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Una selezione ragionata delle notizie su media, giornalismi e comunicazione da non perdere, commentate.

  • La “bad company”? Il quotidiano di carta – Joseph Kahn, Managing Editor del New York Times dal Settembre 2016, racconta la strategia digital first del quotidiano statunitense. Nell’intervista di pochi giorni fa spiega che semplificare il lavoro dei desk ha consentito «di pubblicare le storie quando hanno la miglior performance, di pensare in maniera più creativa ad altre piattaforme non solo nostre come Facebook, Twitter, YouTube per i video. Di liberarsi e fare un giornalismo guidato da elementi visivi anziché dal testo». La “carta”, insomma, non deve soffocare l’abilità del desk di produrre in quantità e qualità storie digital e visual. «Spezzare quel legame dà spazio per crescere, cambiare la cultura della redazione e la natura del “news report” quotidiano». Tra i servizi di maggior successo c’è un podcast quotidiano di venti minuti, The Daily, sui “must” di giornata. È una rivoluzione non facile e che ha pagato un prezzo in controversie. Un caso simbolico è scoppiato sulla trasformazione dei gloriosi copy desk incaricati di scovare errori. «Abbiamo semplificato la struttura di editing, concentrandola nei desk di origine delle storie e non più su desk separati. Era un sistema approfondito, ma troppo lento per il digitale». Kahn giura che lo sconcerto iniziale è passato. Altra svolta discussa è stata l’espansione dell’universo del “branded content”. Da esperimenti giornalistici quali Daily 360, video con tecnologia di realtà virtuale sponsorizzato da Samsung. A una vera e propria agenzia pubblicitaria interna d’avanguardia, T-Brand Studio. «La collaborazione tra newsroom e inserzionisti – dice Kahn – richiede cautela. Se troviamo inserzionisti disposti a sostenere giornalismo di qualità, bene. Non lasceremo però che la newsroom produca contenuto per pubblicitari». T-Brand rimane del tutto «separato, un’agenzia creativa che non fa parte della newsroom». Anche se ammette che problemi nascono di volta in volta: «C’è dibattito su quanto e quale spazio diamo sulla homepage. Servono controlli stretti, ma l’esperienza di leggere il Times è giornalistica, i contenuti sono identificabili e i nostri standard non cambiano». Cose note che però messe tutte insieme rendono bene l’idea di quanto sia necessario “buttare il cuore al di là dell’ostacolo” se si vuole produrre innovazione con successo, e profitto, e, fatte le opportune tarature rispetto ad una testata che si rivolge ad un mercato mondiale, dimostrano che le opportunità sono presenti e concrete, volendo naturalmente.
  • Principali operatori televisivi italiani 2012-2016 e primi nove mesi 2017 – Il centro studi di Mediobanca ha pubblicato l’analisi annuale relativamente ai principali operatori televisivi italiani 2012-2016 e primi nove mesi 2017. La televisione, all’interno del sistema dell’informazione, mantiene ancora stabilmente un ruolo di primaria importanza [sia per la massa di fruitori non ancora raggiunta da nessun altro dei media, sia per gli introiti generati dal settore] e rappresenta tuttora il mezzo con la maggiore valenza comunicativa. La TV in chiaro raggiunge la totalità del pubblico televisivo [circa 25 milioni di famiglie], mentre la TV a pagamento è accessibile da poco più di un terzo della popolazione italiana [circa 9 milioni di famiglie]. Il diverso grado di penetrazione della televisione in chiaro e di quella a pagamento è indice di una distinzione del target dei consumatori delle due tipologie di servizi audiovisivi. La televisione in chiaro continua a distinguersi come l’unico mezzo in grado di raggiungere tutte le fasce della popolazione, indipendentemente dalla connotazione sociale, economica e culturale. Viceversa, la TV a pagamento è focalizzata su profili specifici di cittadini, raggiungendo principalmente individui con una disponibilità di spesa più elevata e che soddisfano per lo più la propria domanda di contenuti premium [quali, in particolare, film in prima visione, serie TV, eventi e manifestazioni sportive]. I fruitori accedono al mezzo attraverso le varie piattaforme  – digitale terrestre, tuttora la più diffusa, satellite e web – e i diversi dispositivi [dai televisori tradizionali con decoder digitale terrestre e satellitare alle smart TV e altri device dotati di connessione a Internet quali computer, smartphone e tablet]. Prosegue il trend di ridistribuzione delle quote di ascolto dalle reti generaliste ai canali tematici: nel quinquennio 2012-2016, da una parte è in crescita costante il numero dei telespettatori che seguono programmi televisivi trasmessi sia dai canali di nuovi operatori [come ad esempio +3.9 punti percentuali Discovery], sia dai canali specializzati digitali di Rai e Mediaset [rispettivamente +0.7 p.p. e +1-4 p.p.], dall’altra sono in calo le quote di ascolto delle reti generaliste [-3.7 p.p. per Mediaset e -3.8 p.p. per Rai]. Con specifico riguardo alla domanda d’informazione da parte dei telespettatori, la televisione in chiaro rappresenta la fonte principale dalla quale i cittadini reperiscono le notizie; diversamente, la televisione a pagamento si configura come una fonte d’informazione di nicchia. Tale evidenza è suffragata dai dati di ascolto relativi ai principali telegiornali trasmessi: Sky TG24, il principale telegiornale dell’offerta televisiva a pagamento, raggiunge valori di ascolto decisamente inferiori rispetto ai TG diffusi sui principali canali in chiaro, con una quota di ascolto che, in tutte le fasce orarie considerate, rimane al di sotto dell’1%. La desk research, pur essendo di assoluto interesse, nel contesto attuale è “monca”, parziale, poiché non prende in considerazione i nuovi attori, da Netflix a  YouTube Red passando per Amazon Prime Video, in forte crescita, che rappresentano il vero fattore “disruptive” per i boradcaster tradizionali.
  • Così è rinato il Washington Post – Bezos non è il primo imprenditore Internet a compiere una scommessa sul riscatto di una testata di prestigio. È il primo ad averla finora vinta. Il Post di Bezos è riuscito a dimostrare come pochi altri la rilevanza dei contenuti nell’era dei social network e la possibilità di sposarlo e sostenerlo con la tecnologia, cambiando progetto grafico, occupando con determinazione spazi digitali, sviluppando crescenti opzioni interattive, modernizzando l’uso di titoli e fotografie. Di più: ha attaccato con aggressività lo stesso modello di “monetizzazione”. Abbandonando fiducia cieca nella raccolta pubblicitaria – crollata sulla carta e dominata nel digitale da Facebook e Google – ha puntato su servizi premium, su articolati paywall che gli abbonati si sono mostrati interessati e disposti a valicare. Il risultato: una fonte stabile di entrate digitali con un giro d’affari proiettato oltre i cento milioni l’anno. Il quotidiano, inoltre, se pubblica su piattaforme digitali esterne quali Facebook e Google invia subito ai lettori offerte di abbonamento a newsletter mirate – almeno 60 su una platform battezzata Paloma – e che ospitano pubblicità. Ancora: Heliograf è intelligenza artificiale che ha consentito di coprire simultaneamente l’esito di centinaia di elezioni locali. ModBot gestisce un milione di commenti di lettori al mese. Insomma, Bezos è riuscito nell’impresa traducendo la strategia consumer-centric di Amazon in un nuovo approccio reader-centric, incentrato sul lettore, per il quotidiano, grazie a scoop e hi-tech. Prendere nota.
  • Guida completa all’influencer marketing – Di influencer marketing si parla, e naturalmente si straparla a cominciare dalla generale incomprensione della distinzione tra celebrities [aka i nuovi testimonial], influencer e micro-influencer. Ecco che allora viene in soccorso la guida all’influencer marketing realizzata dall’amico Matteo Pogliani, autore anche di un libro sul tema, che con dovizia di particolari fornisce una sorta di influencer marketing for dummies che può essere utile a chi non ha familiarità con il tema e/o rappresentare un buon punto di partenza per approfondire questa “nuova” area del marketing. Si va dai basic di cos’è l’influencer marketing a quale canale sfruttare per le attività di influencer marketing, passando per quali parametri utilizzare per la selezione degli influencer, piuttosto che come misurare i risultati di una campagna di influencer marketing, e molto altro ancora. Non manca neppure una lista molto completa di quali tool utilizzare a supporto del proprio lavoro, utile non solo per i neofiti. «Allineandosi agli influencer, i marchi ricevono una forma di validazione peer-to-peer e riuscire là dove il marketing tradizionale spesso fallisce», spiega Brian Solis, tra le massime autorità a livello internazionale sul tema. Frase che già la dice lunga, per tornare alla premessa,  sull’inutilità delle celebrities al riguardo. Buon lavoro.
  • CazzUrlo – Qualche giorni fa, come molti altri, essendomi registrato illo tempore al sito del quotidiano di via Solferino, ho ricevuto una mail, a firma di Aldo Cazzullo, inviato speciale ed editorialista del Corriere, nel quale si invitano le persone ad abbonarsi al quotidiano in questione, con un linguaggio che definire approssimativo è un complimento, poiché nel testo né il tono, né l’italiano, né lo stile [e pure la grammatica non sta tanto bene] sono adeguati in generale e tanto meno rispetto all’obiettivo di promuovere, appunto l’abbonamento al giornale in  questione. Ebbene ieri, Cazzullo, nella sua rubrica quotidiana “Lo dico al Corriere”, in [quasi] cui tutti i giorni risponde alle lettere dei lettori, scrive delle cose aberranti. Infatti, se già fa [sor]ridere che nell’era dei social ci sia ancora tale rubrica, la risposta al lettore lascia sbalorditi a dir poco. Tra le altre cose si legge che «Online leggo insulti incredibili, parole da querela [da evitare per non dare pubblicità ai responsabili], che nessuno avrebbe il coraggio di scrivere sulla carta. Come tutti ricevo anch’io lettere anonime, ma paradossalmente il linguaggio anche quando è offensivo si fa più trattenuto, più ricercato, meno virulento di quello di testi online, dove individui frustrati danno sfogo alla loro profonda e penosa infelicità. Come dice lei, caro Renzo [questo il nome del lettore], la scomparsa della carta cambierà anche la storiografia». Per poi concludere che «Non so se gli storici del futuro faranno ricerche sui server. Temo che troveranno più impulsi che riflessioni, più sfoghi che pensieri. Si dice che in Rete niente si distrugge. Ma accumulando tutto si finisce per riempire gli archivi digitali del Nulla. Se Borges vivesse ancora, scriverebbe splendide pagine sull’immensa e inutile Babele di Internet». Insomma Cazzullo, che già si era distinto di recente per la pubblicazione di un libro sugli smartphone caratterizzato da contenuti che non quadrano neanche un po’, si qualifica come uno dei [tanti?] giornalisti “dinosauri” ancorati al tempo che fu che rimpiangono il passato e guardano al presente ed al futuro con disprezzo. Ci sono due aspetti “divertenti” al riguardo. In primis che questo avvenga sul sito Internet del giornale, in evidente contraddizione. In seconda battuta che il giornalista in apertura della sua risposta scriva «Una lettera presuppone tempo. Riflessione, brutte copie, belle scritture, buste da comprare, francobolli da affrancare. Da ultima, ma non per ultima, l’attesa della risposta. Che magari non sarebbe venuta mai». Su questo secondo aspetto Cazzullo si rassereni poichè è esattamente quel che accade sulla pagina Facebook del quotidiano per il quale scrive, e dunque, pare davvero, che sotto questo profilo nulla sia cambiato. CazzUrlo!!!
  • Le parole e gli slogan scelti dai partiti per la sfida elettorale – AGI – Agenzia Giornalistica Italia – ha pubblicato un interessante riepilogo delle parole e degli slogan scelti dai partiti per la sfida elettorale. Di seguito un estratto, una sintesi, di quali sono gli slogan prescelti dai maggiori partiti per l’appuntamento con le elezioni del 4 marzo prossimo. PD: niente effetti speciali. L’obiettivo dichiarato, si legge nel profilo Facebook dell’agenzia scelta per la comunicazione elettorale, è sperimentare la possibilità di un linguaggio nuovo per la politica italiana. Per l’appuntamento del 4 marzo il ‘claim’ prescelto è essenziale, perfetto quindi per rimbalzare da una bacheca all’altra: “Scegli il Pd”. Al fianco dello slogan principale, tuttavia, ci sarà una serie di messaggi a tema: “Vota la scienza”, “Vota la Cultura”, “Voto il Lavoro”, “Vota l’Europa”, e così via secondo i punti qualificanti del programma. M5S: una frase, tre verbi. Lo slogan della campagna è «Partecipa, scegli, cambia». Dietro la campagna elettorale di quest’anno di Di Maio, nessuna agenzia pubblicitaria spiegano da M5s. Le idee e i consigli fanno tutte riferimento al capo della comunicazione, Rocco Casalino. FI: una frase, tre sostantivi: «Onestà, esperienza, saggezza» Per quanto riguarda le affissioni, la scritta è in bianco a caratteri cubitali, lo sfondo è azzurro, il logo è quello di Forza Italia con il tricolore e la scritta «Berlusconi presidente». Lega: niente Nord ma “italiani”. «Prima gli italiani» è lo slogan della campagna leghista per le politiche del 4 marzo. All’appuntamento il partito si presenta con un contrassegno elettorale nazionale, come Lega, senza Nord, e l’obiettivo, «Salvini premier», esplicitato nel simbolo. I manifesti riproducono le priorità programmatiche del movimento: «Stop Fornero», «Asili nidi gratuiti», «Stop invasione», «Schiavi dell’Europa? No, grazie», «Legittima difesa sempre», «Meno buonismo più giustizia», «Pace fiscale» e «No ius soli». FDI: “unire” è l’auspicio. «Il voto che unisce l’Italia»: è lo slogan scelto da Fratelli d’Italia per la campagna elettorale in vista del voto per le politiche del prossimo 4 marzo. Una campagna elettorale scandita anche sui social network. Diversi gli hashtag creati per l’occasione: #Melonipresidente [anche nella versione #Melonipremier], #Patriotiditalia, #Essereitaliani e #Italianelcuore, che sintetizzano in pochi caratteri il punto principale del programma del partito: la difesa dell’italianità. LEU: lo stile inglese. “Per i molti non per i pochi”, in piena sintonia con il «Per i tanti non per i pochi» del Labour Party anglosassone guidato da Jeremy Corbin. E’ lo slogan elettorale con cui Liberi e uguali darà battaglia. Obiettivo: combattere le diseguaglianze. Preferisco non entrare nel merito poiché da tempo ho scelto di non parlare in Rete di politica. Consiglio però di leggere “Per una Comunicazione Elettorale di Successo” che scrissi in occasione delle passate politiche del 2013, a vedere l’attuale livello del dibattito, sintetizzato anche dagli slogan sopra riportati, mi pare ce ne sia un gran bisogno.
  • Lo svio della gestione della comunicazione di crisi – La comunicazione di crisi si afferma sempre più come area critica delle professionalità che operano nel campo delle PR, e che deve necessariamente essere inserita all’interno di un quadro complessivo di prevenzione e management del rischio e della reputazione, prima ancora che della crisi vera e propria. Nelle grandi società e organizzazioni, nel settore privato come in quello pubblico, costantemente sotto gli occhi di stampa e media, vi è crescente necessità di professionisti specializzati e competenti, in grado sia di costruire scenari di crisi prevedibili che di individuare le soluzioni una volta che si manifestano. La gestione efficiente di una crisi richiede una comprensione profonda degli stakeholder coinvolti, delle relazioni con i media, delle tempistiche a volte “brucianti” della comunicazione e delle modalità di coordinamento con i componenti dell’organizzazione coinvolta. È il caso, ultimo in ordine cronologico, a margine del disastro ferroviario avvenuto ieri alle porte di MIlano [vedasi infografica sottostante] con Trenord contestata per in cui inizialmente, su Twitter, ha fornito solamente informazioni che definire parziali è un eufemismo parlando di «circolazione interrotta tra Treviglio e Milano a causa di un inconveniente tecnico ad un treno», e naturalmente ricevendo forti contestazioni al riguardo, per poi, non contenti, dopo oltre due ore i tragici fatti, dall’account dell’ufficio stampa aziendale, dal quale, ça va sans dire, ci si aspetterebbe tutt’altro, scrivere che «circolazione interrotta a causa dello svio di un treno avvenuto tra Treviglio e Pioltello». Al riguardo, Francesca Maffini, per sei anni e mezzo alla guida dell’Ufficio Stampa della Protezione Civile, spiega, o ricorda, naturalmente a seconda dei casi, che «quando si comunica durante un’emergenza si ha sempre l’impressione di dire delle banalità. La verità è che bisogna essere preparati. In primo luogo ad attivare una rete affinché le informazioni siano corrette e coerenti ad ogni livello». In questo caso, da chi gestisce i social network al personale presente sul posto, fino a chi deve dare informazioni nelle stazioni, tutti devono essere informati su come spiegare alle persone cosa è successo. Proseguendo, «la seconda cosa importante è avere presente il tuo pubblico. Tu ti rivolgi a chi è coinvolto nell’incidente, ma anche ai suoi famigliari e infine a tutta l’opinione pubblica. La comunicazione deve essere coerente per tutti questi soggetti». Per fare in modo che questo accada, servono procedure chiare, preparate in anticipo. «Preparare per tempo i flussi da seguire è fondamentale. Chi fa comunicazione deve avere contatti con soccorritori, prefetture, principali comuni». Insomma, come per tutti i piani di comunicazione, servono pianificazione, allineamento con tutti i soggetti e grande trasparenza. E non aver paura di mostrarsi un po’ umani. Nel caso di Trenord invece “lo svio” non è stato solo nella manutenzione della linea ferroviaria ma anche, purtroppo nella evidente cattiva gestione della comunicazione di crisi. Ne parleremo diffusamente, grazie a Daniele Chieffi in particolare, ma non solo, all’interno del nostro master “Dal Brand Journalism alle Digital PR, quando il Giornalismo Sposa l’Impresa” in partenza ad Aprile. Un treno da non perdere, letteralmente in questo caso.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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