su questo aspetto ha bisogno ancora di essere affinata [cosa che per inciso vale per tutta l'analisi semantica in Rete], non vi è dubbio che l'incitamento all'odio, inteso come un attacco diretto contro persone basate su caratteristiche protette: razza, etnia, origine nazionale, affiliazione religiosa, orientamento sessuale, sesso, genere, identità di genere e disabilità o malattia gravi, rimanga una minima porzione, certamente da monitorare e combattere perchè anche un singolo caso, per principio, è troppo, ma altrettanto fuori di dubbio si tratta di contenuti marginali rispetto al totale delle conversazioni.

Insomma, anche questa dei social "covi" dell'incitamento all'odio è l'ennesima panzana diffusa per interessi specifici o per ignoranza conclamata al riguardo. Non saprei dire quale dei due possa essere peggio, ma una cosa è certa: i social non sono pieni di "hate speech". È il bello dei numeri, dei dati, che da sempre su DataMediaHub privilegiamo, rispetto alle opinioni. Punto e a capo.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification. Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].

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