Quando il Giornalismo Sposa l’Impresa

Con­ti­nua ad appro­fon­dir­si la cri­si del­la pro­fes­sio­ne gior­na­li­sti­ca tra­di­zio­na­le, con la cre­sci­ta inten­sa del lavo­ro auto­no­mo sot­to­pa­ga­to, diven­ta­to una gran­de sac­ca di pre­ca­ria­to, con 8 lavo­ra­to­ri auto­no­mi su die­ci [l’82.7%] che dichia­ra­no red­di­ti infe­rio­ri a 10.000 euro all’anno, secon­do il rap­por­to sul­la pro­fes­sio­ne gior­na­li­sti­ca in Ita­lia.

Le poche novi­tà posi­ti­ve ven­go­no da ini­zia­ti­ve di gior­na­li­smo loca­le ed iper-loca­le spes­so con­dot­te dal giornalista/imprenditore, che com­bat­te con i con­ti che non tor­na­no per la pub­bli­ci­tà insuf­fi­cien­te e con la pau­ra del­le cau­se che pos­so­no arri­va­re dai dipen­den­ti se i con­trat­ti non sono suf­fi­cien­te­men­te “blin­da­ti”, ed infat­ti nel­la mag­gior par­te dei casi, secon­do la ricer­ca sul gior­na­li­smo onli­ne, con­dot­ta dal­la com­mis­sio­ne “gior­na­li­smi” del Con­si­glio Nazio­na­le dell’Ordine dei Gior­na­li­sti, sola­men­te il 14% del­le testa­te ana­liz­za­te dichia­ra un fat­tu­ra­to supe­rio­re ai 100.000 euro annui.

Situa­zio­ne ampia­men­te con­fer­ma­ta, se neces­sa­rio, dall’ana­li­si per il perio­do che va dal 2012 al 2017 con­dot­ta del cen­tro stu­di di Medio­ban­ca sui prin­ci­pa­li player dell’editoria del nostro Pae­se, con l’anno appe­na tra­scor­so che qual­cu­no ha defi­ni­to l’annus hor­ri­bi­lis dei gior­na­li, anche di quel­li onli­ne.

Se dun­que l’industria dell’informazione non pare allo sta­to attua­le aver ritro­va­to la luce e gli sboc­chi pro­fes­sio­na­li sono di con­se­guen­za estre­ma­men­te ridot­ti, se non nul­li, con tagli occu­pa­zio­na­li che pur­trop­po pro­se­gui­ran­no anche nel 2018, que­sto non signi­fi­ca che la pro­fes­sio­ne gior­na­li­sti­ca non abbia un futu­ro, anzi.

L’evoluzione con­ti­nua che ha inte­res­sa­to il set­to­re del­la comu­ni­ca­zio­ne negli ulti­mi anni e la gran­de rivo­lu­zio­ne avve­nu­ta nel pano­ra­ma dei media si è carat­te­riz­za­ta, anche, per l’esplosione di bran­ded con­tent e più in gene­ra­le di quel­lo che vie­ne rac­col­to nel­la defi­ni­zio­ne di brand jour­na­li­sm.

Di brand jour­na­li­sm si par­la ormai da parec­chi anni come un feno­me­no che da un lato con­fer­ma la pro­gres­si­va disin­ter­me­dia­zio­ne in atto e dall’altro lato come con­se­guen­za for­ma­le e sostan­zia­le del muta­men­to dell’atteggiamento del con­su­ma­to­re nei con­fron­ti del mes­sag­gio pub­bli­ci­ta­rio tra­di­zio­na­le.

Il pas­sag­gio da brand a media e del brand jour­na­li­sm fa diven­ta­re i brand edi­to­ri di se stes­si, gene­ran­do con­te­nu­ti esclu­si­vi e adat­tan­do il loro sto­ry­tel­ling all’interattività del­la rete e dei social media, cam­bia il modo di comu­ni­ca­re, di rela­zio­nar­si con le per­so­ne, tra impre­sa e pub­bli­co. Moda­li­tà adot­ta­ta ormai da mol­te impre­se, sia a livel­lo inter­na­zio­na­le che nel nostro Pae­se, che si inse­ri­sce in una più ampia stra­te­gia di con­tent mar­ke­ting. Sono ormai nume­ro­sis­si­mi, anche in Ita­lia, i casi, come Mole­ski­ne con The Tow­ner, ENI con Eni­day, Sor­ge­nia con Sor­ge­niaUP, San Pel­le­gri­no con In a Bot­tle, PAM con PAM Pano­ra­ma, P&> con Vic­to­ria e Voda­fo­ne con Voda­fo­ne News, solo per citar­ne alcu­ni. Con AGI, l’agenzia di stam­pa con­trol­la­ta da ENI, che a fine 2017 ha aper­to una nuo­va divi­sio­ne, una busi­ness unit dedi­ca­ta pro­prio a tut­to que­sto.

Se le oppor­tu­ni­tà esi­sto­no non vi è dub­bio che la pri­ma com­pe­ten­za, irri­nun­cia­bi­le del brand jour­na­li­st è che sia un gior­na­li­sta, per­ché è quel­lo che deve fare, però per natu­ra e obiet­ti­vi il brand jour­na­li­sm è sen­si­bil­men­te diver­so da quel­lo del gior­na­li­smo tra­di­zio­na­le con atten­zio­ne ad aspet­ti qua­li le stra­te­gie azien­da­li e il mar­ke­ting, che poco o nul­la han­no a che vede­re con il gior­na­li­smo in sen­so stret­to. Ecco che allo­ra sono richie­ste cono­scen­ze e com­pe­ten­ze diver­se che inte­gri­no ed affi­ni­no quel­le clas­si­che del gior­na­li­smo. Com­pe­ten­ze che mol­to spes­so chi è gior­na­li­sta non pos­sie­de o comun­que pos­sie­de solo in mini­ma par­te.

Da que­sta area di biso­gno nasce l’idea di Data­Me­dia­Hub, in col­la­bo­ra­zio­ne con Asso­cia­zio­ne Stam­pa Roma­na e AGI come media part­ner, di un master in gior­na­li­smi & comu­ni­ca­zio­ne cor­po­ra­te: “Dal Brand Jour­na­li­sm alle Digi­tal PR, quan­do il Gior­na­li­smo Spo­sa l’Impresa”.

Con un cor­po docen­ti di stan­ding ele­va­to con anni di espe­rien­za alle spal­le, e testi­mo­nian­ze di auto­re­vo­li esper­ti del mon­do del­la comu­ni­ca­zio­ne e del gior­na­li­smo, il pro­gram­ma del master uni­sce visio­ne stra­te­gi­ca a ope­ra­ti­vi­tà come per­cor­so post-expe­rien­ce rivol­to in par­ti­co­la­re a mana­ger, impren­di­to­ri, con­su­len­ti e gior­na­li­sti che voglio­no pro­get­ta­re una brand expe­rien­ce gra­zie ai mez­zi ed agli stru­men­ti offer­ti dal digi­ta­le.  Un’opportunità di aggior­na­men­to e riqua­li­fi­ca­zio­ne pro­fes­sio­na­le che gra­zie alla for­mu­la wee­kend rap­pre­sen­ta la solu­zio­ne idea­le per colo­ro che devo­no con­ci­lia­re l’esigenza di aggior­na­men­to con lo svol­gi­men­to del­la pro­pria atti­vi­tà lavo­ra­ti­va.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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