Google Vs Facebook & i Publisher [in 5 chart]

È stata ripreso dai media di tutto il mondo il comunicato nel quale Facebook ha annunciato ufficialmente che contabilizzerà i ricavi pubblicitari nei Paesi dove li realizza, Italia inclusa naturalmente. Ma la di là delle questioni fiscali c’è un’altra novità che riguarda il social più popoloso del pianeta.

Infatti, secondo i dati pubblicati da  Parse.ly, azienda di digital analytics che ha 2.500 publisher di tutto il mondo tra i propri clienti , da Luglio 2017 è continuato a scendere il traffico che Facebook porta ai siti web degli editori. Tra Febbraio ed Ottobre di quest’anno il traffico generato da Facebook si è ridotto di ben il 25% mentre per contro è cresciuto del 17% quello apportato da Google che torna, dopo tempo, ad essere il principale referral.

Non solo, sempre secondo i dati di Parse.ly, probabilmente anche a causa della crescente adozione da parte degli editori, le AMP, le Accelerated Mobile Pages, di Google segnano addirittura una crescita dell’87% come referral per i siti web degli editori, mentre nello stesso periodo gli Istant Articles restano sostanzialmente stabili perdendo dunque peso specifico.

Inoltre, secondo i dati presentati recentemente al Web Summit Lisbon 2018, Google distribuisce traffico in maniera abbastanza uniforme mentre, al contrario, Facebook è fortemente concentrato sulla cuspide della piramide e dunque penalizza maggiormente i siti dei piccoli editori e dei giornali locali. Altro elemento che sicuramente non gioca a suo favore visto che, tranne in rarissime eccezioni, ahimè, per gli editori la piattaforma social di Menlo Park viene valutata fondamentalmente in funzione del traffico che porta ai loro siti.

Tendenza che in maniera crescente gli editori hanno cercato di contrastare aumentando in maniera esponenziale gli investimenti pubblicitari all’interno di Facebook. Fenomeno, che avevamo già segnalato verso la fine di Ottobre,  che farebbe quasi ridere, visto che da un lato si “tuona”contro gli OTT e dall’altro lato sostanzialmente li si foraggia, se non fosse invece che si tratta purtroppo di una cosa estremamente seria.

Quello che però sta cambiando è che ora gli editori, in maniera crescente, investono non solo per promuovere i propri contenuti giornalistici ma sempre più anche per incrementare le visite al “branded content”, ai contenuti presenti all’interno dei loro siti che sono concepiti ad hoc a partire dai temi e dai valori di comunicazione del brand/azienda.

Fonte di ricavi che attira un numero crescente di editori anche nel nostro Paese come testimonia, ad esempio, la recente nascita di AGIFactory, divisione dell’ agenzia giornalistica di ENI dedicata, appunto, a brand journalism, storytelling, content creation & publishing, per aziende, enti, istituzioni, organizzazioni.

Insomma, se cambiano, si evolvono i parametri di valutazione per la presenza di un newsbrand sui social, altrettanto, seppur a rilento come d’abitudine, cambiano i modelli di business e le fonti di ricavo, con i publisher che offrono o pacchetti con un numero di pagine viste garantite, grazie ai social ads, o propongono offerte differenziate per il traffico sul loro sito ed al di fuori di questo.

Finalmente, dopo tanto girare a vuoto attirati dalle sirene, dalle promesse di guadagno, di Facebook, una buona idea, da “copiare” adattandola alla propria realtà specifica.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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