Le “Stranezze” de l’Osservatorio Giovani Editori Spiegate Bene

All’Osservatorio Giovani Editori avevamo dedicato attenzione tempo fa, dimostrando, dati alla mano come d’abitudine, che l’iniziativa “Il Quotidiano in Classe” non portava ad alcun risultato e che dunque, con buona probabilità, le motivazioni del permanere del progetto fossero da ricercare altrove.

 

Sulla questione arriva ora un’inchiesta, alla quale il sottoscritto ha fornito nei mesi precedenti alla pubblicazione diversi contributi, condotta da Claudio Gatti, giornalista investigativo dal 1978 di base a New York che ha pubblicato le sue inchieste su testate italiane e non, dal Il Sole 24 Ore al Corriere della Sera, dal New York Times al Financial Times, e molto altro ancora.

Su l’ultimo numero de “Il Venerdì” di Repubblica, del 16 Marzo scorso, Gatti ha pubblicato la sua inchiesta, relativamente a  Andrea Ceccherini, che ha fondato nel 2000, insieme a Cesare Romiti e ad Andrea Riffeser Monti, l’Osservatorio Permanente Giovani Editori e  quello che nelle sue stesse parole è il progetto più importante dell’Osservatorio: l’iniziativa  “Il Quotidiano in Classe”, appunto.

Nell’articolo, ripubblicato tradotto in inglese sul suo blog, Gatti scrive che  «C’è un signore di nome Andrea Ceccherini, di Scandicci, che da anni vuole convincere i giovani a leggere i quotidiani e a combattere le cosiddette fake news a colpi di eccellenza giornalistica. Con le sue iniziative, che hanno generato fatturati superiori ai sette milioni assicurandogli un compenso annuale ormai ben oltre il milione, è riuscito a coinvolgere istituzioni e personaggi di altissimo profilo. L’amministratore delegato della Apple, Tim Cook, ha pubblicamente definito il suo progetto “favoloso”. I direttori dei tre principali quotidiani americani hanno aderito all’Osservatorio da lui fondato per fare la guerra alle fake news, mentre i governatori delle Banche centrali di mezza Europa si sono uniti in un organismo che combatte la  battaglia a favore dell’educazione finanziaria. Nonostante i ripetuti inviti, Ceccherini, 43 anni, ha respinto ogni richiesta di informazioni o commenti. Ma la nostra inchiesta solleva il dubbio che il piano contro le fake news possa essere… una fake news»

 

Proseguendo nello spiegare che «Per anni Ceccherini ha supportato asserzioni come questa sbandierando numeri autogenerati come quelli riportati nel suo profilo web personale, secondo i quali il Quotidiano in Classe “coinvolge 2.082.504 studenti italiani d’età compresa tra i 14 e i 18 anni”. Quei numeri, però, sono stati improvvisamente rimossi dopo che il nostro tentativo di misurare l’impatto delle sue attività è diventato palese. Nello stesso momento l’Osservatorio ha pubblicato sul sito un comunicato con il quale è stato annunciato il dimezzamento del numero di studenti coinvolti».  Rimozione non casuale visto che «la realtà è che tutte le rilevazioni indipendenti, da quelle Istat a quelle Audipress o della Federazione degli editori, segnalano che, nei 18 anni di attività dell’Osservatorio, il declino del tasso di lettura tra i giovani ha registrato una violenta accelerazione. Mentre tra la metà degli anni Ottanta e il 2000 la percentuale dei lettori che hanno sfogliato un giornale almeno una volta alla settimana è rimasta sostanzialmente stabile, a partire dal 2001, anno di avvio del programma di Ceccherini, è cominciata una caduta incontenibile. Tra i 15-17enni il tasso è sceso dal 49.4 per cento al 24.4. Tra i 20-24enni è crollato dal 66.1 al 35.6 e tra i 25 e i 34enni la percentuale è passata dal 67 al 41.5 per cento».

 

Se dunque l’inchiesta di Gatti chiarisce definitivamente il valore tendenzialmente nullo de “il Quotidiano in Classe”. Non è questo l’unico elemento d’interesse dell’ottimo lavoro del giornalista.

Infatti, anche l’iniziativa, addirittura di livello internazionale, contro le “fake news”, lanciata in pompa magna l’anno scorso, pare essere una bufala.

Da l’indagine di Gatti emerge che «Il Corriere della Sera pubblica a piena pagina un articolo dell’amministratore delegato di Apple, Tim Cook, il cui sottotitolo è: “Voglio il Quotidiano in Classe e l’Osservatorio Giovani-Editori negli Usa”. Ma quando abbiamo chiesto ad Apple cosa Tim Cook abbia in mente di fare, abbiamo scoperto che né Apple né Cook hanno dato l’articolo al Corriere per la pubblicazione. La portavoce di Apple si è rifiutata inoltre di dirci se e quando Cook intenda far qualcosa per importare l’Osservatorio negli Usa. Abbiamo infine indagato sulle attività dell’organo che con gran fanfara mediatica – e in un inglese che definire maccheronico sarebbe generoso – avrebbe affrontato la sfida delle fake news, l’International Advisory Council dell’Osservatorio. Il comunicato stampa diceva che “la sala di controllo operativa” sarebbe stata inaugurata nel gennaio del 2017 e che l’obiettivo era di diventare “leader nel mondo”. Ma è passato un anno e non ha dato segni di vita».

Ed ancora, «Abbiamo dunque contattato i tre direttori americani. Davan Maharaj, che in agosto ha perso il posto di direttore del Los Angeles Times, ha preferito non risponderci. Il direttore del New York Times, Dean Baquet, ci ha detto di non aver partecipato ad alcun incontro del Council, aggiungendo che “potrebbero esserci stati incontri senza di me”. Quello del Wall Street Journal Gerard Baker ci ha invece confermato che “non ci sono stati ancora incontri formali” ma si augura che “si possano trovare insieme i modi efficaci per permettere ai principali media di promuovere notizie genuine in cui credere”».

Insomma, oltre alla fallimentare iniziativa de “il Quotidiano in Classe” anche il piano contro le fake news pare davvero essere una bufala, secondo quanto riportato da Gatti.

Al riguardo, Flavia Barca, componente del Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, su Twitter, si chiede «Sbaglio o di questo “mistero” il giornalismo di settore se ne è occupato poco o nulla?». Non posso che associarmi alla richiesta ed augurarmi che, partendo dal lavoro di Gatti, giornali e giornalisti del nostro Paese facciano il loro lavoro di “watchdog” al riguardo. Se così non fosse sarebbe tanto deludente quanto preoccupante doverlo constatare.

 

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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