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Una selezione ragionata delle notizie su media, giornalismi e comunicazione da non perdere, commentate.

  • Auditel, rivince il Gattopardo – L’Auditel, trent’anni dopo. È stata presentata nei giorni passati la nuova strategia del vecchio istituto di rilevazione dei dati dell’ascolto televisivo.  Da qui prende spunto Vincenzo Vita per la sua analisi, pubblicata su “Il Manifesto”. Vita, tra le altre cose tra i presentatori della legge sul “digitale” [l. 66/2001], muove una serie di perplessità riguardo la reale innovazione di Auditel. In  particolare scrive che «Per quanto apparentemente perfezionati, i dati non ci raccontano la verità: non solo quanto, bensì come come si ascolta, pure tenendo acceso il video senza seguirlo davvero. […] E sì, perché in fondo il calcolo degli ascoltatori risponde all’esigenza dell’accumulazione primaria dei media: vendere il pubblico alla pubblicità. E, malgrado lo spirito innovatore, l’Auditel non pare cambiare granché rispetto alle origini. Inoltre, va ben compresa la nuova età cross-mediale. Le attitudini del e nel consumo non riguardano solo la variazione della fruizione. Un programma, magari di nicchia [Cattelan?], raggiunge anche quattro milioni di visualizzazioni sui social e fa opinione a differenza di un programma di palinsesto forte per il traino inerziale della rete generalista. Proprio l’era numerica richiede approcci complessi per capire sul serio i numeri». Per concludere che «Per quanto perfezionata, la società raccoglie i dati in esclusiva. Sarebbe stato assai meglio, in ottemperanza allo spirito della legge 249 del 1997, che l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni mettesse a gara la ricerca, attribuendo la commessa ad almeno due soggetti in concorrenza. Neppure convince la logica sbandierata del Joint Industry Committee, vale a dire il modello di gestione attribuito ai diretti interessati: emittenti e associazioni della pubblicità o del settore. Insomma, i beneficiari della suddivisione dell’advertising siedono nella stanza dei bottoni. E il «Gattopardo» vince sempre: cambiare un po’ per non cambiare». Che poi è un po’ quel che succede anche per gli altri istituti di rilevazioni di ascolti, no? come del resto testimoniano le polemiche, ed i ritardi, nella diffusione dei dati sulle radio.
  • Shave the date – Due a breve termine le date degli appuntamenti a cui non mancare. La prima, in ordine cronologico, è per il 02 Marzo prossimo, giornata nella quale, dalle 11:00 alle 13:00, vi aspettiamo presso la sede di Associazione Stampa Romana per conoscerci di persona e incontrare alcuni dei docenti del Master Giornalismi & Comunicazione Corporate “Dal Brand Journalism alle Digital PR, quando il Giornalismo Sposa l’Impresa”. Presenti tra gli altri docenti Daniele Chieffi e Marco Pratellesi. Iscriviti gratuitamente all’Open Day. Ci vediamo lì. Il secondo appuntamento è per il 15 Aprile a Perugia. Nell’ambito del Festival Internazionale del Giornalismo, il 15/04, alle 12:00, si terrà workshop gratuito [come tutti gli eventi del Festival] “Vintage communication skills: contro il logorio degli algoritmi moderni”. Nella prima parte, a cura di Vera Gheno, si parla di:  le regole di un testo efficace, più efficaci di un testo “virale” – testi lunghi, testi brevi – italiano corretto uber alles – qualità dei contenuti, profondità, consistenza. La seconda parte, a cura di Bruno Mastroianni, che parla di: vecchie regole delle relazioni con i media [con giornalisti] valgono nelle relazioni con utenti [fiducia, credibilità, valore aggiunto]: dal diventare fonte di notizie a essere fonte di relazioni di valore – essere rilevanti vs ottenere spazi. Infine, terza parte, a cura di Pier Luca Santoro [aka il sottoscritto], in cui si parla di: a dieci anni di distanza come cambia l’approccio ai social da parte dei newsbrand e quali sono i nuovi criteri di valutazione del lavoro da svolgere – dal social media marketing al social media mining. estrarre dati per estrarre valore dai social – l’algoritmo si vince assieme alle persone. Com’era? Shave o save the date? Insomma… vi aspettiamo, segnatevi queste due date.
  • Il giornalismo del tè coi dolci che deplora Fanpage – Il giornalismo del tè coi pasticcini deplora i metodi di Fanpage, ma evita d’ interrogarsi sul come mai le uniche inchieste-verità che hanno incendiato questa campagna elettorale del nulla siano opera di un coraggioso sito napoletano e della redazione televisiva de Le Iene, che quando azzanna una notizia non la molla più. Materiale succulento che riempie da settimane le pagine di tutti quotidiani che mentre avidamente se ne nutrono storcono la boccuccia “signora mia che ci tocca vedere”. Qui da noi le dame di compagnie della politica si dicono turbate dai metodi usati da Fanpage.it e tirano in ballo le garanzie dello Stato di diritto. Dal che si deduce che il direttore Piccinini davanti al promesso scambio di mazzette [protagonista il capo dell’ azienda rifiuti che infatti poi si è dimesso] avrebbe dovuto cancellare, fermi tutti, la videoripresa in nome, s’ intende, dello Stato di diritto. Tangentisti e avvelenatori avrebbero potuto proseguire tranquillamente il lavoro così proficuamente avviato e, soprattutto, si sarebbe evitato di disturbare la premiata dinastia De Lucas. Capisco che qualche pio collega potrebbe inorridire nel sapere che a noi malvissuti insegnarono che questo mestiere si fonda sulle tre esse: soldi, sangue, sesso. Parole che, nel tempo, sono diventate: silenziare, sopire, sostenere [gli amici], spiegano bene come mai i giornaloni perdano montagne di copie. Siamo dei morti che camminano, mi ha confidato qualche giorno fa il direttore di un’ importante testata. Sì, ma con tutte le garanzie. Analisi tanto impietosa quanto, purtroppo, realistica dello stato attuale del giornalismo nel nostro Paese quella di Antonio Padellaro, come del resto segnalavamo nell’ultima edizione di “Digital Media Sunday Brunch”.
  • Facebook usa dati sensibili del 40% dei cittadini UE – Facebook possiede dati sensibili che rendono identificabile il 40% dei cittadini Ue. Lo afferma uno studio dell’ Universidad Carlos III di Madrid pubblicato dopo che proprio in Spagna la piattaforma social è stata recentemente multata [dall’Agenzia spagnola per la protezione dei dati, Dpa] per 1.2 milioni di euro per la raccolta, la memorizzazione e l’elaborazione di dati personali sensibili, a fini pubblicitari comprese le informazioni “appositamente protette”, “senza ottenere il consenso”.. Che il social network detenga dati personali è chiaro. I ricercatori si sono concentrati su quelli sensibili [come orientamento sessuale, convinzioni politiche, religione, origine etnica], il cui utilizzo sarà vietato dal Gdpr, il regolamento comunitario che entrerà in vigore a maggio. Lo studio, pubblicato il 14 Febbraio scorso, stima che, per il 73% degli iscritti europei al social network, questi dati non sono anonimi. In altre parole: è possibile collegare gli individui alle informazioni sensibili, esponendoli così a cyberattacchi o a utilizzi che, a breve, non saranno più consentiti. La ricerca afferma che «i dati sensibili sono utilizzati da Facebook per obiettivi commerciali», cioè per inviare pubblicità mirata. E favorirebbero azioni malevole, come ad esempio il phishing, che sfrutta informazioni sensibili per costruire un’ esca più attraente. Per chi cerca materiale per mettere in piedi truffe online, Facebook è quindi un serbatoio enorme e a buon mercato: i malintenzionati, stima la ricerca, possono ottenere dati «utili» con una spesa di appena 0,015 euro per utente. L’ impatto è consistente non solo su chi frequenta il social network: il 73% degli utenti si traduce in circa 205 milioni di persone, pari al 40% della popolazione comunitaria. Nelle loro conclusioni, i ricercatori chiedono a Facebook una «reazione rapida e urgente» per eliminare orientamento politico e sessuale, condizioni di salute, religione e origini etniche dall’ elenco dei dati sfruttati per fini commerciali. Su queste basi la “symbiosis” tra Facebook e gli utenti potrebbe essere seriamente a rischio.
  • Innovazione sulla carta – Dal momento in cui il controllo di RCS Mediagroup è passato nelle mani di Cairo sono stati lanciati nuovi inserti del “Corriere della Sera” ed effettuati “restyling” di alcuni dei periodici abbinati al quotidiano, sino a saturare ogni giorno disponibile. Arriva adesso, con il lancio proprio oggi, il nuovo “Corriere Innovazione”, mensile del CorSera dedicato alla cultura dell’innovazione.  Nel comunicato stampa al riguardo, diffuso da RCS, si legge che «Il nuovo Corriere Innovazione sarà caratterizzato da una grafica pulita e lineare, con cover d’effetto a richiamare l’equilibrio tra uomo, donna e robot». Statement, affermazione, che sarebbe interessante sottoporre ad un panel di persone per capire cosa capiscano e che ne pensino al riguardo. Io è meglio che non lo dica poichè probabilmente sarei da querela. Inoltre, dichiara Urbano Cairo: «Il nuovo Corriere Innovazione arriva a arricchire la grande offerta tematica del Corriere della Sera. Dopo L’Economia, 7 e Buone Notizie andiamo a coprire in modo fresco e dinamico uno degli ambiti più interessanti e trasversali, offrendo ai nostri lettori un giornale di cultura dell’innovazione unico nel suo genere». Ed anche in questo caso valgono, in particolare per “fresco e dinamico”, le considerazioni espresse, e quelle lasciate intendere, a commento della definizione della grafica del mensile. Nel 2018 per RCS, e non solo, l’innovazione resta sulla carta, sia letteralmente che non. Sigh!
  • Ogni maledetta mattina – Unomattina esiste dal 1986, tanto che per i trent’anni ha telefonato pure il Papa. La prova del cuoco, invece, c’è “solo” dal 2000, diventa maggiorenne quest’anno. Mattino Cinque a Mediaset, tandem Panicucci – Vecchi, è alla sua undicesima stagione. Segue Forum, partito nel 1985, all’epoca c’erano Catherine Spaak e il giudice Santi Licheri, vabbè. Su La7 da 17 anni attaccano all’alba con Omnibus, idea di Antonello Piroso. Ora a condurlo si alternano Alessandra Sardoni, la mitica inviata di politica, e il vicedirettore Gaia Tortora. Cos’è per te la tv?, le ho chiesto: «Ti rispondo citando Minoli, per cui la tv è come un tapis roulant, chi ci metti sopra va», e infatti loro vanno, dritti, con il loro pubblico compatto. Su Raidue al tavolino de I fatti vostri c’è sempre Magalli. Prima puntata nel 1990, se non lo guardate non vi preoccupate, è restato tutto uguale: la piazza, il comitato, le buste. Share spesso in doppia cifra, punta di diamante l’oroscopo di Paolo Fox. Su Retequattro e Italia 1, invece, intelligentemente, rinunciano e mandano serie e telefilm, che comunque qualche punto di share lo rosicchiano. Poi c’è lo storico mattino di Raitre: Mi manda Raitre con Sottile, Mirabella [esordio in Rai negli anni Settanta, ha iniziato Elisir più di vent’anni fa], le pillole di Chi l’ha visto [prima puntata nel 1989], Corrado Augias [l’esordio di Telefono giallo è del 1987]. Insomma: non è proprio un posto dove si rischia, diciamo così. Alla faccia del rinnovamento, la tv del mattino non è proprio pensata ieri, ecco. Pensate alla prima “breve” di oggi, quella su Auditel e il Gattopardo, e “uniti i puntini” sul vero valore per gli investitori pubblicitari.
  • L’illustratore delle copertine virali su Trump parla del suo processo creativo – Sulla copertina di TIME dell’agosto di due anni fa compariva il faccione di un Donald Trump stilizzato su sfondo nero mentre si scioglieva. Mesi dopo le elezioni presidenziali americane, sul Der Spiegel faceva discutere la copertina di un Trump che teneva in mano la testa mozzata della Statua della Libertà [in testata]. L’autore cubano dietro queste illustrazioni irriverenti, Edel Rodriguez, ha parlato del suo lavoro creativo in una sua conferenza a Cape Town per il Design Indaba Festival. «Penso che Cuba abbia influenzato il mio lavoro in maniera sottile», dice l’artista parlando dei colori saturi nei suoi disegni. It’s Nice That ripercorre la sua iconica propaganda contemporanea cominciata come piccola campagna di grafiche online e diventata virale in tutto il mondo. Mentre ricorda i suoi lavori per TIME, Edel spiega che il processo di creazione di ogni copertina è cambiato da quando lavora per loro come freelance. «Quando mi viene commissionata, tipicamente rivedo una dozzina di idee e poi scegliamo quella che sembra cogliere il punto cruciale di cosa è successo durante la settimana», dice Edel. A volte gli artisti cercano di veicolare più messaggi dentro ogni immagine, ma le copertine di Rodriguez si focalizzano su un dettaglio solo ben definito, trovando una connessione immediata con chi guarda, perché la potenza del messaggio è maggiore. Capito? KISS, Keep It Simple, Stupid!

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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