Post-it

Pocket

Una selezione ragionata delle notizie su media, giornalismi e comunicazione da non perdere, commentate.

  • Notizie da paura - L’ Osservatorio di Pavia ha diffuso verso fine 2017 il "Quinto rapporto Carta di Roma 2017". Dal rapporto emerge come il 2017 abbia come cifra espressiva quella dell’accusa “strillata” che amplifica i rancori e oscura la pacatezza dei toni, unico antidoto alla diffusione di stereotipi e discriminazioni. La presenza di una narrazione allarmistica è stata rilevata nei casi in cui i titoli/articoli stabiliscono una connessione con il terrorismo, la criminalità, “l’invasione”, il degrado, la diffusione delle malattie e la minaccia all’ordine pubblico. Focalizzando l’attenzione sulla discriminazione, dall’analisi dei titoli effettuata sono emerse principalmente quattro aree di associazioni denigranti nei confronti dei migranti, alcune delle quali diffondono, intenzionalmente o meno, affermazioni offensive e discriminatorie: religione; violenza; i costi; le malattie. Sui telegiornali la visibilità del fenomeno migratorio si attesta su 3.713 le notizie dedicate al tema dell’immigrazione, quasi mille notizie in più rispetto al 2016, con un incremento del 26%. Nei quotidiani, nel 2017, circa il 44% ha riguardato la gestione dei flussi migratori [prima voce nel 2017 con il 44%] mentre la criminalità e sicurezza si attesta come terza voce con il 16%. Entrambe queste macro aree raddoppiano in termini percentuali rispetto all'anno precedente. La ricerca di notizie relativamente a "Quinto rapporto Carta di Roma 2017" evidenzia come, tranne Business Insider Italia, nessuna testata giornalistica abbia trattato il tema ed anche il Foglio, che ne ha parlato ieri, titola in prima pagina «L’Italia è meglio di come la dipinge la tivù» tralasciando quasi del tutto nel testo dell'articolo come anche i giornali abbiano avuto un ruolo determinante in tal senso. Notizie da paura per il giornalismo nostrano che alimenta la conflittualità sociale salvo poi vergognarsene e nasconderle, come d'abitudine.
  • Giri di concessionarie nel nuovo anno - Il 2018 porta tra i quotidiani un giro di nuove concessionarie responsabili delle inserzioni pubblicitarie. Diventerà operativo l’ accordo per la raccolta delle campagne nazionali tra il Giornale pubblicato da Paolo Berlusconi e Sport Network, concessionaria dell’ editore di TuttoSport e Corriere dello Sport Roberto Amodei, che soprattutto entra col 10% nell’azionariato dell’ editrice Società europea di edizioni [See] di Paolo Berlusconi. Sport Network si consolida in Lombardia e nel Nord Italia, sempre da gennaio, anche grazie al nuovo incarico con Libero, per la sua raccolta nazionale  - prima seguita dalla System 24 del gruppo Sole 24 Ore - e per quella online, secondo quanto risulta a ItaliaOggi. Aggiungendo a Giornale e Libero anche il Tempo, che come Libero parte del gruppo Angelucci, Sport Network si rafforza così non solo nell’area dei quotidiani ma soprattutto copre il segmento editoriale dalle testate più conservatrici fino a quelle più progressiste come il Fatto Quotidiano in versione cartacea. Peraltro, a proposito di giri di concessionarie, la versione online del Fatto cambia spostandosi da AdUX [già HiMedia] a Moving Up. Se tra i vari incarichi di Moving Up c’ è anche la raccolta per la versione online del Foglio, nel caso di Sport Network il rafforzamento della società nei quotidiani si abbina a un presidio già in atto sul fronte televisivo, per esempio con le tv areali ex Publishare.  Nella mia esperienza lavorare con una concessionaria è quasi sempre una pessima scelta poichè, soprattutto se questa è di proprietà di un altro [news]brand, tenderà sempre a privilegiare un altro mandato al proprio.  C'è molto da fare, anche, su questo fronte.
  • Il futuro è un post sponsorizzato? - Secondo diversi studi e ricerche di mercato, come quelle condotte di recente dalle agenzie L2 e Mediakix, il valore degli affari generati dal marketing degli influencer nel 2019 si attesterà tra i 2 e i 2.3 miliardi di dollari, di fatto raddoppiando in poco più di due anni il fatturato stimato per il 2017, che era intorno al miliardo di dollari. Questo significa che i nostri feed e le nostre timeline saranno sempre più popolate da contenuti sponsorizzati, provenienti dalle personalità social che sceglieremo di seguire ma anche dai giornali, in uno spettro ampissimo che va da Fedez a Selena Gomez e passa per i quotidiani e le riviste che leggiamo. In specifico riferimento a giornali e giornalisti, Steve Dool su Fashionista ha provato a fare un’analisi a partire dalle esperienze personali di alcuni editor e influencer di importanti media americani, disegnando un panorama molto variegato, all’interno del quale coesistono giornali che impediscono ai propri impiegati di ricevere doni di nessun tipo a titolo personale [i quotidiani come il New York Times, per esempio] e altri che invece incentivano la figura del giornalista/influencer, in particolar modo se ha un cospicuo seguito social.  La credibilità e la trasparenza sono le basi della fiducia e non a caso sono i "micro-influencer" coloro che creano maggior engagement, e dunque, a parità di condizione, hanno maggior efficacia ai fini della comunicazione d’impresa, proprio perché le persone riconoscono maggior credibilità a questi. La via più rapida, quella di far diventare le operazioni di influencer marketing esclusivamente un "paid channel", non funziona. Il futuro non è in un post sponsorizzato, almeno non nei termini attuali.
  • Data visualization - La raccolta, pulizia e sistematizzazione dei dati sono la base per costruire un data set per il proprio lavoro. Ma, ormai da qualche anno, questo lavoro si conclude con la relativa rappresentazione grafica dei dati che consenta ai lettori, alle persone di comprendere a colpo d'occhio, letteralmente, il significato ed il valore di questi. Un dettaglio non trascurabile che purtroppo è stato troppo spesso tradito da realizzazioni approssimative, ad essere magnanimo, in virtù del fatto che le infografiche hanno un potere di diffusione maggiore rispetto ad altri contenuti e che le rendono dunque, come si suol dire, "virali". In aiuto arriva ora  The Data Viz Project, sito inizialmente creato ad uso interno che solo di recente è stato aperto a tutti, che offre più di 150 diverse soluzioni di visualizzazione, che possono essere ricercate per tipo di data set, input, funzione oppure forma per costruire infografiche. Una sorta di Wikipedia della visualizzazione dei dati che costituisce una risorsa importante.
  • Google Chrome con AdBlock dal 15 Febbraio 2018: cosa cambierà per gli editori online? - È ufficiale: a partire dal 15 Febbraio 2018, Chrome rimuoverà dai siti web tutti gli annunci pubblicitari non conformi agli standard della Coalition for Better Ads. In pratica, se all’interno dell’Ad Experience Report della Search Console di Google il tuo sito risulta “non conforme” per più di 30 giorni, chi lo visita con Chrome non vedrà più i banner che hai inserito nelle pagine stesse del sito: ovviamente puoi sistemare il problema togliendo gli annunci pubblicitari fastidiosi ed intrusivi dal tuo sito e chiedendo a Google di revisionarlo nuovamente; se è tutto OK uscirai da tale “penalizzazione. Nell'analisi al riguardo vengono ipotizzati due possibili scenari. Uno "virtuoso", in cui il budget pubblicitario si sposterà dai formati fastidiosi e intrusivi verso quelli accettati da Better Ads, ottenendo come risultato che gli editori online continueranno a guadagnare le stesse cifre di prima [quelli “virtuosi” guadagneranno più di prima], ma i siti saranno molto più belli e meno pieni di banner che spuntano come funghi, ed uno "pessimista", nel quale invece il budget pubblicitario non si sposterà dai formati fastidiosi e intrusivi verso quelli accettati da Better Ads. Come si è abituati a dire, con Gramsci, la scelta è tra il pessimismo della ragione e l'ottimismo della volontà. Speriamo che questa volta editori ed investitori pubblicitari facciano, finalmente, prevalere quest'ultima.
  • Startup al palo in Italia - Per anni startup è stata la parola "magica", sinonimo di dinamismo, voglia e possibilità di fare in un contesto sociale che, volenti o nolenti, spinge i giovani, ma non solo loro, all'auto-imprenditorialità. Ebbene, anche questo sogno pare svanire davanti alla realtà.  Infatti, nel 2017 sono stati investiti 110.8 milioni in startup italiane, 68 milioni in meno rispetto ai 178 milioni del 2016. È la prima volta negli ultimi tre anni che si assiste ad un’inversione di marcia rispetto alla crescita degli investimenti in neo imprese innovative. Il primo dato disponibile sugli investimenti in venture capital è del 2012, e con questo dato l’Italia del 2017 ha investito esattamente gli stessi soldi che cinque anni fa. Cala il numero delle operazioni [67 contro 74], cala il numero degli investimenti medi in capitale di rischio [circa 700mila euro da 900mila].  Le oltre 10mila startup italiane non trovano finanziatori. E i cento milioni investiti negli ultimi 12 mesi portano l’Italia ad un abisso di distanza rispetto ai principali paesi europei, con Francia, Germania e Regno Unito che investono oramai stabilmente cifre superiori ai due miliardi di euro ogni anno. Che startup, innovative o meno, fosse purtroppo una buzzword, un termine di cui riempirsi la bocca o peggio celare una realtà molto diversa, provavo a spiegarlo poco meno di tre anni fa. Non era una previsione difficile a farsi.
  • I consumi di information technology in Italia - Findomestic, nel suo rapporto annuale "Osservatorio Consumi 2018", fotografa la situazione dei principali mercati, fornendo il dettaglio dei diversi segmenti. Un capitolo è dedicato in maniera specifica all'information technology e consente dunque di fare il punto specifico su quest'area di consumi nel nostro Paese. Secondo quanto riportato, il mercato dell’information technology dovrebbe chiudere il 2017 con un rafforzamento della caduta del fatturato [-4.5%] ed una contrazione sui volumi di vendita [-8.7%]. Il mercato di prodotti IT delle famiglie dovrebbe mettere a segno per il 2017 un risultato altrettanto deludente [-3.9% sul fatturato e -9.4% in volume]. La domanda è penalizzata dai tablet, prodotto tipicamente consumer, che rafforzano il trend negativo in atto ormai già da alcuni anni, e dai pc portatili che calano in volumi e a valore, dopo il rimbalzo dello scorso anno sostenuto dalla necessità di sostituzione del parco. Diversamente da altri mercati, la dinamica per canali è allineata, riportando quindi risultati negativi anche per l’e-commerce. Anche elettronica di consumo e telefonia non brillano, anzi, calando a volumi in entrambi i casi. Il digitale che avanza...

 

Social

Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
Social

Latest posts by Pier Luca Santoro (see all)

About Pier Luca Santoro 3136 Articoli
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification. Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].

Commenta per primo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: