Report WebSoft: Software&Web Companies 2012 – 2017

L’Ufficio Studi di Mediobanca ha pubblicato il rapporto “WebSoft: Software&Web Companies 2012 – 2017”. Vengono analizzati 21 gruppi con fatturato superiore a 3 miliardi di euro dei quali sono stati riclassificati i loro bilanci dal 2012 al 2016, incluse le tendenze del primo semestre 2017. Dieci operano in massima parte nell’internet retailing, sette nella produzione di software e quattro nell’internet services [social, search engine, web portal].

Il report oltre a fornire una overview generale a livello internazionale contiene anche un focus sulle “WebSoft” in Italia.

Dai tempi delle big oil il mondo non si era  più ritrovato  a fronteggiare una simile concentrazione di “wealth and power” come quella attuale delle WebSoft. Le WebSoft tesaurizzano ogni dato sulle nostre abitudini d’acquisto e detengono il monopolio della conoscenza dei dati radiografando tutto quello che facciamo. Si legge nel report: «In this world the relentless pursuit of efficiency leads Google, Amazon and Facebook to treat all media as a commodity, the real value of which lies in the gigabytes of personal data scraped from your profile as you peruse the latest music video, news article…»

Vediamo in sintesi i principali elementi emergenti dal rapporto:

  • Se fino a ieri ogni WebSoft traeva il proprio vantaggio quasi esclusivamente dallo sviluppo di internet [tanto più la rete si diffondeva tanto più ciascuna si rafforzava e di fatto nessuna società competeva direttamente con le altre], oggi questo scenario sta progressivamente cambiando prefigurando un’evoluzione molto meno pacifica per questi giganti della rete sempre più in competizione diretta fra di loro: si possono definire dei monopoli con qualche elemento concorrenziale tra le diverse piattaforme [vendite, ricerche web, social network, software];
  • L’indice net profit/sales delle WebSoft [14.3% nel 2016] è oltre il doppio di quello delle maggiori multinazionali industriali mondiali [5.9%].  Top 3 net ebit margin 2016: Facebook guida la classifica per redditività industriale [ebit margin 45%], guadagnando ben 14 posizioni rispetto al 2012 [quando al primo posto si collocava Baidu]; segue Priceline [35.8%] che scalza dalla seconda posizione Oracle facendola scivolare in terza [35.1%];
  • Top 3 per crescita nel periodo 2012-16: Vipshop [ricavi più che decuplicati in un lustro], JD.com e Facebook [ricavi circa quintuplicati]. Top 3 per crescita 2015-16: Alibaba [+56.5%], Facebook [+54.2%] e Tencent [+47.7%];
  • Per ogni 10 milioni di euro di fatturato le WebSoft impiegano mediamente 23 persone, contro le 30 delle multinazionali manifatturiere mondiali;
  • Le più solide finanziariamente sono Facebook e PayPal che non hanno debiti finanziari e Alphabet, con un capitale netto tangibile superiore di oltre 30 volte i debiti finanziari. Complessivamente le 21 WebSoft valgono 2.781,2 mld, oltre sei volte il valore della Borsa Italiana [307 società] e quasi quanto il Pil della Germania. La sola Alphabet vale più della Borsa italiana [idem per Apple];
  • Evidente la concentrazione delle WebSoft negli USA [14 aziende]. Segue l’Oriente con Cina [5 aziende] e Giappone [1 azienda]. in coda l’Europa [solo la Germania vanta una software house di dimensioni rilevanti, la SAP]. Sede legale: tutte le cinesi hanno la sede legale nelle Isole Cayman, noto paradiso fiscale, e tutte le statunitensi [ad eccezione della Microsoft] hanno la sede legale nello stato del Delaware, che ha una imposizione fiscale notevolmente vantaggiosa;
  • Nel 2016 quasi due terzi dell’utile ante imposte dei Gruppi WebSoft è tassato nei Paesi dove la pressione fiscale è inferiore [aka. paradisi fiscali] Il conseguente beneficio fiscale per le WebSoft cumulato nel 2012-2016 ha sfiorato i 46 miliardi di euro [in progressivo aumento dal 2012 al 2016]. Il tax rate effettivo  – e dichiarato in bilancio – è mediamente pari al 20,3% per le WebSoft In particolare l’aliquota media delle WebSoft USA risulta del 19,5%, quando quella americana è al 35%; di conseguenza fuori dai confini nazionali [e in particolare in Europa] pagano molte meno tasse [l’aliquota media è del 10%]. Merito dell’ottimizzazione fiscale, ovvero degli accordi fra la capogruppo statunitense e le sue controllate con sede nei paradisi fiscali [Irlanda, Paesi Bassi, Lussemburgo, etc.]. Si tratta di elusione, non evasione, fiscale, ma certamente pone queste imprese in una posizione di vantaggio assimilabile a concorrenza sleale, oltre che moralmente deprecabile;

In particolare riferimento al nostro Paese, e appunto alla succitata elusione fiscale, l’infografica sottostante mostra i principali indicatori, relativi al 2016, non essendo il 2017 ancora disponibile, per alcune delle WebSoft che operano in Italia.

Secondo le stime di Nielsen, in Italia 833 milioni di euro di investimenti sarebbero stati allocati sulla search a pagamento, mentre 357 milioni sarebbero stati investiti in social advertising, cifre molto lontane dai 90 milioni dichiarati da Google Italy Srl e dai poco più di 9 milioni di Facebook Italy Srl. Una gap che anche se venisse applicata la “web tax”, per la quale si ipotizza un’aliquota del 3%, protrarrebbe comunque un’elusione fiscale colossale.

Se certamente è pressoché inevitabile che la legislazione insegua l’innovazione tecnologica che ha tempi molto più rapidi, è altrettanto evidente come almeno sul piano fiscale la questione vada risolta il prima possibile. A cinque giorni dal voto con la campagna elettorale più “spendacciona”, in cui maggiori promesse di spese statali sono state fatte, di quest’area di significativo recupero di risorse non mi pare ne abbia parlato nessuno.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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