I Siti di News Sono Pieni di Tracker & Cookies

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A metà Aprile avevamo fornito il nostro contributo su come Facebook raccoglie i dati quando non siamo loggati, per poi approfondire l'analisi [di]mostrando come i publisher, che tanto hanno tuonato contro le violazioni della Privacy da parte di Facebook, fossero in realtà i primi a favorire il tracciamento dei comportamenti delle persone online ed a fornire questi dati a Facebook stesso ed a molti altri OTT.

Arriva ora una desk research del Reuters Institute for the Study of Journalism, "Third-Party Web Content on EU News Sites: Potential Challenges and Paths to Privacy Improvement", che approfondisce la questione fornendo i dati al riguardo relativamente a 30 siti di news in Germania, 33 in Spagna, 20 in Finlandia, 30 in Francia, 29 in Polonia, 31 nel regno Unito, e 31 in Italia, con una panoramica davvero completa sull'argomento che avvalla quanto avevamo pubblicato al riguardo.

L'analisi, condotta da Timothy Libert, postdoctoral research fellow al Reuters Institute for the Study of Journalism, e Rasmus Kleis Nielsen, Director of Research al the Reuters Institute for the Study of Journalism, si è articolata tra il 7 Gennaio ed il 1° Aprile di quest'anno, ed è stata condotta grazie a webXray, tool utilizzato ampiamente nella ricerca scientifica. DataMediaHub è in grado di presentare oggi i risultati dell'indagine in anteprima rispetto alla pubblicazione dello studio grazie al rapporto di collaborazione, e stima reciproca, con alcuni di coloro che lavorano al Reuters Institute for the Study of Journalism che ci hanno fatto avere il report in anticipo.

I siti di notizie in Europa hanno quasi otto volte più cookie di terze parti e caricano in media quattro volte più domini di terze parti rispetto ad altri siti popolari. Diciamo subito che, una volta tanto, i publisher del nostro Paese ne escono meglio di tutti tra quelli delle sette nazioni prese in considerazione.

L'analisi dei 500 siti di notizie in tutta Europa ha riscontrato variazioni significative tra Paesi e siti di news, ad esempio il giornale scandalistico britannico, il Daily Mirror, ha 246 cookie di terze parti e 78 domini di terze parti, mentre il tabloid tedesco BILD ha 47 cookie di terze parti e 29 domini di terze parti.

Per molti siti di notizie, il reddito pubblicitario derivante da contenuti di marketing di terze parti è una fonte essenziale di entrate e quei siti che fanno più affidamento sulla pubblicità contengono la maggior parte dei contenuti e cookie di terze parti, quelli basati su modelli di abbonamento meno e quelli di servizio pubblico [che non dipendono dalla pubblicità o dagli abbonamenti], come ad esempio la BBC, hanno il minimo.

Le aziende tech statunitensi hanno contenuti di terze parti sulla maggior parte delle pagine analizzate. Google - il più alto tasso di qualsiasi sito analizzato - è sul l'87% dei siti presi in esame; Facebook nel 40%, molto più di Amazon [17%] e Twitter [15%].

Dei 31 siti di notizie esaminati in Italia, sono stati trovati una media di 42 cookie per pagina, rispetto ai sette sui siti di popolari ma non d'informazione; e 24 domini di terze parti, rispetto ai nove per siti popolari. L'Italia ha il minor numero di cookie e domini di terze parti nei siti di notizie, di tutti e sette i paesi studiati. L'Italia aveva meno cookie sui siti di notizie rispetto a quelli del Regno Unito su siti popolari.

La grande quantità di contenuti di terze parti è dovuta in particolare alla pubblicità ed al marketing ed è particolarmente diffusa nei siti di notizie che fanno particolare affidamento sui ricavi pubblicitari. I contenuti di terze parti vengono utilizzati, tra le altre cose, per raccogliere informazioni personali. Tuttavia, gli utenti sono spesso inconsapevoli della raccolta dei dati o del modo in cui vengono utilizzati da terze parti.

Gli autori del report concludono che i siti di notizie sono profondamente intrecciati con un più ampio ecosistema digitale di pubblicità e media. Questo ecosistema comporta la raccolta e la condivisione di dati con numerose terze parti, comprese le grandi aziende tecnologiche, i cosiddetti OTT, contro i quali un giorno si e l'altro pure i publisher arringano.

Alcuni siti non rivelano questa relazione agli utenti, e talvolta gli stessi editori e dirigenti senior non comprendono appieno le complessità di ciò in cui sono coinvolti i loro siti.

Alcune delle pratiche documentate dallo studio sono in potenziale conflitto con l'imminente GDPR. Gli autori scrivono: «È chiaro che portare le pratiche di marketing online in linea con il GDPR nella maggior parte dei casi richiede almeno di affrontare il problema del consenso dell'utente alla raccolta, condivisione ed elaborazione di informazioni personali, non solo da parte delle aziende tecnologiche basate negli USA, su cui si è concentrata gran parte della discussione pubblica su questi temi, ma anche dai siti di notizie e da altri che si intrecciano con molti dei loro prodotti e servizi».

La nuova legge introdurrà sanzioni fino a 20 milioni di euro, pari al 4% dei ricavi, per le organizzazioni che violano la nuova raccolta di dati, la condivisione dei dati e le normative pubblicitarie e, non a caso, di recente quattro importanti gruppi commerciali di editori, che rappresentano circa 4mila giornali e riviste, principalmente in Nord America e in Europa, tra i quali Condé Nast, Associated Press, The New York Times, The Guardian, Bloomberg, Thomson Reuters e Axel Springer, hanno rilasciato una lettera congiunta di cinque pagine al CEO di Google, Sundar Pichai, che rende evidenti tutte le loro preoccupazioni al riguardo.

Insomma, da un lato i publisher si scagliano con veemenza contro Facebook [e Google], e dall'altro lato hanno pratiche che li favoriscono più di qualunque altra tipologia di siti. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro.

Finché il report non sarà disponibile sul sito del Reuters Institute for the Study of Journalism, potete scaricarlo qui: Third-Party Web Content on EU News Sites . Appena verrà reso disponibile linkeremo la fonte eliminando il file da nostro sito, come crediamo sia giusto fare. Update: Il report è ora disponibile sul sito web. Come d'abitudine ne consigliamo la lettura integrale al di là della nostra sintesi.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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