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Una sele­zio­ne ragio­na­ta del­le noti­zie su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zio­ne da non per­de­re, com­men­ta­te.

  • Anco­ra meno spa­zio per brand e new­sbrand nel news feed di Face­book — La novi­tà era nell’aria da tem­po ed ora è uffi­cia­le: Face­book aggior­na l’algoritmo per dare prio­ri­tà ad ami­ci e fami­glie e toglie­re di rifles­so visi­bi­li­tà a brand e new­sbrand. Secon­do quan­to annun­cia­to infat­ti, saran­no mostra­ti più post di con­tat­ti e cono­scen­ti e meno del­le fan­pa­ge sia­no que­ste di azien­de o edi­to­ri. Se non si trat­ta anco­ra del­la temu­tis­si­ma sepa­ra­zio­ne dei news feed con i post busi­ness nel­la tab esplo­ra, la già scar­sa visi­bi­li­tà dei con­te­nu­ti di que­sti cer­ta­men­te subi­rà un’ulteriore pena­liz­za­zio­ne come can­di­da­men­te ammet­to­no che « Page posts will still appear in News Feed, thou­gh the­re may be fewer of them». Inol­tre, pare che Face­book abbia avvi­sa­to pre­ven­ti­va­men­te alcu­ni publi­sher dicen­do che per alcu­ni edi­to­ri di ele­va­ta repu­ta­zio­ne i con­te­nu­ti con­ti­nue­ran­no ad esse­re mes­si in evi­den­za o comun­que non pena­liz­za­ti, crean­do di fat­to, secon­do cri­te­ri che non sono per nul­la chia­ri, una lista di, pochi, di serie A ed una, ampia, di serie B. Altra cat­ti­va noti­zia per gli edi­to­ri mino­ri e le testa­te loca­li. Come ave­va­mo pro­va­to a spie­ga­re poco pri­ma del­la pau­sa nata­li­zia, divie­ne dun­que anco­ra più impor­tan­te, se pos­si­bi­le, non lavo­ra­re su Face­book per dra­ga­re traf­fi­co ben­sì per coin­vol­ge­re e con­vin­ce­re le per­so­ne del­la bon­tà e del­la rile­van­za dei con­te­nu­ti del pro­prio new­sbrand. Acqui­si­sce fon­da­men­ta­le impor­tan­za lavo­ra­re a livel­lo di social liste­ning e, soprat­tut­to, social media mining, estraen­do infor­ma­zio­ni e dati e si ren­de impre­scin­di­bi­le lavo­ra­re per favo­ri­re le con­di­vi­sio­ni dei pro­pri con­te­nu­ti affin­ché i con­te­nu­ti del pro­prio new­sbrand arri­vi­no alle per­so­ne gra­zie ai loro con­tat­ti. Anche l’uti­liz­zo dei grup­pi divie­ne ele­men­to da non tra­scu­ra­re così come com­ples­si­va­men­te la pia­ni­fi­ca­zio­ne del­la ricer­ca di alter­na­ti­ve al social più popo­lo­so del pia­ne­ta. Gio­ca­re in casa d’altri con rego­le fumo­se non è mai sta­to diver­ten­te e inte­res­san­te. Ora, in caso di dub­bi, ne abbia­mo la cer­tez­za.
  • È la Rete, bel­lez­za, e tu non ci puoi fare nien­te — Il libro di Mau­ri­zio Bol­dri­ni, gior­na­li­sta, inse­gnan­te di Gior­na­li­smo e Nuo­vi Media all’Università di Sie­na, “Dal­la Car­ta alla Rete: anda­ta e ritor­no”, entra nel meri­to del­la cri­si edi­to­ria­le e socia­le, non per rima­ne­re iner­ti di fron­te all’epidemia che l’ha inve­sti­ta, ma per indi­ca­re solu­zio­ni e nuo­ve pra­ti­che pro­fes­sio­na­li. Nel­la recen­sio­ne si ricor­da che, per colo­ro che non aves­se­ro anco­ra ben chia­ra la dif­fe­ren­za fra gior­na­li­smo su car­ta e su web, Cra­w­ford Kilian, un esper­to di edi­to­ria cana­de­se, ha imma­gi­na­to un otti­mo para­go­ne per spie­gar­la: «pro­dur­re un gior­na­le su car­ta è come muo­ver­si lun­go una stra­da per anda­re dal pun­to A al pun­to B. Pos­sia­mo vede­re quel­lo che sta vici­no alla stra­da, ma il nostro obiet­ti­vo prin­ci­pa­le è di arri­va­re a desti­na­zio­ne in tem­po. Orga­niz­za­re le stes­se noti­zie sul web è come sor­vo­la­re la stra­da in eli­cot­te­ro, cosa che ci con­sen­te di vede­re anche i din­tor­ni e di atter­ra­re dove voglia­mo. Ogni arti­co­lo non deve descri­ve­re solo la stra­da, ma deve ave­re anche link di appro­fon­di­men­to che ci por­ti­no nei din­tor­ni, con­sen­ten­do­ci di fer­mar­ci nei luo­ghi che ci sem­bra­no più inte­res­san­ti e ai qua­li la stra­da prin­ci­pa­le non con­du­ce». Cry­stal clear, dico­no gli anglo­sas­so­ni.
  • La rile­van­za cul­tu­ra­le ed eco­no­mi­ca del­lo user gene­ra­ted con­tent — Frut­to del­le atti­vi­tà crea­ti­ve degli uten­ti [user-gene­ra­ted con­tent], i video di Mine­craft costi­tui­sco­no un gene­re ver­na­co­la­re di straor­di­na­ria popo­la­ri­tà su You­Tu­be. Non a caso, sul sito di video sha­ring, il ter­mi­ne Mine­craft è secon­do il più cer­ca­to dopo “music”: il sito ospi­ta oltre 54 milio­ni di video Let’s Play dedi­ca­ti a Mine­craft. Ana­lo­go suc­ces­so su Twitch, sito di strea­ming video­lu­di­co acqui­sta­to da Ama­zon nel 2014 per 970 milio­ni di dol­la­ri. Negli Sta­ti Uni­ti, l’enorme popo­la­ri­tà dei Mine­craft videos pre­oc­cu­pa i respon­sa­bi­li dei net­work “tra­di­zio­na­li” [pay tv inclu­se], in quan­to atte­sta il fero­ce decli­no del con­su­mo tele­vi­si­vo tra i gio­va­ni e gio­va­nis­si­mi, che ai car­to­ni ani­ma­ti pro­dot­ti da Disney e Nic­ke­lo­deon pre­fe­ri­sco­no con­te­nu­ti gra­tui­ti, basa­ti sui video­gio­chi, acces­si­bi­li con un click su tablet e smart­pho­ne attra­ver­so la for­mu­la dell’on demand. Non a caso, l’effetto com­bi­na­to di You­Tu­be e Twitch sta inflig­gen­do col­pi a ripe­ti­zio­ne all’industria sta­tu­ni­ten­se, cau­san­do tra le altre cose una pro­gres­si­va ridu­zio­ne del­le sot­to­scri­zio­ni ai ser­vi­zi via cavo e satel­li­te: tra il 2015 e il 2017, un milio­ne di uten­ti ha can­cel­la­to il pro­prio abbo­na­men­to. Il feno­me­no dei Mine­craft videos non atte­sta solo la rile­van­za cul­tu­ra­le ed eco­no­mi­ca del­lo user gene­ra­ted con­tent nell’era digi­ta­le, ma esem­pli­fi­ca le teo­rie sul­le cul­tu­re par­te­ci­pa­ti­ve, sul­la con­ver­gen­za e sul­la tran­sme­dia­li­tà for­mu­la­te da Hen­ry Jen­kins a par­ti­re dagli anni Novan­ta, sen­za dimen­ti­ca­re le pra­ti­che di free labour descrit­te da Tizia­na Ter­ra­no­va nel semi­na­le “Cul­tu­ra del net­work. Per una micro­po­li­ti­ca dell’informazione”.  La cir­co­la­zio­ne di video pro­dot­ti gene­ra in modo diret­to e indi­ret­to valo­re sim­bo­li­co [sta­tus, repu­ta­zio­ne] ed eco­no­mi­co sia per i pro­du­cer [fan] sia per il publi­sher [l’azienda]. In caso di dub­bi sul valo­re degli user-gene­ra­ted con­tent, e del­la gami­fi­ca­tion.
  • In che modo pos­sia­mo avvia­re la tra­sfor­ma­zio­ne digi­ta­le di un ser­vi­zio met­ten­do al cen­tro i biso­gni degli uten­ti? — Pro­get­tia­mo pro­dot­ti e ser­vi­zi digi­ta­li, anzi, sem­pre di più “fisi­co-digi­ta­li” e ci occu­pia­mo anche dell’aspetto, inten­dia­mo­ci. Ma solo alla fine del per­cor­so. Ci arri­via­mo dopo aver capi­to qua­li rela­zio­ni il nostro pro­dot­to dovrà ave­re con le cose e le per­so­ne. Il nostro per­cor­so par­te dai biso­gni del­le per­so­ne e ci por­ta a ragio­na­re sul­le fun­zio­ni che il pro­dot­to potrà assol­ve­re per risol­ver­li. All’estero, dove la paro­la desi­gn è asso­cia­ta più diret­ta­men­te alla pro­get­ta­zio­ne, que­sta visio­ne del­le cose si chia­ma user cen­te­red desi­gn: le per­so­ne sono al cen­tro del­la pro­get­ta­zio­ne. Que­sto modo di lavo­ra­re por­ta inno­va­zio­ne. Se Hen­ry Ford fos­se par­ti­to dal­le solu­zio­ni, avreb­be inven­ta­to una nuo­va raz­za di caval­li velo­ci e resi­sten­ti, non un’automobile per le mas­se. Se par­ti dal­le solu­zio­ni in gene­re ten­di a rifa­re quel­lo che ha già fat­to qual­cun altro. Se pro­prio ti va bene, lo fai un po’ meglio. Ma per­ché inno­va­re è impor­tan­te? Per­ché suc­ce­de spes­so che nel frat­tem­po il modo di risol­ve­re il pro­ble­ma a cui ti sei ispi­ra­to sia invec­chia­to, cioè non sia più in gra­do di rispon­de­re in modo ade­gua­to ai biso­gni del­le per­so­ne. I biso­gni evol­vo­no di con­ti­nuo, ma seguo­no tra­iet­to­rie che è pos­si­bi­le rico­no­sce­re, se si guar­da dal­la giu­sta pro­spet­ti­va. Per que­sta ragio­ne iden­ti­fi­ca­re cor­ret­ta­men­te i biso­gni è un lavo­ro deli­ca­to, che va com­piu­to attra­ver­so tec­ni­che spe­ci­fi­che deri­va­te dal­la ricer­ca etno­gra­fi­ca. Que­sto modo di lavo­ra­re ci fa gua­da­gna­re fidu­cia. Solo quan­do le met­tia­mo al cen­tro del­la pro­get­ta­zio­ne le per­so­ne ten­do­no ad ave­re fidu­cia nel nostro lavo­ro: se abbia­mo lavo­ra­to bene lo vedran­no come la pos­si­bi­le solu­zio­ne ai loro pro­ble­mi. In un ambien­te in cui pos­sia­mo sce­glie­re libe­ra­men­te fra infi­ni­te con­nes­sio­ni pos­si­bi­li, l’unico cri­te­rio è la fidu­cia. Da leg­ge­re e rileg­ge­re l’ottimo con­tri­bu­to di Fede­ri­co Bada­lo­ni che tra le altre cose esem­pli­fi­ca sve­lan­do il “die­tro le quin­te” del recen­te resty­ling di Repub­bli­ca e del lan­cio del­la web app a paga­men­to “Rep”.
  • Social media mar­ke­ting fat­to bene — L’intelligente iro­nia sui social del Por­de­no­ne Cal­cio, uni­ti a l’impresa sfio­ra­ta a San Siro in Cop­pa Ita­lia, han­no fat­to par­la­re mol­to ver­so la fine dell’anno. Ecco che allo­ra l’intervista a Mar­co Miche­lin, respon­sa­bi­le comu­ni­ca­zio­ne del­la squa­dra di cal­cio, pre­sen­ta moti­vo d’interesse. Dopo aver spie­ga­to che la fon­te d’ispirazione sono i social dell squa­dre del­la Bun­de­sli­ga, del cam­pio­na­to tede­sco, Miche­lin dice che «Ogni post è chia­ro che deve esse­re facil­men­te com­pren­si­bi­le. L’incubo più gran­de è quel­lo di fare un tweet sim­pa­ti­co ma che maga­ri capi­sci solo tu. Deve esse­re imme­dia­ta­men­te com­pren­si­bi­le». Pro­se­guen­do «La socie­tà ci ha dato tut­ta la liber­tà orga­niz­za­ti­va e di espres­sio­ne, cosa rara que­sta. Come respon­sa­bi­le comu­ni­ca­zio­ne sono più sen­si­bi­le alla mate­ria e sono io a pro­por­re le azio­ni. In que­sto perio­do il pre­si­den­te ha avu­to un ruo­lo impor­tan­te per­ché non ha fre­na­to que­sto impe­to qua­si incon­trol­la­bi­le. Inve­ce ci ha inco­rag­gia­ti, quan­do vede­va in ante­pri­ma quel­lo che avrem­mo pub­bli­ca­to ride­va con noi, ci dice­va che era mol­to bel­lo. In que­ste ini­zia­ti­ve sono sta­ti coin­vol­ti tut­ti, dai col­le­ghi d’ufficio ai gio­ca­to­ri, allo staff tec­ni­co». Muta­tis mutan­dis, quel­lo che è suc­ces­so quan­do ho fat­to il social media edi­tor a La Stam­pa, gra­zie al sup­por­to impa­ga­bi­le di Mario Cala­bre­si e Mar­co Bar­daz­zi ed alla col­la­bo­ra­zio­ne e l’affiatamento di tut­ti i gior­na­li­sti del quo­ti­dia­no.  Il social media mar­ke­ting fat­to bene nasce dal­la testa dell’organizzazione e si fina­liz­za gra­zie al coin­vol­gi­men­to di tut­ta la strut­tu­ra. Non ci sono scor­cia­to­ie o truc­chi.
  • I pro­ble­mi dell’informazione spie­ga­ti bene —  Pew Research ha pub­bli­ca­to i risul­ta­ti di uno stu­dio in 38 nazio­ni, Ita­lia com­pre­sa, sul­la per­ce­zio­ne che le per­so­ne han­no del­la coper­tu­ra gior­na­li­sti­ca dei fat­ti lega­ti alla poli­ti­ca. Emer­ge come gran par­te dica di vole­re un ser­vi­zio di infor­ma­zio­ne che copra que­stio­ni poli­ti­che in un modo che non favo­ri­sce un par­ti­to poli­ti­co o un altro, ma in mol­ti di que­sti Pae­si si riti­ne che ci sia evi­den­te par­ti­gia­ne­ria ed è for­te la divi­sio­ne rela­ti­va­men­te a se i publi­sher copra­no la poli­ti­ca in modo equo. Glo­bal­men­te, poco più del­la la metà [52%] ritie­ne che i pro­pri mez­zi di infor­ma­zio­ne stia­no facen­do bene in tal sen­so. Per­cen­tua­le che in Ita­lia scen­de addi­rit­tu­ra al 36%. Il rap­por­to Pew di gio­ve­dì ha anche rile­va­to alcu­ne altre ten­den­ze di con­su­mo dei media rile­van­ti a livel­lo mon­dia­le: 1) Le per­so­ne sono più inte­res­sa­te alle noti­zie nazio­na­li e loca­li che alle noti­zie inter­na­zio­na­li; 2) I tas­si di uti­liz­zo dei social media per otte­ne­re noti­zie non sono col­le­ga­ti allo sta­to eco­no­mi­co nazio­na­le di un pae­se. Nel­le eco­no­mie emer­gen­ti e in via di svi­lup­po è pro­ba­bi­le che uti­liz­zi­no i social media per le noti­zie come quel­le avan­za­te [33% e 36%, rispet­ti­va­men­te — 45% in Ita­lia]. Pren­de­re nota ed agi­re di con­se­guen­za per “risor­ge­re”.
  • Spe­gne­re i Social? — A distan­za di pochi gior­ni l’uno dall’altro due cele­bri­ties han­no spen­to i loro cana­li social. Da un lato Meghan Mar­kle dice addio ai social.  Ken­sing­ton Pala­ce ha con­fer­ma­to che la pro­mes­sa spo­sa del prin­ci­pe ingle­se Har­ry ha chiu­so i suoi account su Face­book, Twit­ter e Insta­gram per met­ter­si al pas­so con le rego­le impo­ste dal­la fami­glia rea­le. Nes­sun mem­bro del­la ‘Royal Fami­ly’ pos­sie­de infat­ti un account per­so­na­le sui social media. Dall’altro lato Hamil­ton svuo­ta i suoi pro­fi­li Twit­ter e Insta­gram da 10 milio­ni di fol­lo­wer: e non spie­ga per­ché.  I suoi account uffi­cia­li su Twit­ter ed Insta­gram sono infat­ti sta­ti svuo­ta­ti: nes­su­na foto o video e nes­sun tweet. Per un cam­pio­ne che può van­ta­re 5.26 milio­ni di fol­lo­wer su uno e 5.7 milio­ni sull’altro social media biso­gna ammet­te­re che è un gesto piut­to­sto biz­zar­ro. Fa ecce­zio­ne Face­book, dove però il cam­pio­ne del mon­do non sem­bra però aver aggior­na­to nul­la dal 25 dicem­bre a que­sta par­te. In pas­sa­to que­sto tipo di gesto lo fece­ro can­tan­ti come Miley Cirus e attri­ci come Demi Lova­to, sen­za con­ta­re il cele­bre gesto del­la model­la austra­lia­na Esse­na O’Neill la qua­le nel 2015 spie­gò il suo gesto di can­cel­la­zio­ne e svuo­ta­men­to del suo pro­fi­lo Insta­gram con la fra­se «Social Media Is Not Real Life». Per un Gian­ni Moran­di che bril­la sui social ci sono cen­ti­na­ia di per­so­nag­gi famo­si che chia­ra­men­te non sono in gra­do di gesti­re la pro­pria imma­gi­ne e repu­ta­zio­ne sui social e che, secon­do me, fareb­be­ro meglio ad affi­dar­ne la gestio­ne a chi è esper­to al riguar­do. In fon­do si trat­ta di un brand da tute­la­re e svi­lup­pa­re per­chè non far­lo nel modo giu­sto inve­ce che fug­gi­re a gam­be leva­te in modo mal­de­stro?

 

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification. Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].

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