Post-it

Una selezione ragionata delle notizie su media, giornalismi e comunicazione da non perdere, commentate.

  • Branded content & native advertising fatti bene – In molti hanno ironizzato quando di recente Selvaggia Luccarelli è stata nominata direttrice di Rolling Stones sforando purtroppo spesso nel cattivo gusto, o peggio. Ebbene, credo proprio che dopo aver letto questa “breve”, almeno quella quota di coloro che non era in malafede dovrà ricredersi. Infatti, nei giorni scorsi è stato pubblicato un bel long-form multimediale e interattivo, proprio a firma della neo- direttrice, nel quale dodici giornalisti e direttori di quotidiani e Tg raccontano a Rolling Stone il loro modo di esercitare la libertà di stampa. Già dall’URL – http://www.rollingstone.it/native-adv/il-prezzo-delle-parole/ – si intuisce come si tratti di un contenuto promozionale legato al lancio del film “The Post”, in cui Meryl Streep nei panni dell’editore del “Washington Post” Kay Graham, deve decidere se pubblicare gli altri documenti dei Pentagon Papers, nei cinema del nostro Paese da ieri. La fattura, i contenuti e lo storytelling sono davvero ben fatti e superano di gran lunga la maggior parte degli articoli pubblicati da altre testate. Per ciascun giornalista viene fornito il relativo approfondimento con un’intervista ad hoc sulla libertà di stampa e la leggibilità è ottima da qualsiasi device. L’unica critica riguarda il fatto che non sia segnalato che si tratti di un contenuto promozionale. Insomma, un contenuto davvero ben fatto, tanto che quando l’ho condiviso sui social nessuno si è reso conto che fosse “sponsorizzato”. Uno dei tanti temi che approfondiremo, a partire da Aprile, nel master di DataMediaHub, in collaborazione con con Associazione Stampa Romana e AGI come media partner, su Giornalismi & Comunicazione Corporate “Dal Brand Journalism alle Digital PR, quando il Giornalismo Sposa l’Impresa”.
  • La bufala sulle fake news – Se ne parla di continuo, da più di un anno. Eppure, nell’ ormai sempre più vago e politicizzato dibattito sulle fake news [notizie false pubblicate per profitto, ragioni politiche, o deliberata volontà di diffondere menzogne], mancava, finora, un dato cruciale: quante persone sono loro esposte? A tentare di trovarlo è ora un report dell’ Istituto Reuters per lo studio del giornalismo e dell’ Università di Oxford che si concentra su Francia e Italia. Il risultato, per entrambi i Paesi – ma per il nostro in particolare – è apparentemente chiarissimo: nessuno dei 20 siti identificati come produttori di fake news raggiunge oltre il 3.1% della popolazione italiana online – un milione di persone al mese. Per avere un confronto: il Corriere raggiunge circa la metà degli italiani che usano il web. I lettori passano poi, sui siti di fake news, ben poco tempo. Sel tema anche molti dubbi e domande per quanto riguarda l’iniziativa di Facebook per combattere la diffusione delle notizie false e la disinformazione in Italia, a cominciare dal fatto che, come giustamente ricorda Valigia Blu, in tutte queste iniziative non si parla mai e non si tiene conto delle false notizie prodotte e veicolate dal mainstream. Che Le “fake news” siano diventate ormai il cavallo dei media di tutto il mondo che le citano ad ogni piè sospinto per, strumentalmente sostenere, di essere loro invece i paladini della verità nonché l’ultimo baluardo della democrazia, lo avevamo spiegato a chiare lettere, dati alla mano come d’abitudine, oltre un anno fa.
  • Le 50 aziende più innovative del 2018 – Una prima posizione ormai più che consolidata per Apple, che anche quest’anno dopo 12 edizioni si conferma al vertice dell’indagine “The Most Innovative Companies” di The Boston Consulting Group. Seguono sul podio delle aziende più innovative per il 2018 Google e Microsoft, a sigillo di un primato Usa. 11 delle 50 aziende, incluse sette della top ten, sono digital native. Due aziende digital native sono entrate quest’anno nella top ten: Alibaba Group, per la prima volta in classifica, e Uber. Nelle top 20, la società per azioni d’investimento cinese Tencent è una new entry, e Airbnb, SpaceX, Cisco Systems e Marriott hanno guadagnato posizioni. La leva per la crescita è stato l’inserimento di tecnologie digitali nei programmi di innovazione. Dal fronte europeo arrivano tuttavia risultati positivi, con la comparsa nel ranking d 15 player [8 tedeschi e 3 francesi], rispetto ai 10 della scorsa edizione. Orange, al 19esimo posto [+25 posizioni rispetto all’anno passato] è la prima europea, seguita da Siemens al 21esimo posto [+24 posizioni], e Unilever al 22esimo posto. Nella classifica non compaiono aziende italiane, anche se l’innovazione viene definita una priorità dal 91% degli intervistati, contro una media globale del 77%. Tra gli intervistati delle nostre imprese crescono le aspettative per l’incremento, nel corso del 2018, degli investimenti in innovazione: 63% rispetto al 49% del precedente anno.  La consueta distanza tra la grammatica e la pratica, tra quel che si dice e ciò che si fa, che caratterizza ormai da tempo il Belpaese, in molti settori – dal giornalismo, dove a leggere le parole del Presidente dell’Odg Lombardia si rimane di sasso, diciamo, alla comunicazione d’impresa – facendolo assomigliare sempre più al noto formaggio di pasta molle invece che allo splendore che il nome stava ad indicare. Sigh!
  • La Stampa punta sui podcast – Della “nuova primavera” dei podcast si parla ormai da tempo e pare che finalmente inizino ad arrivare anche i ricavi al seguito dell’esplosione della fruizione dei contenuti audio. Ecco che allora La Stampa, primo quotidiano italiano a entrare nel mondo del podcasting, sul modello di quanto già fanno quotidiani come il New York Times e Guardian, ma anche Slate, che afferma di generare il 25% dei propri ricavi da questo format,  lancia “podLast”. Grazie alla collaborazione con Audible di Amazon, si parte con dieci “podLast”: c’è “Amicus Plato”, condotto da Mattia Feltri sui grandi libri dimenticati; c’è la rassegna stampa sulle opinioni e i dibattiti nei giornali arabi messa a punto da Karima Moual; c’è lo storytelling dei grandi fatti di cronaca italiana curato da Andrea Malaguti nel suo “NarraVita”; c’è Maria Corbi che si occupa dell’educazione scolastica con “Una capra a Harvard”; c’è il podcast di politica estera “Guerra & Pace” lanciato con lo Iai, l’Istituto affari internazionali di Roma. C’è “Lessico Papale”, dedicato alle parole di Bergoglio e condotto dal nostro vaticanista Andrea Tornielli; c’è “Pol-Pop”, di Jacopo Iacoboni, su politica e populismi: c’è Gianluca Nicoletti che nel suo “Bigiotteria” analizzerà quei «reperti dell’attuale fase evolutiva che vengono spesso giudicati irrilevanti», e ancora Bruno Ventavoli, responsabile di “Tuttolibri”, che ogni settimana allargherà lo sguardo sulle nuove uscite e sui libri in classifica, e Cesare Martinetti, che restituirà le pieghe del settimanale “Origami” in forma di voci. Nella rincorsa verso un nuovo, necessario, punto di equilibrio per l’editoria digitale, il podcast non sarà la soluzione, ma può essere parte del mosaico di nuovi ricavi che rendono sostenibile il giornalismo premiando il legame di valore tra lettore e lavoro editoriale. Bravi! Inoltre, a partire da Martedì 6 Febbraio, come DataMediaHub pubblicheremo ogni settimana un’analisi delle strategie social delle quattro principali coalizioni, proprio su quotidiano diretto da Maurizio Molinari. A proposito di podcast, come si suol dire in questi casi, stay tuned!
  • BlaBlaCar si trasforma – BlaBlaCar, la più grande community al mondo per il carpooling, ha presentato il nuovo logo, la nuova identità visiva e il nuovo motore di ricerca ottimizzato per migliorare la capillarità e l’efficienza dei collegamenti in carpooling al di fuori dei grandi centri urbani. È il fondatore di BlaBlaCar, Frédéric Mazzella, a illustrare i valori dietro all’operazione di rebranding: «Il nostro primo brand era funzionale, pensato per far conoscere il carpooling. I nostri colori vivaci riflettevano la varietà degli utenti della nostra community, e i nostri messaggi erano concepiti per incoraggiare le persone a provare un nuovo modo di viaggiare. Ma in questi dieci anni siamo andati molto lontani. E oggi, con una community di più di 60 milioni di utenti, abbiamo rivoluzionato il nostro brand per mostrare che cosa significa davvero usare BlaBlaCar: sentirsi più vicini alle persone e ai luoghi che si amano.» La scelta di BlaBlaCar di mettere in primo piano l’esperienza sociale ed emotiva del carpooling attraverso il nuovo logo e la nuova identità visiva è corredata dalla presentazione di una ricerca effettuata su 5.000 utenti di BlaBlaCar in 9 Paesi e pubblicata nel report “Bringing People Closer” ed è ottimamente sintetizzata nel video prodotto per l’occasione che parla proprio di “connessione tra persone”. È, almeno, dal 2013 che provo, tra gli altri, a spiegare che Internet è un ambiente non un canale, Internet è un ecosistema NON un medium. Quando, finalmente, le imprese lo comprenderanno, e implementeranno, avranno il successo, meritato, di BlaBlaCar. Fate vobis.
  • La TV è ”volgare” per il 75% degli italiani – È passato relativamente sotto silenzio, con poca attenzione da parte dei media, il Rapporto Italia 2018 di Eurispes pubblicato in questi giorni, forse perché ne esce un quadro a tinte fosche ben diverso dalla narrazione ufficiale o forse perché l’attenzione è talmente concentrata sulla guerra all’ultima promessa elettorale [aka chi la spara più grossa] che non vi è spazio per altri elementi. Il rapporto annuale, giunto alla 25esima edizione, dedica una sezione anche a cittadini e media. Il fatto più eclatante che per quanto riguarda i media è proprio relativo alla regina di questi: la TV. Infatti, emerge come la televisione sia volgare per 7 italiani su 10. L’aspetto più negativo della Tv, secondo l’opinione degli italiani, è la volgarità/turpiloquio [75.3%]; la larga maggioranza stigmatizza anche le persone che litigano nei talk show/reality show [60.9%] e quelle che parlano di questioni intime e private nei talk show [60.7%]. Le immagini di guerra e/o morte nei telegiornali sono ritenute fastidiose in meno della metà dei casi [47.8%], forse perché da molti ritenute inevitabili come cronaca della realtà. Danno fastidio ad una minoranza, benché rilevante, le scene di violenza in film/telefilm [41.1%], le scene di sesso e/o di nudo in film/telefilm [37.8%] ed i dibattiti politici [33.6%]. La volgarità, nella forma e nei contenuti, l’aggressività, la mancanza di pudore per il privato, generano dunque più fastidio della violenza e del sesso, forse perché questi risultano inseriti in un contesto narrativo e perché anni di esposizione hanno generato assuefazione nel pubblico. I dibattiti di attualità politica, negli ultimi anni in profonda crisi di ascolti, pur interessando meno gli italiani danno davvero fastidio a circa un intervistato su 3. Considerando che dal rapporto emerge anche che per farsi un’idea ed esprimere il proprio voto la TV è un punto di riferimento  per il 38.3% degli italiani [13.4% ritiene più importanti i social, il 12.2% i quotidiani e il 7.3% i quotidiani online], risulta evidente come sia quanto mai opportuno abbassare i toni per una comunicazione elettorale di successo.
  • Le 10 tendenze emergenti dei social media – I social network sono avanzati così tanto sin dai primi tempi, che ora è davvero difficile limitarsi a descriverli con parole come social o media. Anche digitale è una definizione riduttiva perché dobbiamo anche prendere in considerazione l’ambiente fisico; “phygital” potrebbe, quindi, essere la miglior definizione. Ciò che è interessante è capire come il panorama si sta evolvendo. In passato, avevamo visto i nuovi arrivati provare a competere con social network stabili. Ora la competizione arriva da molti altri player. Ad esempio Spark, lanciato da Amazon, un social network per i suoi acquirenti e una potente piattaforma pubblicitaria, compete direttamente con player come Facebook. FAMGA [Facebook, Apple, Microsoft, Google, Amazon] come ora loro si definiscono, stanno diventando così onnipresenti nel mondo digital, che solo vivendo in una caverna si riesce forse ad evitarli. L’aumento dei dispositivi di Assistenza come Amazon Echo, Google Home o il prossimo Facebook Aloha, sono un ulteriore esempio che dimostra ancora una volta quanto l’obiettivo di questi giganti sia quello di integrarsi perfettamente nella vita quotidiana. In Cina, anche lo shopping è diventato un’esperienza social. Infatti, il processo di acquisto specifico del consumatore cinese ha molto da insegnare ai rivenditori occidentali. Il gigante dei Social Media Facebook, potrebbe vivere, infatti, momenti di difficoltà nel cercare di diventare un modello business migliore di quello di WeChat.  Ecco dunque, secondo il libro bianco pubblicato da Kantar Media, le 10 tendenze dei social media nel 2018: 1) Il contenuto al centro delle strategie del brand; 2) Il Fenomeno dell’intelligenza artificiale; 3) La generalizzazione delle realtà alterate; 4) L’incursione delle piattaforme social nella televisione; 5) La pubblicità sui social ispira nuove creatività; 6) L’influencer marketing [fatto bene] diventa inevitabile; 7) Ancora più video, ma si potrebbero accendere i i riflettori anche su altri formati interattivi; 8) Consumatori sempre più attenti ai loro dati; 9) L’amplificazione della lotta contro le fake news; 10) Il modello cinese si impone.  È forse proprio quest’ultimo punto quello su cui maggiormente riflettere. Infatti,  in Occidente, Facebook, Messenger, WhatsApp e Instagram sono applicazioni indipendenti, mentre i social network cinesi usano un modello integrato, dal momento che le persone preferiscono un approccio più a tutto tondo, in cui tutto avviene all’interno di un’applicazione centralizzata [WeChat, QQ, Weibo, etc.]. Abbracciare, “avvolgere”, le persone, potrebbe essere effettivamente un percorso interessante, visti anche i risultati di Facebook, se fatto correttamente, ovviamente.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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