Sui Social non Esiste il Virtuale: il Caso del Prete di Bologna e della Ragazza Violentata

Suc­ce­de che una ragaz­za mino­ren­ne di Bolo­gna denun­ci alla poli­zia di aver subi­to una vio­len­za ses­sua­le nei pres­si del­la sta­zio­ne, dopo una sera­ta in cui ave­va bevu­to mol­ti alco­li­ci ed esser­si sve­glia­ta semi­nu­da in un vago­ne fer­ro­via­rio.

Suc­ce­de pure che, appre­sa la noti­zia ripor­ta­ta dai quo­ti­dia­ni loca­li, il par­ro­co di una del­le zone alla peri­fe­ria del­la cit­tà, don Loren­zo Gui­dot­ti del­la San Dome­ni­co Savio, pub­bli­chi sul suo pro­fi­lo Face­book una ester­na­zio­ne deplo­re­vo­le in cui si rivol­ge alla ragaz­za con toni a dir poco sprez­zan­ti.

Nel post pub­bli­ca­to alle 8 di sera, Gui­dot­ti, rivol­gen­do­si alla vit­ti­ma che nep­pu­re cono­sce, spo­sta il cen­tro del­la que­stio­ne. Dal­la pre­sun­ta vio­len­za subi­ta [le inda­gi­ni sono in cor­so!] foca­liz­za l’attenzione, e il suo giu­di­zio sul­la vicen­da, sui com­por­ta­men­ti “inde­gni” del­la ragaz­za [ubria­chez­za, stra­ne fre­quen­ta­zio­ni di cit­ta­di­ni stra­nie­ri…], chio­san­do: “se nuo­ti nel­la vasca dei pira­n­ha non puoi lamen­tar­ti se quan­do esci ti man­ca un arto…”.

Aggiun­ge inol­tre una fra­se che pro­ba­bil­men­te è quel­la che ha fat­to più scal­po­re, alme­no stan­do alle rea­zio­ni sui social: “Ma dovrei pro­va­re pie­tà? No!!”, che det­ta da un pre­te è vera­men­te agghiac­cian­te. Chiu­den­do il post con espres­sio­ni colo­ri­te che sono ripor­ta­te nel­lo screen­shot del post sopra ripor­ta­to.

Le rea­zio­ni di sde­gno a que­sta ester­na­zio­ne incon­trol­la­ta sono sta­te giu­sta­men­te una­ni­mi, anche gra­zie alla este­sa dif­fu­sio­ne avu­ta suc­ces­si­va­men­te nel­la Rete.

Sta di fat­to che il par­ro­co si è poi pen­ti­to, come risul­ta da una nota uffi­cia­le dif­fu­sa dal­la Dio­ce­si di Bolo­gna una vol­ta che la pole­mi­ca era mon­ta­ta, rico­no­scen­do di aver sba­glia­to “i ter­mi­ni, i modi, le cor­re­zio­ni”.

Ha chie­sto scu­sa alla ragaz­za e ai geni­to­ri per “le mie paro­le impru­den­ti” che “pos­so­no aver aggiun­to dolo­re” ed ha affis­so sul­la por­ta del­la chie­sa il car­tel­lo sot­to­stan­te.

Ha pro­va­to a con­te­stua­liz­za­re i moti­vi che han­no dato ori­gi­ne alla sua ester­na­zio­ne: “sman­tel­la­re que­sta cul­tu­ra del­lo sbal­lo in cui i nostri ragaz­zi vivo­no”, e ha chie­sto l’aiuto a chi è capa­ce “maga­ri di miglior lin­guag­gio e pos­si­bi­li­tà [auto­ri­tà, gior­na­li­sti, inse­gnan­ti, geni­to­ri]”. Vedi qui il video.

Si dà il caso che con­tem­po­ra­nea­men­te il sacer­do­te abbia poi chiu­so il suo pro­fi­lo, e su que­sto dire­mo qual­co­sa più avan­ti.

Intan­to, cosa ci inse­gna que­sta vicen­da?

Che ogni paro­la che digi­tia­mo sui social, e quin­di pro­nun­cia­mo in pub­bli­co pesa come pie­tra.

Che non esi­ste il “vir­tua­le”, che qua­si sem­bre­reb­be esi­mer­ci dal­le nostre respon­sa­bi­li­tà: un’offesa su Face­book [aka ogni altro social] è un’offesa – e una feri­ta – rea­le.

Pri­ma di rispon­de­re a quel “a cosa stai pen­san­do Gio­van­ni?” che mister Face­book con­ti­nua­men­te ci chie­de, è bene imma­gi­na­re cia­scun indi­vi­duo del varie­ga­to mon­do di per­so­ne che leg­ge­rà la nostra rispo­sta.

Oltre ai nostri ami­ci più ristret­ti, c’è infat­ti una mas­sa silen­zio­sa che qua­si mai inter­vie­ne o met­te “like” ma che attin­ge — nel bene e nel male — da ogni nostro pro­nun­cia­men­to.

Assu­mer­si la respon­sa­bi­li­tà di que­sti “effet­ti” che non sono per nul­la secon­da­ri, ci per­met­te di dare anche un con­tri­bu­to “di bene” alla socie­tà civi­le [la mas­sa silen­zio­sa appa­ren­te­men­te nasco­sta].

Quan­to al meri­to del­la vicen­da, dispia­ce che un sacer­do­te pos­sa uti­liz­za­re ter­mi­ni incon­sue­ti e un atteg­gia­men­to che sem­bra con­tra­sta­re con la mis­sio­ne che si è assun­to il gior­no in cui è sta­to ordi­na­to [fedel­tà al Van­ge­lo].

Non si può nascon­de­re a tal pro­po­si­to una caren­za di for­ma­zio­ne all’uso dei social anche in ambi­to eccle­sia­le, caren­za che risen­te pur­trop­po anco­ra di una visio­ne stru­men­ta­le [mez­zi] inve­ce che “cul­tu­ra­le” [atten­zio­ne ai con­te­nu­ti] del­la comu­ni­ca­zio­ne in gene­ra­le.

Cer­ta­men­te, non pos­sia­mo man­da­re a scuo­la di social gli oltre 400 mila sacer­do­ti spar­si in tut­to il mon­do. Sì però ini­zia­re a inci­de­re sin dagli anni del semi­na­rio sui futu­ri can­di­da­ti al sacer­do­zio, come già qual­che facol­tà eccle­sia­sti­ca a Roma fa da diver­si anni.

Secon­do gli stu­di sul­la comu­ni­ca­zio­ne isti­tu­zio­na­le del­la Chie­sa, infat­ti, abi­ta­re il web non deve incu­te­re timo­re, ma diven­ta­re un vero e pro­prio cam­po da ara­re anche per i mini­stri del sacro, per­ché è lì che i fede­li tra­scor­ro­no mol­te ore del­la gior­na­ta, come con­fer­ma­no i dati.

Lo stes­so Papa Fran­ce­sco, e i suoi pre­de­ces­so­ri, han­no sug­ge­ri­to di esse­re pre­sen­ti in que­sti spa­zi di vita uma­na. Ovvia­men­te, per far sen­ti­re la vici­nan­za del­la Chie­sa a chi li abi­ta, e per por­ta­re anche in que­sti ambien­ti con­for­to e vici­nan­za.

Non basta apri­re un pro­fi­lo social sen­za assu­me­re la con­sa­pe­vo­lez­za che se sei sacer­do­te quel­lo è diven­ta­to da quel momen­to il tuo “pul­pi­to” sen­za con­fi­ni. Ma la Chie­sa è fat­ta anche dai “lai­ci” che vi appar­ten­go­no, e anche loro han­no la stes­sa cari­ca di respon­sa­bi­li­tà.

Se è con­fer­ma­to, come dice­va­mo sopra, che don Gui­dot­ti ha chiu­so il suo pro­fi­lo Face­book — nono­stan­te abbia comun­que chie­sto scu­sa sia per iscrit­to che attra­ver­so una regi­stra­zio­ne video – que­sta sareb­be una ulte­rio­re occa­sio­ne per­sa per fare ammen­da dei pro­pri erro­ri.

Resta­re lì sul social a scu­sar­si “di per­so­na”, a chia­rir­si, insom­ma a dispu­ta­re feli­ce­men­te, gli avreb­be potu­to con­sen­ti­re di cor­reg­ge­re il tiro e appro­fit­ta­re del­lo stes­so mez­zo con cui ha fat­to del male per trar­re qual­co­sa di buo­no dall’accaduto.

La vicen­da con­fer­ma in ogni caso che gli “haters” in quan­to cate­go­ria non esi­sto­no: gli haters sia­mo noi ogni qual vol­ta ci lascia­mo anda­re all’indignazione esa­cer­ba­ta e met­tia­mo da par­te la pos­si­bi­li­tà di una discus­sio­ne paci­fi­ca [feli­ce, direb­be qual­cu­no].

Tut­ti sia­mo espo­sti a que­sto rischio, anche un pre­te, e pure colo­ro che nel con­dan­na­re il suo atteg­gia­men­to – del qua­le ha poi chie­sto scu­sa – si sono ugual­men­te “lascia­ti anda­re”, caden­do nel­lo stes­so erro­re che vole­va­no stig­ma­tiz­za­re.

D’altronde, quan­do ci si pola­riz­za, a resta­re poi nell’ombra è il vero tema che ci ave­va por­ta­to a con­fron­tar­ci: in que­sto caso la pre­sun­ta vio­len­za subi­ta da una gio­va­ne vit­ti­ma, del cui dolo­re dovrem­mo comun­que tut­ti far­ci cari­co, ma che in fon­do sem­bra già pas­sa­to in secon­do pia­no.

Il caso dimo­stra infi­ne che non esi­ste una sola ragio­ne, ma esi­sto­no tan­te ragio­ni, e sol­tan­to da un con­fron­to sere­no, cer­can­do di com­pren­de­re appun­to le ragio­ni di tut­ti, è pos­si­bi­le recu­pe­ra­re una visio­ne più chia­ra rispet­to a ciò che carat­te­riz­za, e con­di­zio­na, le nostre esi­sten­ze, impa­ran­do a vive­re meglio in socie­tà.

Giovanni Tridente

Giovanni Tridente

Giornalista, si occupa di temi legati all’informazione religiosa; è docente di "Position Papers" nella Facoltà di Comunicazione Istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce, di cui coordina l’Ufficio Comunicazione. Tra altri testi, ha curato il manuale "Teoria e pratica del giornalismo religioso" (Edusc, 2014); il volume "La missione digitale. Comunicazione della Chiesa e social media" (Edusc, 2016) e "#connessi. I media siamo noi" (Edusc, 2017), insieme a Bruno Mastroianni; ed è autore di "Becoming A Vaticanist. Religious information in the Digital Age" (Edusc, 2017).
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Giornalista, si occupa di temi legati all’informazione religiosa; è docente di "Position Papers" nella Facoltà di Comunicazione Istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce, di cui coordina l’Ufficio Comunicazione. Tra altri testi, ha curato il manuale "Teoria e pratica del giornalismo religioso" (Edusc, 2014); il volume "La missione digitale. Comunicazione della Chiesa e social media" (Edusc, 2016) e "#connessi. I media siamo noi" (Edusc, 2017), insieme a Bruno Mastroianni; ed è autore di "Becoming A Vaticanist. Religious information in the Digital Age" (Edusc, 2017).

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