I Social Media/Network NON Esistono

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SWG ha pubblicato i risultati di un'indagine, condotta nella prima settimana di Aprile di quest'anno su un campione rappresentativo nazionale di mille maggiorenni, relativamente alla fiducia nei principali social media/network da parte degli italiani.

A partire dal titolo del report: "Lo stato di salute dei social network" si avvertono alcune lacune, disattenzioni. Infatti l'indagine prende in esame sia dei social network, quali Facebook e LinkedIn, che dei social media, quali tutti gli altri presi in considerazione.  Si tratta di una leggerezza nell'utilizzo della terminologia che spesso evidenzio quando faccio formazione sul tema. Infatti, i social network sono sincroni, richiedono cioè reciprocità, mentre i social media sono asincroni, ovvero non richiedono reciprocità del contatto.

Fatta questa doverosa premessa, vediamo di entrare nel merito della questione. L'indagine, come detto, mira a misurare la fiducia nei diversi social e ne propone un confronto tra il 2018 e il 2015. Come mostra il grafico di sintesi dei risultati, la fiducia sarebbe in calo per tutti i social presi in considerazione, e apparentemente Facebook sarebbe la piattaforma social che registra il maggior calo.

Entrando nel dettaglio sarebbero i baby boomers, coloro che sono nati  tra il 1945 ed il 1964, quindi chi ha tra 73 e 54 anni, ad avere la maggior sfiducia nei social. Un dato che se presentato come viene fatto nell'infografica sottostante non ha alcun senso. Se infatti questo dato viene incrociato con i dati Audiweb, si vede come coloro in questa fascia di età [che probabilmente è troppo ampia, ma questo è ancora un altro discorso] siano chi meno accede ad Internet e meno tempo vi spende nel suo utilizzo, nella fruizione della Rete. Dunque il loro peso specifico e decisamente modesto nel complesso.

Per contro i millenials, i nati tra il 1980 ed il 2000, i quali attualmente si trovano nella fascia d'età 18-38 anni [anche i questo caso categoria decisamente troppo ampia], che per contro utilizzano maggiormente la Rete, e dunque hanno un peso specifico decisamente maggiore, hanno una fiducia nettamente superiore alla media nei confronti delle diverse piattaforme social.

Infine, la ricerca presenta l'andamento della fiducia negli ultimi due anni, titolando «Facebook paga le vicende sulla privacy, in due anni perde il 28% di fiducia». Se certamente è vero che Facebook è la piattaforma social che pare registrare il maggior calo, è altrettanto vero che Facebook, ed Instagram, che come noto fa parte dei prodotti della famiglia, sono quelli che, ad esclusione di Google, che però come sappiamo non è una piattaforma social, mantengono il maggior tasso di fiducia.

Inoltre, il concetto di fiducia andrebbe meglio qualificato essendo molto ampio e soggetto inevitabilmente a interpretazioni personali che non è detto che siano omogenee, anzi. Infine, essendo la domanda relazionata ad un arco temporale di 24 mesi non è per nulla detto che la perdita di fiducia sia correlata alle vicende sulla privacy ma potrebbe, ad esempio, essere relazionata alle "fake news" o a molto altro ancora.

Non più tardi di ieri, AGCOM, l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ha pubblicato il report dell'Osservatorio sulle Comunicazioni n. 1/2018. Al suo interno sono contenuti, anche, i dati relativi all'audience dei principali dei principali social per utenti unici.

Emerge come nell'ultimo periodo preso in considerazione, oltre a Snapchat, che però continua nel complesso ad avere un pubblico che numericamente è decisamente contenuto, è proprio Facebook l'unica piattaforma social la cui audience è in crescita nel nostro Paese, mentre tutti gli altri sono stabili o in calo. Un trend, che seppur riferito ad un periodo antecedente al "caso" Facebook-Cambridge Analytica, che smentisce allarmismi, pour cause, nei confronti del social più popoloso del pianeta. Non a caso Frederic Filloux definisce il futuro di Facebook "splendente e planetario".

Soprattutto, i social NON esistono. Le piattaforme social sono tecnologie abilitanti, così come avviene più in generale per la Rete nel suo complesso, di un ecosistema sociale. Le persone vanno e stanno, così come avviene offline, concretizzando sempre più il concetto di onlife, che ben spiegava Vera Gheno al nostro workshop a Festival Internazionale del Giornalismo, di una sempre meno netta demarcazione tra online ed offline, dove ci sono altre persone. Se su Facebook, e naturalmente qualunque altro social, non vi fossero le persone, la possibilità di collegarsi con loro, di discutere, di conoscersi, e qualche volta anche innamorarsi, le piattaforme sarebbero una scatola vuota, un contenitore, magari tecnologicamente meraviglioso, inutile.

Chiedersi, o chiedere, quale sia la fiducia nei social è un esercizio inutile equivalente a chiedere quale sia la fiducia in un frigorifero o in una lavatrice. La Rete ed i social sono fatti di persone e delle loro attività, finché si continuerà ad interpretarli ad approcciarli in chiave tecnologica si perpetuerà l'equivoco di essere online ma di non far parte della Rete, come avviene per i legacy media.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification. Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].

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