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Una selezione ragionata delle notizie su media, giornalismi e comunicazione da non perdere, commentate.

  • La sentiment analysis spiegata bene – La sentiment analysis, anche detta opinion mining o emotion AI, identifica l’utilizzo del natural language processing [NLP] per analizzare le conversazioni online e capire se si tratta di un messaggio positivo, negativo o neutro. I feedback dei consumatori su social, siti di review, forum, blog, etc…Sono pieni di business insight utili e strategici, che non sempre sono facili da individuare e sfruttare al meglio. Capire come i consumatori stanno parlando del proprio brand e delproprio settore, e quindi riuscire a conoscere meglio la propria audience, permette di avere un netto vantaggio competitivo sul mercato. La sentiment analysis può aiutare a identificare un repentino cambio di opinione rispetto al brand o mappare le reazioni rispetto all’ultima campagna o lancio di prodotto. Ad esempio, se il sentiment score delle mention del nuovo prodotto è negativo, si potrà approfondire ulteriormente la ricerca e capire quali sono gli aspetti che si dovrebbero migliorare. Grazie alla sentiment analysis si può anche essere immediatamente aggiornati in caso di repentine evoluzioni negative nell’opinione della audience. Il monitoraggio di questi cambiamenti è uno dei più efficaci strumenti a disposizione per prevenire una crisi. Nel caso ci si trovasse nel bel mezzo di un “PR disaster”, misurare il sentiment e filtrare solo i commenti negativi può rivelarsi fondamentale per rispondere in modo mirato e tempestivo solo ad alcuni messaggi e amplificare invece la reach di quelli positivi. Monitorare il sentiment fornisce informazioni relative non solo a quello che pensano i consumatori dei prodotti o servizi offerti, ma anche a quello che pensano gli influencer. Ad esempio, effettuando ricerche su specifiche keyword di settore, è possibile individuare i principali influencer che stanno discutendo di questi temi positivamente, ottenendo reazioni positive anche da parte della loro audience. Il team di customer support ha bisogno di essere costantemente aggiornato rispetto all’insoddisfazione dei clienti rispetto a specifiche caratteristiche dei prodotti o servizi offerti, e la sentiment analysis è uno dei sistemi che può aiutarli al meglio. Ad esempio, se il proprio business è basato sul passaparola, dove un ruolo importante è giocato dai siti di review, è fondamentale comprendere come si sta parlando del tuo brand su queste fonti. Partire dai commenti negativi per recuperare la relazione con i clienti scontenti e prevenire potenziali punti critici del servizio offerto, permette di ribaltare la situazione e guidare i consumatori verso la creazione di contenuti positivi. Insomma, la sentiment analysis è una componente fondamentale nel campo della social listening, in quanto è in grado di rivelare le opinioni dei consumatori rispetto a prodotti, servizi, punti vendita, ads, etc. Quindi, l’analisi del sentiment degli user generated content può aiutare i team dedicati allo sviluppo di prodotto, alla gestione delle digital PR, al lancio di prodotto. Certo, la sentiment analysis, che per inciso è uno dei servizi che offriamo, è in evoluzione come tutto quello che è legato alla Rete, ai social ed all’analisi semantica associata, ma è fuori di dubbio che già oggi sia di fondamentale importanza per tutti i motivi spiegati.
  • Governi che non lo erano & “storytelling” giornalistico – L’attuale situazione politica italiana è molto incerta o poco incerta? Bella domanda. Le elezioni politiche del 4 marzo hanno creato un Parlamento in cui nessun partito o coalizione ha la maggioranza assoluta, cosa che in teoria apre molti scenari possibili e in pratica finora nessuno. Ma era un risultato scontato: tutti sapevano che sarebbe andata a finire così, compresi i giornali, che però salvo poche eccezioni hanno raccontato la campagna elettorale senza tenerne conto, come rimuovendolo. Dal voto del 4 marzo sono passati 57 giorni e l’Italia non ha ancora né una maggioranza né un governo, né sa dove andarla a cercare. Di nuovo, però, anche questo non è niente che non fosse ampiamente prevedibile e previsto, visto che i partiti che dovrebbero allearsi tra loro hanno passato gli ultimi anni a darsi letteralmente dei mafiosi, ladri, criminali, assassini, despoti, imbecilli, eccetera. Bisognerebbe essere cauti e realisti, nel raccontare questa situazione bloccata e senza colpi di scena, ma le prime pagine dei giornali durante questi 57 giorni – e sono state guardate solo quelle, per non esagerare – non hanno saputo cedere a quelle rare abitudini dell’informazione contemporanea che sono la cautela e il realismo. Oltre che dare le notizie [ovvero vaghe e ondivaghe dichiarazioni di questo o quel leader, intanto che non succedeva niente] hanno avanzato – e presentato come decise, inevitabili, imminenti – continue ipotesi che notizie in realtà non erano, contraddicendosi a vicenda lo stesso giorno o addirittura contraddicendo se stessi nello spazio di poche ore, ed esaurendo più volte tutte le combinazioni di scenari possibili. Perché sia successo, potete immaginarlo: l’abitudine di pubblicare sedicenti retroscena senza alcuna verifica, la voglia di scrivere qualcosa di forte anche quando non ce ne sono le basi, la dipendenza dal titolo a effetto, la tentazione di non limitarsi a raccontare cosa sia successo bensì a dare per scontato cosa succederà [“verso il governo”, cosa vuol dire? E “Verso il voto”? E il centrodestra, quante volte si è “strappato”?]. Il duro lavoro del titolista da prima pagina in tempi di crisi politica insuperabile: due mesi di colpi di scena mentre non succedeva quasi niente, spiegato bene con un ottimo lavoro di raccolta fatto da Il Post. Poi dice che la gente non compra più i giornali…
  • Le nuove condizioni per il pubblico personalizzato degli ads di Facebook – Tutti coloro che oggi hanno aperto [o apriranno nel corso della giornata] Facebook vengono invitati a leggere le condizioni d’uso della piattaforma social in vista del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati [GDPR]. Fatelo! Tra tutte le novità, per quanto riguarda chi usa Facebook anche come strumento di comunicazione d’impresa ci sono delle importanti novità per quanto riguarda la creazione del pubblico personalizzato degli ads. La funzione Pubblico personalizzato di Facebook consente di creare un pubblico usando i dati a propria disposizione, come indirizzi e-mail e numeri di telefono. Quando si utilizza la funzione Pubblico personalizzato di Facebook, viene eseguito l’hashing locale dei dati nel sistema prima di caricarli e trasmetterli a Facebook in modo che vengano usati per la creazione del pubblico personalizzato [“Dati in formato hash”]. Ebbene dal 25 Maggio entreranno i vigore le seguenti regole: 1) L’utente dichiara e garantisce, senza limitare alcun elemento delle presenti condizioni, di disporre di tutti i diritti e le autorizzazioni necessari e di una base legale per divulgare e usare i Dati in formato hash nel rispetto di tutte le leggi, i regolamenti e le linee guida del settore applicabili. Se l’utente usa un identificatore di Facebook per creare un pubblico personalizzato, questo deve essergli fornito direttamente dall’interessato in conformità con le presenti condizioni; Qualora i Dati in formato hash siano forniti per conto di un inserzionista, l’utente dichiara e garantisce di poter agire come agente dell’inserzionista per la divulgazione e l’uso di tali dati a nome di quest’ultimo, che sarà vincolato alle presenti condizioni [questo ovviamente interessa in particolar modo le agenzie, ma anche molti freelance]; 3) L’utente dichiara e garantisce che i Dati in formato hash non si riferiscono ad alcuna persona che abbia scelto l’opzione, che l’utente si è impegnato, direttamente o indirettamente, a rispettare o ha fornito, di non acconsentire alla divulgazione e all’utilizzo dei dati per inserzioni mirate. Qualora l’interessato dovesse scegliere tale opzione dopo che l’utente ha utilizzato i suoi dati per creare un pubblico personalizzato, l’utente è tenuto a rimuovere i suddetti dati dal pubblico personalizzato; 4) L’utente richiede a Facebook di usare i Dati in formato hash per il processo di ricerca delle corrispondenze. Facebook si impegna a non condividere i Dati in formato hash con terze parti o altri inserzionisti e provvederà alla cancellazione di tali dati non appena il processo di ricerca delle corrispondenze sarà completato; 5) Facebook si riserva il diritto di apportare modifiche, sospendere, interrompere l’accesso o annullare la disponibilità della funzione Pubblico personalizzato in qualsiasi momento; 6) Facebook si riserva il diritto di apportare modifiche, sospendere, interrompere l’accesso o annullare la disponibilità della funzione Pubblico personalizzato in qualsiasi momento; 7) L’utilizzo della funzione Pubblico personalizzato è concesso esclusivamente agli inserzionisti (o alle agenzie che operano per conto di inserzionisti), ai partner dell’API Ads o dell’API Custom Audiences, ai partner dati che hanno caricato un pubblico per conto di tale inserzionista o che hanno ricevuto esplicita autorizzazione scritta da parte di Facebook. Prendere nota.
  • Italia terza community più grande d’Europa di LinkedIn – LinkedIn festeggia il suo quindicesimo compleanno, annunciando di aver raggiunto gli oltre 562 milioni di utenti a livello mondiale, di cui oltre 11 milioni in Italia, che diventa in questo modo la terza community nazionale più grande d’Europa, subito dopo l’Inghilterra che conta oltre 25 milioni di lavoratori presenti sulla piattaforma, Francia, che supera i 16 milioni di lavoratori iscritti alla piattaforma, e prima della cosiddetta la regione Dach [composta da paesi come Germania, Austria e Svizzera], a quota 11 milioni di membri, e della Spagna, che si ferma a 10 milioni di utenti. LinkedIn ha inoltre elaborato una classifica di mansioni e settori professionali che negli ultimi anni hanno avuto una rapida crescita o che oggi annoverano il maggior numero di utenti presenti sulla piattaforma, al fine di spiegare anche come il mondo del lavoro si sia evoluto negli ultimi 15 anni. Tra le “top10” professioni con la crescita più rapida dal 2003 ad oggi troviamo al primo posto quella di venditore e in ottava posizione sales manager. Si tratta di una cosa della quale parlo spesso quando faccio formazione sul social media marketing per spiegare come la presenza corporate sui social sia guidata molto spesso, troppo spesso, da stereotipi e non da analisi e dati. Infatti la presenza dei brand automotive è estremamente ridotta su LinkedIn mentre è evidente che se ci sono molti venditori all’interno della piattaforma social, che da che mondo è mondo usano l’auto per svolgere il loro lavoro, si stiano sprecando delle opportunità di contatto, di relazione, ed in ultima analisi di vendita.
  • Second hand economy in Italia – La Second Hand Economy vale nel 2017 € 21 miliardi, pari a 1.2% del PIL Italiano [vs € 19 miliardi nel 2016], con una crescita anno su anno dell’11%. Il 48% degli italiani ha comprato e/o venduto usato nel 2017. Chi ha venduto oggetti usati online ha guadagnato in media € 1.030 all’anno [+22% vs 2016] Scelta consapevole [53%], guadagno e risparmio [54%] e libertà [42%] sono i tre asset valoriali della second hand. L’aspetto valoriale ha infatti un ruolo centrale nella decisione di compravendere beni usati, dimostrando che il consumatore oggi vuole fare scelte consapevoli e coerenti con i principi che guidano il proprio stile di vita. L’online è il driver che guida la crescita del mercato della compravendita dell’usato e da solo pesa € 9,3 miliardi, ovvero il 31% in più rispetto all’anno precedente. Infatti, tra coloro che nel 2017 hanno acquistato e venduto oggetti usati, il 42% ha utilizzato l’online come canale privilegiato per farlo, in particolare per la sua velocità e semplicità, riconosciuta dal 72% del campione. Internet e app sono il canale preferito soprattutto per la vendita [54%]. Il digitale rappresenta la risposta ideale per chi desidera acquistare o vendere oggetti appartenenti ad alcune categorie in particolare. Analizzando infatti cosa viene effettivamente comprato e venduto in Italia attraverso l’online, si comprano soprattutto arredamento e casalinghi, seguiti da auto e libri. Si vendono invece auto, attrezzature sportive e telefonia. Il digitale è un alleato perché permette di guadagnare un tesoretto dai propri beni che non servono più, da reinvestire nelle proprie esigenze, passioni e desideri. Mediamente infatti facendo second hand online si guadagnano € 1.030 dalla vendita [+22%, € 843 nel 2016]. Questa la sintesi di quanto emerge dalla quarta edizione dell’Osservatorio Second Hand Economy condotto da DOXA per Subito, piattaforma per comprare e vendere con oltre 8 milioni di utenti unici mensili. Stili di vita sempre più patchwork, difficili da inquadrare secondo i criteri classici di classificazione e stratificazione di marketing.
  • In crescita il numero di giornalisti nella UE – Eurostat, in occasione della giornata mondiale della libertà di stampa, ha reso disponibili i dati su coloro che nel 2017 hanno svolto la professione giornalistica. Complessivamente quasi un milione di persone sono state impiegate come autori, giornalisti o linguisti nell’Unione Europea  nel 2017. Quasi la metà di questi erano giornalisti [0.4 milioni di persone, ovvero lo 0.2% dell’occupazione totale]. Rispetto a cinque anni fa, il numero di giornalisti nell’UE è aumentato di 38 mila [+ 10%]. In totale, 1.2 milioni di persone [lo 0,5% dell’occupazione totale] sono state impiegate in attività editoriali, come la pubblicazione di giornali, riviste e periodici, mentre circa un milione e mezzo [0.4 milioni, ovvero lo 0.2% dell’occupazione totale] sono state impiegate in altri attività di servizi di informazione, come elaborazione di dati, hosting di siti Web o lavoro in agenzie di stampa. I dati sul numero di giornalisti nel 2017 erano disponibili per 18 Stati membri dell’UE, ovvero Belgio, Repubblica ceca, Germania, Estonia, Francia, Croazia, Italia, Cipro, Lussemburgo, Ungheria, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Slovenia, Slovacchia, Finlandia, Svezia e Regno Unito. Di questi Paesi, la percentuale più alta di giornalisti è stata registrata in Estonia e Svezia [entrambi lo 0.5% dell’occupazione totale], davanti a Paesi Bassi, Finlandia e Germania [tutti superiori allo 0.3%]. La Slovacchia e la Polonia erano all’estremo opposto [entrambi allo 0.1%], seguiti da Italia, Repubblica Ceca, Belgio, Francia, Ungheria e Lussemburgo [tutti sotto lo 0.2%]. C’è però da dire che secondo i dati Eurostat sarebbero oltre 48mila gli italiani impiegati direttamente in attività legate all’informazione, pari a più del 10% del totale dei 17 Paesi presi in considerazione. Da questo punto di vista il nostro Paese è la nazione con il maggior numero di giornalisti, davanti a UK con 32mila e Polonia con 15mila circa. Considerando che per contro siamo, come noto, una delle nazioni che meno legge libri e giornali risulta evidente uno sbilanciamento.
  • Ci sono dei buoni motivi per rinunciare alla privacy? – Cedere i nostri dati sarà anche inquietante, ma potrebbe aprire a nuove possibilità. Lasciando da parte l’indignazione del momento, se guardiamo al nostro rapporto con i social, quello che abbiamo imparato è che l’impulso umano a condividere tende a prevalere sull’impulso alla riservatezza. Non vogliamo essere lasciati in pace, ma far parte di una comunità. Il problema, ha spiegato di recente Hannah Kuchler sul Financial Times, è trovare una definizione comune dei social network e da qui stabilire dei limiti: «Si può assimilare Facebook a casa propria, dove si condividono gioie e dolori con amici e famigliari? In questo caso, i ficcanaso dovrebbero essere messi al bando. O la si può assimilare forse a una piazza cittadina, dove tutti discutono di argomenti di pubblico interesse? In tal caso, si dovrebbe garantire la libertà di espressione, ma la riservatezza non dovrebbe essere protetta». La privacy non è un’idea fuori moda, ma il diffondersi dell’internet delle cose porta con sé l’impressione che sia finita l’era della privacy per come l’abbiamo conosciuta. E non è detto che ciò sia un male. Pretendere frettolose leggi ad hoc sperando di riottenere parte dei diritti persi è una vana azione di nostalgia. In attesa di una regolamentazione vasta e strutturale che sappia davvero codificare le nuove consuetudini digitali, dal 25 maggio entrerà in vigore il Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali [General Data Protection Regulation], secondo il quale chi vìola le regole verrà sottoposto a sanzioni molto pesanti, fino al quattro per cento del bilancio societario. Una normativa che risponde a un’esigenza di aggiornamento e uniformità, mettendo tutti gli Stati sotto un unico tetto. Ma che rischia di nascere già vecchia perché non affronta gli scenari in cui il trattamento di dati viene svolto da sistemi di intelligenza artificiale. La cosa più intelligente e interessante che abbia letto  sul tema dallo “scandalo” di Cambridge Analytica in poi.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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