I tagli ai costi al Gruppo 24 Ore: 2009-2017

Continuiamo ad analizzare i bilanci dei maggiori editori italiani e in particolare, come fatto per Rcs, ci concentriamo su uno degli aspetti fondamentali dei loro conti economici: i tagli ai costi (fondamentale soprattutto perché indicato dagli editori stessi come lo strumento principale per raggiungere gli obiettivi dei piani industriali). Questa volta ci concentriamo sull’editore del principale quotidiano economico italiano: il Gruppo 24 Ore in un anno che ha visto, come eventi principali, l’aumento di capitale di 46,2 milioni di euro e la cessione del 49% della partecipazione in Business School 24 per 40,8 milioni di euro.

Una nota: come nostra abitudine in queste analisi prendiamo come riferimento per gli “storici” i valori puntuali messi in bilancio ogni singolo anno e non quelli rideterminati a “pari perimetro” dopo cessioni e vendite di aree di attività (unica eccezione i valori del 2015 quando la rideterminazione era stata necessaria dopo il “pasticcio” delle valutazioni sulle copie digitali).

I ricavi segnano una flessione pari a 54 milioni: dai 284 milioni indicati nel bilancio del 2016 ai 229,9 milioni del 2017 (-19%) mentre i costi operativi e quelli del personale passano, nel medesimo periodo, dai 303,3 milioni ai 259,9 milioni (un taglio complessivo quindi di 43 milioni ovvero -14%).

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Se guardiamo ai bilanci degli anni precedenti vediamo che quello del 2017 è uno dei tagli ai costi più consistenti in valore assoluto (per la precisione dal 2009 a oggi secondo solo ai 99,3 milioni del 2014). Nonostante questi tagli decisi il valore del margine operativo lordo indicato nel conto economico consolidato del 2017 non si discosta molto da quello del 2016: a fine dicembre dello scorso anno l’Ebitda era pari a -28,56 milioni mentre nel 2016 era -27,9 milioni.

Se prendiamo come riferimento il 2009 (come abbiamo fatto anche per Rcs e in seguito per gli altri editori che analizzeremo) i costi sono passati dai 531,8 milioni di euro ai 259,9 milioni del 2017 ovvero un taglio dal dicembre 2009 al dicembre scorso di 271,9 milioni pari al 51%.

Nel dettaglio i costi diretti e operativi (la somma delle voci “variazione delle rimanenze”, “acquisto materie prime e di consumo”, “costi per servizi”, “altri costi operativi”) sono passati dai 328,6 milioni del 2009 ai 145,6 del 2017 (-56%) mentre il valore dei costi del personale nello stesso periodo varia dai 203,2 milioni ai 114,3 milioni di euro (-44%).

Per quanto riguarda i costi del personale c’è da notare che se nel lungo periodo, come abbiamo appena visto, sono stati tagliati 89 milioni, nel breve periodo questa voce addirittura aumenta. Se infatti i costi del personale in bilancio nel 2016 erano 107,8 milioni nel 2017 sono saliti a 114,3 milioni di euro e questo nonostante il consistente taglio del personale di 148 dipendenti medi. Sull’aumento del costo pesano infatti gli “oneri di ristrutturazione” per 20,6 milioni inseriti nel costo del personale, come precisa dallo stesso documento di bilancio.

Il numero degli organici dal 2009 al 2017 passa da 2.230 a 1.073 dipendenti medi un taglio del 52%. Il taglio degli organici del 2017 è pari a 148 dipendenti medi uno dei più alti di questi ultimi anni secondo solo al taglio “monstre” del 2014 (quando fu ceduta l’area Software) di 589 dipendenti medi.

Come abbiamo fatto spesso notare nelle nostre analisi dei bilanci dei gruppi editoriali però, a un taglio consistente dei costi del personale e del numero degli organici non sempre corrisponde una diminuzione del costo medio per dipendente rispetto all’anno precedente. Ancora di più se come abbiamo detto i costi del personale sono in controtendenza con il taglio degli organici (uno aumenta l’altro diminuisce): se infatti nel 2016 il costo medio per dipendente era di 88.300 euro nel 2017 sale a 106.520 euro, il valore più alto nel periodo 2009-2017.

Interessante notare anche le cifre messe a bilancio degli oneri per la fine rapporto rispettivamente dell’ex amministratore delegato 1,871 milioni di euro (nel 2016), i costi “inerenti la risoluzione di rapporti di lavoro dirigenziali” (1,916 milioni nel 2017 e 1,6 milioni nel 2016) e infine gli “Oneri per la risoluzione del rapporto con agenti Tax&Legal” 510 mila euro nel 2017. Complessivamente nel biennio 2016-2017 quindi un costo per tutte queste voci di 5,9 milioni di euro. Raffrontata con la somma dei costi del personale messi in bilancio nelle annualità 2016 e 2017 questa cifra pesa per il 2,65%. O se preferite un altro parametro è pari al costo medio di circa 65 dipendenti se raffrontato con i valori del 2016.

Quanto si è tagliato rispetto alla flessione dei ricavi? Se nel periodo 2009-2017 i ricavi del Gruppo sono passati dai 502,7 ai 229,9 milioni ovvero una flessione complessiva del 54,2% (i tagli ai costi, come già detto, invece sono stati pari al 51% del valore del 2009). Se facciamo 100 dei valori del 2009 sia dei ricavi che dei costi e li rapportiamo poi con i valori degli anni successivi, vediamo come in realtà i due valori differiscano di poco, in una forbice che varia dallo zero al 6% e che negli ultimi anni torna leggermente ad allargarsi con i costi in calo più di quanto flettano i ricavi.

Come per Rcs anche per il Gruppo 24 Ore notiamo che se fino a qualche anno fa i dati relativi ai ricavi da digitale erano messi, giustamente, in bella evidenza nelle ultime due annualità non sono indicati. È un vero peccato perché il Gruppo 24 ore era un’eccezione positiva nel panorama italiano con quota parte dei ricavi digitali su ricavi totali decisamente elevati. I dati previsionali del piano 2018-2021 del Gruppo indicano come obiettivi per la fine del 2021 ricavi per 255 milioni (+25 milioni rispetto al 2017) e un Ebitda positivo per 30 milioni di euro (quindi con un miglioramento sul 2017 di circa 58 milioni), difficile pensare che i tagli possano bastare per raggiungere questi risultati senza un significativo rilancio dei ricavi da digitale.

Lelio Simi

giornalista, content curator at DataMediaHub
Si è formato nella carta stampata [Mattina Toscana - l'Unità] dove è diventato giornalista professionista. Dal 2001 inizia a occuparsi di informazione sul web in una delle prime digital media italiane [Wayin]. Da diversi anni svolge l'attività di freelance occupandosi prevalentemente (sia nella stampa tradizionale che in quella online) dei temi legati all'innovazione, all'economia al sociale e alle nuove tecnologie. Di strategie e marketing editoriale scrive su pagina99. Come consulente da anni si occupa di progettare e gestire strumenti e contenuti per la comunicazione corporate. Ha tenuto per quattro anni un blog personale "Senzamegafono".

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