Social e Instant Messaging & Dati

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Si continuano a versare fiumi di inchiostro e zettabyte [10 alla 21esima byte] su Facebook. In occasione dell'audizione al Congresso statunitense di domani c'è chi si è posto l'obiettivo di boicottare la piattaforma lanciando Faceblock, giornata nella quale non utilizzare nessuno dei servizi collegati a Facebook, e dunque anche Messenger, Instagram e WhatsApp per 24 ore.

Che tutta questa storia sia di scarso interesse per le persone viene confermato, anche, dal trend calante, ormai, ai minimi termini, delle conversazioni sui social relativamente a #DeleteFacebook che, secondo la nostra analisi sono passate, a livello mondiale, dal picco del 21 Marzo scorso con oltre 95mila mention alle circa 15mila di ieri. Anche "il movimento" legato alla giornata di boicottaggio della piattaforma social sembra avere scarsa, o nulla, consistenza. La community del movimento conta 85 persone e, al momento della redazione di questo articolo, le persone interessate all'evento sono 531. Meno di 1.500, con 392 autori unici, le citazioni sui social relativamente a #Faceblock.

Dati alla mano, come d'abitudine, abbiamo fornito gli elementi sul fatto che gli italiani, ma non solo loro, non abbiano nessuna intenzione di cancellarsi da Facebook. Poi, siamo entrati in alcune tecnicità per provare a spiegare come esattamente si possano, o meglio si potevano, prendere i dati da Facebook. Infine abbiamo dovuto constatare che l'unico risultato di questa battaglia senza esclusione di colpi alla fine ha, ed avrà, un solo vincitore: Facebook & Co, con i dati che resteranno ancora più rinchiusi nel suo "walled garden" ed a beneficiarne sarà solamente la piattaforma social in questione e i suoi "prodotti" ed aziende.

Insomma, è chiaro che l'eco mediatico della vicenda è funzionale ad interessi economici e politici. Di fatto, in tre settimane la campagna mediatica scatenata contro Facebook è riuscita ad arrivare al risultato di recare un grave danno a tutta la digital economy.  A causa della loro frustrazione e miopia i legacy media hanno recato danno a tutti [incluso se stessi]. Si tratta di una pesante responsabilità.

Un dato di fatto confermato dalla assoluta noncuranza per il trattamento dei dati e della privacy da parte delle altre piattaforme social e delle tech companies di cui, appunto, nessun media parla. Ecco che allora abbiamo deciso di farlo noi, ancora una volta per fornire alle persone maggior consapevolezza ed a professionisti ed imprese elementi di valutazione oggettivi, non guidati da interessi di parte.

Iniziamo da un'infografica realizzata da Appsolutely April, e condivisa dalla Ivybridge & Rural Police pochi giorni fa sulla propria pagina Facebook per mettere in guardia i genitori su una decina di applicazioni particolarmente i voga tra i giovani, ma non solo. Come mostra l'immagine sottostante esistono diverse app decisamente "subdole". Si va dalla calcolatrice che in realtà è un caveau fotografico a Burn Book, passando per Kik, applicazione che ha contenuti che sarebbero filtrati da un PC, e molto altro ancora. Se i media fossero realmente interessati alla sicurezza ed alla privacy dei cittadini dovrebbero parlarne, no?

Se Instagram, sempre di proprietà di Facebook, viene indicato come social attraverso il quale i ragazzi chattano di nascosto dai genitori che non controllano questa caratteristica della piattaforma social, probabilmente poiché la ignorano, come si posizionano le altre applicazioni di messaggistica istantanea e le altre piattaforme social rispetto alluso dei dati ed alla privacy?

Per dare una risposta alla domanda abbiamo elaborato le informazioni fornite da Secured.fyi al riguardo. Dalla "naugty list" del sito realizzato da un esperto in sicurezza informatica, emerge come LinkedIn, ad esempio, sia ancora peggio di Facebook visto che non solo non permette di escludere il tracciamento anche se si è cancellato il proprio account, ma addirittura non consente di cancellarsi dalla piattaforma social come scritto a chiare lettere al fondo, guarda caso, della lunga pagina dedicata alla questione. Lo stesso dicasi per Slack, applicazione social per il teamwork in voga anche in Italia, che anche nella versione della privacy policy che entrerà in vigore dal 20 Aprile non brilla certo, diciamo. Considerando che si tratta di applicativi proprietari che vengono utilizzati principalmente a fini lavorativi la cosa, se possibile, è ancora più grave.

Tutti da leggere anche i termini di utilizzo e l'informativa sulla privacy di Pinterest, altro social abbastanza diffuso nel nostro Paese, che entreranno in vigore dal 1º Maggio, senza trascurare i termini di servizio per aziende [in vigore dal 1º novembre 2016], per i brand che usano la piattaforma social per comunicare, dove si legge, ad esempio che: «Nella misura permessa dalla legge, qualsiasi reclamo, contenzioso o controversia riguardante Pinterest o i suoi prodotti non è soggetta alle leggi o alle normative applicabili: l'utente e Pinterest accettano che qualsiasi reclamo o contenzioso riguardante Pinterest verrà risolto esclusivamente secondo la Sezione 12 dei presenti Termini». Sezione 12 che recita: «I presenti Termini saranno regolati dalle leggi dello Stato della California, indipendentemente dai conflitti sui principi di legge. Entrambe le parti accettano di sottostare alla giurisdizione di un tribunale statale con sede nella Contea di San Francisco, California, oppure di un tribunale distrettuale degli Stati Uniti nel distretto settentrionale della California, per tutte le azioni non soggette alla Sezione 11 [Arbitrato]».

La tabella sottostante riepiloga se sia consentita la completa cancellazione del proprio account. e non solo la disabilitazione, e se è possibile escludere il proprio tracciamento, da parte delle principali app di messaggistica istantanea e di alcune delle piattaforme social più popolari.

Sempre su Secured.fyi esiste la sezione appositamente dedicata ai social che fornisce un buon dettaglio di informazioni sulla giuridizione, elemento non trascurabile in caso di controversie, come abbiamo già visto per Pinterest, se vengono venduti i dati degli utenti, se si viene tracciati e se c'è un auditing effettuato da terzi sulla sicurezza della piattaforma in questione.

Come mostra la tabella riepilogativa sotto riportata, ancora una volta, non è solamente Facebook a vendere i dati degli iscritti ma anche Twitter, Snapchat e VK, il social russo, oltre che naturalmente Instagram, sempre di Facebook come noto. Lo stesso vale per Pinterest e LinkedIn, seppure non siano riportati, e naturalmente anche YouTube.

Da questo punto di vista Vero, la piattaforma social "esplosa" di recente, ed implosa in pochi giorni,  parrebbe una valida alternativa ad Instagram, non rivendendo i dati dei propri iscritti, e consentendo l'inserimento dei link. Eppure il numero di persone che la usano è nettamente inferiore a quella di altre piattaforme social "cattive", più invasive. Stesso discordo per Diaspora ed Ello, finiti ormai praticamente nel dimenticatoio.

Sono informazioni che ci dicono diverse cose. In primis, si conferma ulteriormente, se necessario, che la guerra a Facebook è strumentale, basata su interessi specifici, altrimenti non si piegherebbe il perchè delle altre piattaforme social, che hanno più o meno gli stessi problemi, le stesse caratteristiche, non si parli.

Inoltre, si conferma sia che le persone non leggono, e/o non sono interessate, alla privacy ed ai termini di utilizzo dei propri dati, e soprattutto che la Rete, ed i social, sono un ecosistema sociale reso possibile dalla tecnologia che però resta secondaria rispetto al fatto che l'uomo, l'essere umano è un "animale sociale".

Né Facebook né gli altri social saranno spazzati via da questa ondata di moralizzazione pour cause, anche se ci sarà maggior consapevolezza, speriamo, ma purtroppo, come detto, gravi danni sono stati fatti a tutta la digital economy. A pagarne a caro prezzo le conseguenze saranno proprio coloro che hanno innescato la guerra. Come scriveva SunTzu in "L'arte della Guerra", «La strategia senza tattica è la via più lunga alla vittoria, la tattica senza strategia è il rumore che precede la sconfitta». Ecco!

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification. Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].

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