Tutti i Dati di Facebook Solo per Facebook

Non più tardi di ieri abbiamo pubblicato una guida ai dati che è possibile estrarre da Facebook grazie alle app ed al social login. Come abbiamo scritto nelle conclusioni, l’obiettivo della guida era sia quello di fornire maggior consapevolezza dei tanti dati che le persone, tutti noi, lasciamo, anche, su Facebook, che, dall’altro lato, delle grandissime potenzialità che questi dati offrono alle imprese, inclusi i newsbrand naturalmente.

Ebbene, proprio ieri in tarda serata Facebook, in anticipo rispetto a quanto era stato annunciato in precedenza, ha introdotto cambiamenti significativi in tal senso. Variazioni che riguardano tutti “i prodotti” Facebook come di seguito specificati.

I prodotti di Facebook includono Facebook [compresi l’app mobile Facebook e il browser nell’app],Messenger, Instagram [comprese app come Direct e Boomerang], TBH, Momenti, Bonfire, Facebook Mentions, AR Studio e ulteriori funzioni, app, tecnologie, software, prodotti o servizi offerti da Facebook Inc. o Facebook Ireland Limited. I prodotti di Facebook non includono alcuni prodotti o servizi offerti da Facebook che dispongono di normative sulla privacy e condizioni d’uso separate, come Workplace, Free Basics e Messenger Kids, ma Facebook si “riserva il diritto” di condividere le informazioni internamente al proprio gruppo di aziende per agevolare, aiutare e integrare le loro attività e migliorare i nostri servizi.

Sono stati annunciati cambiamenti dei termini di utilizzo e dell’utilizzo dei dati personali. Secondo quanto riportato, gli iscritti a Facebook avranno sette giorni per fornire un feedback al riguardo e poi saranno ufficiali e verrà chiesto a ciascun utente di dichiarare il proprio consenso.

Allo stesso tempo sono stati annunciate restrizioni significative nell’accesso ai dati da parti terze, da parte di tutti coloro che non rientrino nei “prodotti” o nelle aziende succitate. In particolare, si rende noto che attraverso il social login, sia questo via Web o attraverso delle applicazioni, non sarà più possibile avere accesso, tra le altre cose, a book reading activity, fitness activity, music listening activity, video watch activity, news reading activity e games activity, che avevamo spiegato ieri essere informazioni che possono essere usate per migliorare la user experience e la relazione tra brand [e newsbrand] e le persone, e non solo in chiave negativa.

Restrizioni che avevamo paventato nel nostro articolo multi-autore “Il Caso Cambridge Analytica Spiegato al di là degli Interessi di Parte” e che purtroppo divengono realtà. Restrizioni che, come scritto, riguardano terze parti ma non Facebook ovviamente, che invece continuerà ad avere questi dati, e a venderli, seppur in forma aggregata ed anonima, agli inserzionisti.

È noto a tutti il proverbio cinese che afferma che quando il dito indica la luna lo stolto guarda il dito. Ecco è esattamente questo quanto fatto nella battaglia di retroguardia dei legacy media.

Il risultato di circa tre settimana di campagna mediatica, di guerra vera e propria, pour cause, contro Facebook è dunque che praticamente nessun investitore pubblicitario è stato perso, né verrà perso, anzi le proiezioni di una crescita degli investimenti in social ads restano immutate. e la fuga degli utenti non c’è stata, neanche negli Stati Uniti, nazione più direttamente colpita dallo “scandalo”[*], e neppure ci sarà. In compenso, ora i dati di Facebook & Co, della piattaforma social e dei suoi “prodotti ed aziende, resteranno ancora più rinchiusi nel suo “walled garden”, mentre i publisher continueranno ad arricchirli,  ed a beneficiarne sarà solamente la piattaforma social in questione. Complimenti vivissimi!!!

[*] “Scandalo” che pare non aver per nulla influenzato il risultato elettorale della vittoria di Trump, che invece sembra abbia semplicemente investito 44 milioni di dollari in Facebook ads, contro i 28 della Clinton, con 5.9 milioni di versioni diverse di ads, che dimostrano come abbia semplicemente usato più e meglio questa leva e non “oscure tecniche di manipolazione” che, come viene ben spiegato nell’articolo “La scienza debole del marketing di Cambridge Analytica”, son ben lontane dall’essere dimostrabili.  L’ennesima “post-verità” su fatti tutti da accertare spacciata come tesi inoppugnabile dai media. Il buco nell’acqua del buco nell’acqua, per miopia e frustrazione imputabile prima di tutto a loro stessi.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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