Quanto Spendono in Lobbismo le Tech Companies

EU Integrity Watch rende disponibile online il database di tutti i lobbisti registrati nel EU Transparency Register, il registro dei lobbisti a Bruxelles.

L’Italia si piazza nella top ten dei Paesi con il maggior numero di lobbisti registrati attivi con 864 operatori presenti. Tra questi anche la FIEG, Federazione Italiana Editori Giornali, che ha speso 200mila euro in attività di lobby a Bruxelles su diritto d’autore e IVA, Class Editori [25mila euro] e Poligrafici, che però è a “budget zero”, per quanto riguarda il settore editoriale. Sempre per quanto riguarda i publisher, più in generale spiccano la  European Magazine Media Association con 400mila euro di investimento, la  Federation of European Publishers [200mila euro] e la European Newspaper Publishers’ Association con 340mila euro impegnati sulla “e-privacy” regulation.

Dal ricco elenco, che può essere consultato per nazione e/o con ricerche ad hoc, abbiamo estrapolato i dati relativi alle principali tech companies, alle imprese multinazionali che vengono spesso definite OTT, Over-The-Top. Imprese, prive di una propria infrastruttura che agiscono al di sopra delle reti, da cui il termine over-the-top, che hanno una capitalizzazione di mercato che è una volta e mezza il PIL dell’Italia.

Al primo posto Google, che è anche più in generale tra i top spender, con 2.25 milioni di euro investiti in attività di lobby su Internet governance, data protection, cyber­security  e intellectual property & licensing. Segue Microsoft con 4.5 milioni di euro e Amazon Europe a 1.75 milioni di euro. Cifre tutt’altro che trascurabili anche paragonandole a quanto avviene in tal senso oltreoceano.

Facebook investe “solo” un milione di euro per data protection, intellectual property & licensing, ma anche cybersecurity protection of minors human rights  ed altro ancora. Al fondo con soli 25mila euro di budget Twitter su online safety e più in generale lo sviluppo del digital single market europeo.

Certo tutto regolarmente documentato – vuoto legislativo che sarebbe ora di colmare anche in Italia – e azioni indubbiamente legittime, almeno speriamo, ma nei 69 meeting dei cinque soggetti che operano a Bruxelles per conto di Facebook o i 157 incontri di Google, che ha 8 persone in pianta stabile accreditate che possono accedere ai locali del Parlamento europeo, di cosa si è parlato esattamente? Perché, oltre ad una generica relazione annuale sul registro europeo per la trasparenza e un codice di condotta altrettanto vago e generico, non si hanno informazioni più dettagliate rispetto a quelle disponibili degli incontri?

La necessità di approfondire l’impatto sull’Italia, al di là del dossier realizzato ad inizio anno da Openpolis, è evidente,  e la pressante richiesta di trasparenza non ha trovato sinora ascolto se non con generiche rassicurazioni di intervento che nella realtà dei fatti sono ferme dal Settembre 2016.  A pochi giorni dall’esplosione del caso dei Paradise Papers sarebbe davvero giunta l’ora di approfondire, ovviamente non solo per quanto riguarda le tech companies.

 

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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