Esiste un “Effetto Papa Francesco” Anche nel Pluralismo Sociale in Televisione?

La TV tradizionale, si sa, si è confermata anche nel 2017 regina dei consumi mediatici da parte degli italiani con il suo 92,2% di penetrazione rispetto al 75,2 di Internet e il 35,8 dei quotidiani.

Da diversi anni, l’AGCOM, l’autorità garante nelle comunicazioni, pubblica mensilmente i dati relativi al pluralismo sociale in televisione, monitorando le principali emittenti del nostro Paese, in particolare tutte le edizioni dei telegiornali e alcuni programmi extra-Tg.

Come indica la stessa autorità, il pluralismo sociale monitorato fa riferimento alla rappresentazione che i media – in questo caso le emittenti televisive nazionali – offrono delle diverse articolazioni sociali e culturali presenti nella società.

Tra le 22 macro-categorie dei soggetti AGCOM analizzati, oltre ai classici “soggetti e organi costituzionali” (Presidente della Repubblica, del Senato, della Camera, Presidente del Consiglio, Parlamento, ecc.), “partiti, movimenti politici, esponenti di partito italiani” (Senatori a vita, partiti, candidati, movimenti politici, ecc.), “Giustizia” (Consiglio Superiore della magistratura, magistrati, avvocati, tar, ecc.), “Protagonisti sociali” (anziani, bambini, giovani, disabili, immigrati, donne, ecc.), ha attirato la nostra attenzione la numero 10. “Vaticano e altri soggetti confessionali” (Vaticano e Chiesa cattolica, esponenti della religione ebraica, musulmana, ecc.).

A questo proposito ci è sembrato opportuno verificare se anche in questo ambito dell’informazione attraverso i telegiornali della maggiori reti televisive nazionali potesse esistere una sorta di “effetto Francesco”, dato che l’attuale pontefice mantiene un indice di gradimento sui mass media molto alto sin dal giorno della sua elezione (13 marzo 2013).

Abbiamo pertanto analizzato i risultati complessivi (“tempo di antenna”) del tempo di presenza in video dei soggetti della categoria “Vaticano” – ritenendo che la maggior parte dei contenuti riguardassero proprio Papa Francesco – ottenuti dalla somma del “tempo di notizia” (tempo dedicato dal giornalista all’illustrazione di un argomento/evento) e del “tempo di parola” (tempo in cui il soggetto parla direttamente in voce).

Abbiamo isolato i dati disponibili dell’ultimo mese utile (novembre 2017), con lo stesso periodo del 2016 – per verificare un eventuale trend rispetto all’anno precedente – e del 2012, anno in cui era ancora regnante il Papa emerito Benedetto XVI.

Per quanto riguarda tutte le edizioni dei telegiornali RAI (Tg1, Tg2, Tg3, RaiNews), nel mese di novembre del 2017 sono state dedicate al Vaticano (e certamente a Papa Francesco) quasi 9 ore di servizi, per una percentuale del 7,5 rispetto a tutti gli altri soggetti. Il trend è pressoché stabile rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, con un “tempo di antenna” praticamente identico. Il telegiornale RAI che vi dedica più tempo è evidentemente RaiNews, essendo un canale all news e in forza del rullo informativo che lo caratterizza.

La flessione si nota vertiginosamente se si considerano invece i dati relativi al novembre 2012, quando era ancora regnante Papa Benedetto XVI (che ha rinunciato al Soglio pontificio l’11 febbraio dell’anno successivo). Il tempo dedicato complessivamente al Vaticano dai telegiornali RAI è stato in questo caso di 1h e 46 minuti (oltre sette ore in meno rispetto agli ultimi dati disponibili), con una percentuale del 2,3 rispetto a tutti gli altri soggetti.

Lo stesso trend si registra anche sui canali Mediaset (Tg4, Tg5, Studio Aperto, Tgcom24). Nel novembre di quest’anno il “tempo di antenna” concesso al “Vaticano” è stato di quasi 6 ore (6,2%), un’ora in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (8,6%), ma ben 5 ore in più rispetto al 2012, dove la dedicazione era stata di appena 56 minuti (1,8% del totale mensile del pluralismo sociale). Anche in questo caso sono da considerare le esposizioni maggiori che provengono dal canale all news, con la stessa informazione ripetuta più volte nell’arco della giornata.

Il telegiornale di La7, preso singolarmente, lo scorso mese ha dedicato al soggetto “Vaticano” 18 minuti e mezzo (2,4% del totale), rispetto ai circa 40 minuti del novembre 2016 (5,6%): in questo caso il trend è negativo. Si conferma, invece, la bassa considerazione del 2012, con appena 1 minuto di riferimento, lo 0,09% del tempo di antenna totale dedicato a tutti gli altri soggetti.

È pur vero che questa durata “minima” si registra anche negli altri telegiornali – presi anch’essi singolarmente – che non appartengono alle reti ammiraglie, come è il caso, per la RAI, del Tg2 e del Tg3, in cui la durata media del tempo di antenna lungo il mese si attesta intorno ai 30 minuti, a differenza dell’ora e mezza concessa invece dal Tg1. Nel caso di Mediaset, il Tg4 e Studio Aperto registrano una durata media di 10 minuti mensili, nel 2017, rispetto a oltre un’ora del Tg5.

Per quanto riguarda il confronto con altri soggetti, il Vaticano, nel 2017 e nel 2016 si posiziona sempre tra i primi 4 sulle reti RAI e Mediaset, e tra i primi 7 in tutte le edizioni dei telegiornali di La7. Nel 2012 la posizione scendeva all’8º posto per la RAI , 9º per Mediaset e 21º per La7, superato solo dal soggetto “Gente comune” (Intervistati, Altro).

È interessante notare come anche nel confronto con altre “Associazioni di soggetti di rilievo per il pluralismo sociale” (Associazione ambientalista, per la solidarietà sociale, per la difesa dei diritti, per la tutela dei consumatori, per la tutela degli immigrati, minoranza etniche e linguistiche, ecc.) il Vaticano abbia maggiore copertura.

Quest’ultimo soggetto, infatti, nel novembre 2017 ha registrato lo 0,55% di tempo di antenna rispetto al 7,48% del Vaticano sulle reti RAI; e lo 0,61%, rispetto al 7,57 del 2016. Nel 2012 la forchetta era evidentemente più ristretta: 0,82% delle “Associazioni” rispetto al 2,31 del Vaticano.

In casa Mediaset siamo, nel 2017, allo 0,14% delle “Associazioni” rispetto al 6,23 del Vaticano; distanza che aumenta nel 2016 (0,12% rispetto all’8,61%) ed è in trend con le altre del 2012 (0,27% rispetto all’1,8 del Vaticano).

Le distanze nei telegiornali de La7 sono invece 0,26% delle “Associazioni” rispetto 2,4% del totale del tempo di antenna concesso al Vaticano, nel 2017; 0,07% rispetto al 5,61 nel 2016 e praticamente identico sullo 0,10 nel 2012.

Se nel caso del Vaticano si registrano questi alti e bassi, a seconda anche delle reti televisive, c’è un dato che invece resta pressoché stabile, ed è il tempo complessivo riservato principalmente a 3 soggetti: i partiti, gli organi costituzionali e altri soggetti politici non italiani (in questo caso nel 2016). Qui le percentuali di tempo di antenna schizzano al 70% per la RAI (nel 2017, con circa 80 ore di servizi dedicati), al quasi 75% per Mediaset (70 ore del totale di rete), all’80% per La7.

Pertanto, a fronte di un pluralismo sociale italiano che potremmo definire quasi sedentario (rispetto alla politica) da parte dei telegiornali delle maggiori emittenti televisive, l’unico dato che porta un po’ di varietà e di novità è proprio quello che riguarda la Chiesa e il suo esponente per eccellenza, Papa Francesco.

A margine si segnala che è proprio di queste ore la notizia del protocollo d’intesa, valido per tutto il 2018, firmato dalla Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede e la Rai per “promuovere la presenza della Sede Apostolica nel campo mediatico internazionale”, coprendo i maggiori eventi pontifici ed ecclesiali e offrendo tutte le soluzioni tecnologiche più adeguate.

A cominciare dalla Messa della Notte di Natale del prossimo 24 dicembre, presieduta dal Papa, che verrà trasmessa via satellite in formato Ultra HD 4K su Rai 4K e prevede una ripresa sperimentale in 8K.

Giovanni Tridente

Giornalista, si occupa di temi legati all’informazione religiosa; è docente di "Position Papers" nella Facoltà di Comunicazione Istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce, di cui coordina l’Ufficio Comunicazione. Tra altri testi, ha curato il manuale "Teoria e pratica del giornalismo religioso" (Edusc, 2014); il volume "La missione digitale. Comunicazione della Chiesa e social media" (Edusc, 2016) e "#connessi. I media siamo noi" (Edusc, 2017), insieme a Bruno Mastroianni; ed è autore di "Becoming A Vaticanist. Religious information in the Digital Age" (Edusc, 2017).
Giovanni Tridente

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