La Scarsa Consapevolezza della Privacy da Parte degli Europei

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Facebook ha pubblicato nei giorni scorsi l'elenco del numero di persone che potrebbero essere coinvolte dal "caso" Cambridge Analytica. Successivamente a voce, nel briefing con i giornalisti Mark Zuckerberg aveva rivelato altri dati sulle nazioni non presenti nel primo elenco, Italia inclusa, ed infatti erano circolate informazioni che parlavano di 214mila connazionali potenzialmente coinvolti dei 2.7 milioni di europei complessivamente caduti nella "trappola" dell'applicazione “this is your digital life”. Ora, grazie a "Politico", si ha il dettaglio per nazione sia delle persone che hanno installato l'app in questione che delle persone potenzialmente coinvolte.

Non più tardi di ieri, in occasione del #DigitalDay18,  la commissaria UE all'economia digitale, Mariya Gabriel, avrebbe affermato che «la protezione dei dati personali è un valore non negoziabile», mentre il garante della privacy Antonello Soro chiede di allargare l'indagine e ipotizza di chiedere i danni a Facebook con una sanzione che potrebbe arrivare sino al 4% del fatturato della piattaforma social con l’applicazione delle sanzioni previste dal nuovo regolamento europeo - che saranno operative dal 25 maggio prossimo.

Sempre ieri ha avuto luogo la prima audizione di Mark Zuckerberg al Senato USA nella quale il CEO e fondatore di Facebook ha  ammesso che «Non avevamo una visione abbastanza ampia della nostra responsabilità, e questo è stato un grosso errore. È stato un mio errore, e mi dispiace. Ho creato Facebook, lo gestisco e sono responsabile di ciò che vi accade». Audizione non senza tentennamenti ed incertezze, con molti "non so", nonostante un  copione ovviamente studiato ad arte che qualcuno è riuscito a fotografare non senza che emergessero delle sorprese.

Audizione, di cui il Washington Post ha fornito la trascrizione integrale, sintetizzata nella word cloud sottostante [con il termine "dati" pronunciato 249 volte]. Testata sulla quale, Margaret Sullivan, ex public editor del New York Times, scrive che l'audizione, che continuerà oggi, porterà ad un nulla di fatto poiché i membri del Senato non sono in grado di capire più di tanto i termini della questione, anche perché mentre Mark Zuckerberg si sottoponeva per più di quattro ore alle domande, i senatori che erano già intervenuti hanno lasciato la sala ed alla fine il boss di Facebook era praticamente da solo.

Ed ancora, da ieri Facebook ha iniziato a mandare notifiche agli utenti direttamente colpiti ed ha lanciato uno strumento accessibile a tutti per capire se si è stati impattati dalla condivisione dei dati, lanciando al tempo stesso un programma che ricompensa, sino a 40mila dollari, tutti coloro che segnaleranno abusi nell'utilizzo dei dati da parte degli sviluppatori di applicazioni che coinvolgano almeno 10mila persone. Iniziativa che in realtà esisteva già da tempo più in generale per le segnalazioni su problemi relativi alla sicurezza su Facebook [o su un altro servizio del gruppo di aziende di Facebook], ma che non prevedeva un compenso economico per l'aiuto fornito.

Di fatto Facebook non vende, almeno non direttamente, i dati, ma sicuramente ne trae profitto. Modello di business sempre più solido in funzione delle modifiche apportate in questi giorni. Non a caso il titolo di Facebook ha recuperato il 6.41% negli ultimi cinque giorni.

Insomma, a prescindere dalle guerre di interesse, con i media che oltre a provare goffamente a proteggere i loro interessi economici sono il mezzo di più ampi interessi politici, la privacy ed i dati personali sembrano essere un valore imprescindibile secondo quanto narrano le cronache di mezzo mondo. Ma è davvero così?

Una possibile risposta al quesito arriva dai dati del report Eurostat "Digital economy & society in the EU - 2018 edition" che nella sezione "Internet security & the cloud" fornisce un'ampia panoramica su privacy e protezione dei dati personali da parte dei cittadini della UE28.

Emerge infatti che coloro di età compresa tra 16 e 74 anni, che usano Internet, dichiarano nel 71% dei casi [media UE28] di aver fornito almeno un'informazione personale in Rete, con il massimo per i lussemburghesi al 92% ed i rumeni al fondo al 31% [italiani 52%].

Quando però viene chiesto se hanno fornito informazioni personali su geo-localizzazione, salute, reddito, lavoro e fotografie la situazione cambia sensibilmente. In questo caso si passa ad una media del 22%, con il massimo sempre per il Lussemburgo al 39% ed il minimo in Romania. Secondo questi dati, come mostra il grafico sottostante, sarebbero solo il 14% degli italiani ad aver fornito informazioni personali su geo-localizzazione, salute, reddito, lavoro e proprie fotografie.

È evidente che si tratta di dati falsati, anche perché sempre secondo Eurostat solo il 37% ha letto l'informativa sulla privacy di un sito web, il 31% ha ristretto l'accesso ad informazioni sulla propria geo-localizzazione e solamente il 10% ha richiesto di aggiornare o cancellare le proprie informazioni personali.

Si tratta quindi di una consapevolezza estremamente scarsa riguardo alle informazioni e "tracce" che le persone lasciano in Rete. Un grave problema di cultura, non solo digitale, che non sarà risolto da una legislazione restrittiva o tanto meno dall'attuale campagna terroristica contro Facebook come dimostrano, anche, i dati di Gallup per quanto riguarda gli statunitensi.

Insomma, meno campagne propagandistiche contro "fake news" e/o "hate speech", e più creazione di cultura e consapevolezza attraverso percorsi di educazione. Se i media, a cominciare da quelli di servizio pubblico naturalmente, ma non solo, vogliono dimostrare di non essere "attention whores" alla caccia di clic, [ri]partano da qui e non da campagne che fanno solo danni.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification. Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].

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