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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere, commentate.

  • L’era dello scrivere gratis – Quello dello scrivere o non scrivere gratis è uno dei temi più divisivi tra i giovani creativi e lavoratori culturali. Da un lato c’è il campo di chi scrive per la gloria o per la visibilità, oppure, perché no, per l’amore di scrivere; dall’altro chi si scandalizza alla sola idea, questo è un lavoro, perdiana, chiederesti a un idraulico o a un dentista… insomma, conosciamo l’argomentazione. In mezzo c’è una pletora di dorotei, coi loro distinguo: dipende dal caso, se un progetto proprio mi piace, se ha un prestigio tale da valerne la pena, se me lo chiede un amico, o se in quel momento sto già guadagnando tanto per i fatti miei. L’impressione però è che, in questo dibattito, finora ci siamo persi un pezzo. Mentre stiamo ad azzuffarci, su Twitter e su Facebook, sul fatto che sia giusto o meno scrivere gratis, non ci siamo accorti che scrivere gratis è esattamente quello che stiamo già facendo. Su Twitter, su Facebook, su Medium o sui nostri blog. Il dato di fatto è che vivere di scrittura sta diventando sempre più difficile anche perché abbiamo contribuito a creare un ecosistema sovrappopolato di parole scritte gratis.  Anche per questo motivo da qualche mese su DataMediaHub stiamo sperimentando il “pay-per-article”.
  • Innovazione digitale nel retail –  Tra i top retailer crescono le innovazioni a supporto della customer experience in punto vendita [il 91% dei rispondenti ne ha implementata almeno una] come chioschi, touch point e sistemi per l’accettazione di pagamenti innovativi, seguite da quelle di back-end trainate da CRM e sistemi di monitoraggio dei clienti in store. L’innovazione per sviluppare il punto vendita del futuro passa attraverso quattro cantieri: integrazione omnicanale tra il negozio e le iniziative digitali [indicato dal 57% del campione], offerta di nuovi servizi – più o meno – correlati al business del retailer [23%], introduzione e sviluppo di innovazioni digitali [13%] e ideazione e lancio di nuovi format di negozio [7%]. Tra i medio-piccoli retailer, l’investimento in innovazione digitale rappresenta ancora pochi decimi di punto percentuale sul fatturato. A bloccare gli investimenti sono le prospettive di ritorno poco certe, i costi elevati, la mancanza di competenze interne adeguate e la scarsa conoscenza delle innovazioni digitali presenti sul mercato. Nel complesso la spesa in innovazione digitale nel retail vale circa il 20% del totale degli investimenti, ma non raggiunge l’1% del fatturato dei top player. Queste alcune delle evidenze emerse dall’Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e giunto alla sua quarta edizione, che ha condotto un’analisi sui primi 300 retailer per fatturato presenti in Italia con negozi fisici e su 200 medio-piccoli retailer italiani per analizzare la maturità digitale e l’approccio all’innovazione del retail italiano. Cose da fantascienza per la filiera editoriale ferma ancora agli amanuensi con le bolle che si spuntano a mano.
  • Il codice etico di GEDI – Come avevamo anticipato la scorsa settimana, al via il Trust Project, iniziativa nata all’Università di Santa Clara tre anni fa, fondata da gruppo di editori internazionali – tra i quali in Italia ci sono La Stampa e Repubblica. Gli articoli delle testate che aderiscono al Trust Project hanno un bollino che li identifica e conterranno il rimando a una serie di dati aggiuntivi sull’autore [con la sua biografia], le fonti, i principi etici seguiti dalla testata, le eventuali correzioni. Per l’occasione le due testate principali del gruppo GEDI hanno pubblicato il proprio codice etico. Verrà introdotto all’interno dei propri contenuti digitali degli “indicatori di fiducia” che aiuteranno i lettori a scegliere informazioni di qualità, tracciabili e certificate in base al codice stilato dall’organizzazione e condiviso dai partner. Gli indicatori saranno riportati sulle maggiori piattaforme digitali – Google, Facebook, Twitter, Bing – e saranno utilizzati nella presentazione dei risultati agli utenti, in modo da privilegiare contenuti ritenuti autorevoli. Sintetizza Massimo Russo, direttore della divisione digitale del gruppo GEDI: «Rendere gli indicatori visibili non solo agli utenti ma anche in linguaggio machina, leggibile per le grandi piattaforme digitali, ci consentirà di aiutare i motori di ricerca e i social network a riconoscere e a mettere in evidenza un giornalismo di qualità”. Per spuntare le armi alle fake news, contenerne la viralità ma anche assumersi le proprie responsabilità di organo di informazione al servizio dei cittadini». Proseguendo «Questa è una delle cose più importanti che abbiamo fatto quest’anno». Probabilmente è la cosa più importante fatta negli ultimi cinque anni, secondo il mio modesto parere. Finalmente siamo sulla strada giusta, adesso l’importante è far diventare questi “virtuosismi” la norma e perseguire effettivamente il rapporto di interscambio con i lettori.
  • Economia circolare e design – All’interno del modello di economia lineare degli ultimi 250 anni le risorse, abbondanti e a basso costo, hanno spinto la crescita, ma è evidente che questo modello non può continuare. Alle aziende viene richiesto di modificare i propri modelli in un’ottica di economia circolare. Ripensare un business alla luce dei valori a cui si ispira comporta tuttavia una trasformazione tecnica e organizzativa che non può essere raggiunta attraverso piccoli ritocchi, ma che è frutto di una profonda rivoluzione. Per ispirare le aziende e soprattutto le persone che le guidano Fjord, la società di Accenture Interactive che si occupa di design e innovazione, ha elaborato alcune linee guida perché un brand possa rimanere vivo, innescando un circolo virtuoso di crescita economica e sociale. Sei i punti chiave: 1) Ridefinire la missione; 2) Onestà e trasparenza; 3) Distinguersi dalla massa; 4) Sviluppa una strategia per l’economia circolare; 5) Reinventa il tuo business, da un’azienda di prodotti ad una di servizi; Unisci design dei servizi e capacità di agire in un ecosistema. È solo attraverso la riumanizzazione dei processi aziendali che le aziende possono mantenere allineati i propri valori con quelli delle persone a cui si rivolgono e del luogo in cui operano: clienti, dipendenti e il territorio e il mondo che abitano. Dunque per affrontare il cambiamento oggi è necessario cominciare dalle persone.
  • #Glocal17 – Al via da ieri la sesta edizione di Glocalnews, il festival del giornalismo digitale locale di Varese News che festeggia vent’anni di attività, e di successi. Sono tre le giornate dedicate al dibattito, alla scoperta, all’apprendimento e all’approfondimento del giornalismo digitale da un punto di vista locale e più in generale delle dinamiche e dei fenomeni che coinvolgono l’informazione e la comunicazione. Tra le molte cose interessanti dette ieri nella prima giornata di lavori spicca il panel su “business model tra giornalismo locale e comunità” nel quale Roberto Bernabò, che avevamo intervistato al riguardo al lancio dell’iniziativa, e Marianna Bruschi hanno raccontato i primi risultati di NoiMV, progetto di membership, e dunque di community engagement, del Messaggero Veneto. Fino ad oggi circa 28.000 registrati al programma NoiMV. Tra i registrati alla membership della testata locale del gruppo GEDI più uomini che donne, più giovani rispetto lettori edizione stampa. I registrati alla membership del giornale ricevono ogni sabato contenuto approfondito e riservato in formato digitale. È stato aperto un gruppo Facebook dei registrati alla membership del quotidiano con anticipazioni, partecipazione a inchieste ecc. I cittadini partecipano alle riunioni di redazione e sono nate inchieste collaborative tra redazione e cittadini come nel caso la banda larga in Friuli [via]. A margine si segnala che Sabato 18 dalle 09:00 alle 11:00 verrà presentata la ricerca svolta da AgCom, in collaborazione con Anso e Usp, sulle realtà editoriali digitali. Un censimento volto a definire questo settore consente di valorizzare le nuove realtà, in particolare dei quotidiani digitali locali. Essendo stato inserito, incautamente, tra i relatori, se ci siete ci vediamo lì.
  • Gli highlighted shares di Facebook – Facebook introduce negli insights delle fanpage gli “Highlighted Shares” che consentono di visualizzare le top 5 Pagine che hanno condiviso i nostri video con più successo in termini di copertura. Un’altra piccola novità che permette a tutte le pagine Facebook che utilizzano il formato video di seguire le condivisioni native da altre pagine e di avere un report di condivisioni terze, prima impossibile da ottenere. Questi ulteriori dati saranno preziosi da integrare in un eventuale report di performance contenuto video. La funzionalità sarà a breve attiva globalmente e si potrà trovare nel pannello insights delle Pagine Facebook. Al tempo stesso Facebook ha rilasciato una nuova app [e sito] per chi fa video. L’obiettivo di “Creators”, questo il nome dell’app da scaricare, oltre naturalmente ad incentivare ulteriormente in generale la produzione e la condivisione di video sulla propria piattaforma, fornendo degli strumenti che facilitino il lavoro degli “influencer”, a cominciare dal fatto che grazie a Creators, che ha anche una community dedicata, non sarà più necessario “saltellare”, passare, da Facebook ad Instagram, è quello di attaccare in maniera diretta YouTube anche se al momento manca la possibilità di aggiungere contenuti pubblicitari come invece avviene per la piattaforma video di Google. Insomma, ancora una volta si confermano le mire di Facebook per i contenuti video, e naturalmente per i budget pubblicitari attualmente allocati sulla televisione. I broadcaster sono, ampiamente, avvisati, e non solo loro.
  • Per l’UE le indagini sulla morte della giornalista maltese Caruana Galizia sono un fallimento – A un mese esatto dall’omicidio della giornalista investigativa Daphne Caruana Galizia, il parlamento europeo ha espresso “serie preoccupazioni” riguardo la democrazia, la libertà di espressione e lo stato di diritto a Malta. In una risoluzione firmata il 15 novembre dai due terzi dei parlamentari, la polizia maltese è stata criticata per il fallimento di diverse indagini relative a “gravi accuse di corruzione e violazione in materia di antiriciclaggio e vigilanza bancaria.” Un fallimento descritto come “una minaccia allo stato di diritto in un paese membro dell’Ue”. Inoltre, il parlamento europeo ha invitato le autorità maltesi a “fare tutti gli sforzi necessari” per trovare gli esecutori del “barbaro omicidio” di Daphne Caruana Galizia. Il 14 novembre è stata inaugurata a Strasburgo una sala stampa dedicata alla memoria di Caruana Galizia. Un atto concepito per aumentare le pressioni sulla Commissione europea affinché passi al vaglio gli standard democratici di Malta. In ricordo della giornalista maltese, nella mattinata del 16 novembre gli attivisti del gruppo #occupyjustice hanno lasciato una pianta d’alloro davanti all’Auberge de Castille, dove si trova l’ufficio del primo ministro Joseph Muscat, insieme a un messaggio rivolto a quest’ultimo: “Primo ministro, possa questo alloro ricordarle che è da un mese che aspettiamo le azioni da lei promesse per fare giustizia. Chi non vuole sapere è uno sciocco. Chi non vuole fare nulla è un codardo. Chi sa e non fa nulla è un complice.” Impossibile non essere d’accordo. Speriamo non diventi un altro “caso Regeni”.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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