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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere, commentate.

  • Perché i milioni di views degli youtuber non valgono nulla – St3pNy con quasi 2.840.000 fan è il terzo youtuber più seguito in Italia e i suoi video raccolgono in media circa 250mila views. Utilizzando la formula del 7% di Nielsen per avere un dato paragonabile arriviamo a un generoso “ascolto tv” di 17.500 spettatori a video. Se confrontassimo questa cifra con i dati Auditel del 2016 sulle tv locali potremmo valutare la potenza di fuoco di St3pNy come Telenorba + Telelombardia messe assieme. Questa è la realtà dei fatti: uno dei più popolari youtuber italiani ha lo stesso seguito medio di network regionali il cui palinsesto è composto all’80% da televendite di vecchie che cercano di non rimanere prigioniere della loro stessa vasca da bagno. Le views YouTube non hanno alcun valore concreto, sono numeri drogati, che possono giusto lasciare a bocca aperta i membri più impressionabili della nostra società, come i bambini e i laureati in marketing dello IULM.  La stessa Google è al corrente di come le views non abbiano alcun valore commerciale. Mentre pubblicamente continuano con la farsa, internamente, sin dal 2012, l’algoritmo YouTube ha cominciato a promuovere video in base ai minuti visti piuttosto che al totale di visualizzazioni. Esattamente come si fa in televisione. Da tenere a mente la prossima volta che la vostra agenzia vi propone un progetto di comunicazione basato su celebrities e youtubers.
  • Gli editori di quotidiani in Italia se la suonano e se la cantano – Presentata in pompa magna l’indagine Audipress, condotta da Episteme, “Il Valore della Stampa: vissuti e aspettative dei lettori”. La ricerca, presentata il 7 Novembre scorso, è stata ripresa praticamente da tutti i quotidiani e dalle principali riviste specializzate [vedi: 12345 – 67891011] che, più o meno, hanno fatto copia-incolla del comunicato stampa diffuso da Audipress e da FIEG.  Che il copia-incolla sia il frutto di eccesso di “diligenza” o di indolenza, o di entrambi, il messaggio che passa tende ovviamente a magnificare la carta stampata con testi di questo genere: «La stampa si conferma un mezzo unico per la sua capacità di trasferire valori e credibilità alla comunicazione pubblicitaria, avendo in comune con il proprio lettore una condivisione valoriale di base. La pubblicità trova quindi nelle testate un potenziamento e una cassa di risonanza che ottiene un’attenzione e una prossimità uniche, beneficiando della predisposizione positiva da parte del lettore che si traduce spesso in comportamenti attivi di propensione all’acquisto. La valorizzazione della pubblicità deriva, appunto, dalle affinità tra investitori, testate e lettori, frutto di un circolo virtuoso di selezione reciproca, rafforzata da una fruizione prolungata e profonda». Peccato che se invece uno, quale il sottoscritto, si prende la briga di leggere la ricerca intera scopre che: a) il campione è costituito da 200 persone di età tra 25 e 65 anni, tagliando fuori così i giovani e perdendo valore statistico le stratificazioni per numerosità ridotta del campione; b) che il rapporto non fornisce i dati ma solo l’interpretazione di questi da parte di chi lo ha scritto, altro limite evidente; c) soprattutto, che i 200 summenzionati sono solo di alcune regioni [Lombardia, Lazio, Piemonte, Campania, Toscana, Emilia Romagna e Sicilia] ed hanno un reddito di almeno 40mila euro annui, e dunque sono ben lontani da rappresentare la popolazione italiana. Il bello, si fa per dire, è che a pagina 12 del rapporto viene scritto che i lettori hanno «un profilo socioculturale medio alto, caratterizzato da scolarità elevata e buone disponibilità economiche», cosa che viste la caratteristiche del campione è tautologico. Non è giocando al gioco delle tre tavolette che si risolveranno i problemi dei publisher, anzi.
  • Benvenuti nell’era dell’attenzione parziale – Troppe informazioni e sempre meno tempo: tra giornalismo, new media e pubblicità Alberto Contri, intervistato dall’amico Michele Boroni, racconta l’era della costante attenzione parziale. Tra le altre cose, Contri, docente di comunicazione sociale allo IULM e Presidente di Pubblicità Progresso, dice che «Uno dei fattori critici è sicuramente il tempo: il paradosso è che di fronte a una miriade di informazioni a disposizione, abbiamo sempre meno tempo per usufruirne. Una delle vie di fuga è fare sei cose in contemporanea, quindi noi raccogliamo e rielaboriamo frammenti e rispondiamo attraverso gli stessi frammenti senza comunicare più in maniera lineare […] Basta guardarci attorno e vedere come tutti siamo distratti contemporaneamente da due-tre device in contemporanea e questo ci porta ad acquisire una modalità di pensiero fatta di frammenti che ci porta appunto all’era della costante attenzione parziale». Infatti da tempo sono convinto che bisogna lavorare sull’economia dell’intenzione e non su quella dell’attenzione, che è sempre più scarsa.
  • Arriva il progetto fiducia – Dalla settimana prossima a La Stampa incominceranno a sperimentare il «Trust Project» [progetto fiducia], iniziativa nata all’Università di Santa Clara  – in California –  tre anni fa, fondata con un gruppo di editori internazionali tra cui GEDI e sostenuta fin dagli esordi da Google per aiutare i giornali a distinguersi. I servizi pubblicati con il bollino «Trust» avranno gli autori cliccabili, per sapere chi sono e vedere il loro profilo, la loro faccia, la sintesi del loro curriculum, i loro account social o il loro indirizzo email per poterli contattare. Non solo: sarà trasparente anche la lavorazione editoriale: chi ha «passato» il servizio, quali sono i documenti e le fonti di riferimento. Le correzioni sono trasparenti, riportano la data e l’ora. E c’è un modulo per facilitare la segnalazione di errori da parte dei lettori. Bravi, finalmente un’iniziativa sensata in ambito editoriale anche nel nostro Paese. Orgoglioso dei miei ex “colleghi”.
  • Perché è sbagliato credere di non avere nulla da nascondere online – Parlando di privacy e dei pericoli della sorveglianza di massa vi sarà sicuramente capitato di sentire qualcuno dire che “Se non hai nulla da nascondere allora non hai nulla di cui preoccuparti.” È la più classica delle frasi, ed è anche la tesi anti-privacy più difficile da mettere in discussione tanto è vaga e priva di significato. ll documentario Nothing to Hide nasce proprio a partire da questa necessità: riesce perfettamente a sbatterci in faccia gli effetti e le conseguenze della sorveglianza sui singoli cittadini. Nel film, lo smartphone e il computer del protagonista vengono infettati con un software di sorveglianza e vengono così raccolti tutti i metadati delle sue attività online. Chi ha contattato, dove lo ha fatto, quando lo ha fatto, e così via. Tutti questi dati vengono analizzati per capire per capire il suo stile di vita, i suoi interessi, ed estrapolare qualunque tipo di dato personale possibile. Il documentario è diretto dal giornalista Marc Meillassoux ed è il prodotto di una campagna di crowdfunding — dal 4 ottobre è liberamente disponibile online con licenza Creative Commons. Nella sua semplicità, la tesi del “nulla da nascondere” è uno degli ostacoli più impegnativi nella battaglia per la privacy: per capire meglio cosa si può fare per sconfiggerla, Motherboard, testata che fa riferimento al gruppo di pure players di Vice, ha intervistato il regista del docu-film. Per riflettere su un tema “caldo”, anche per i publisher, che vede il il 58% delle aziende non ancora consapevoli dell’impatto del regolamento che entrerà in vigore a maggio 2018.
  • I social sono una grande bacheca di annunci? – A margine della squallida vicenda dell’aggressione di Spada ai due giornalisti, l’amico Fabio Colagrande, vice responsabile del canale italiano di Radio Vaticana, segnala che «Quando ieri Roberto Spada, subito dopo aver aggredito il giornalista della Rai, ha pubblicato un post su Facebook in cui dava la sua lettura dell’episodio, in molti hanno commentato le sue parole esprimendo chi solidarietà, chi sdegno per la sua reazione violenta. Tra gli utenti che commentavano le sue parole però c’è stato anche chi, sfruttando la grande visibilità che aveva immediatamente assunto il suo post, ne ha approfittato per pubblicare un annuncio di vendita di un trapano. Il fenomeno mi pare notevole: un post che ha grande visibilità si trasforma in una bacheca di annunci. Siccome so che quello è un luogo frequentato in quel momento io vado lì a fare il venditore ambulante. E’ come se a una conferenza stampa qualcuno si alzasse e – invece di fare una domanda pertinente – dicesse :”Sto vendendo il mio scooter, qualcuno è interessato?”. Oppure: “Cerco casa a Montesacro”». È un fenomeno che su Twitter è in atto da tempo con account  che spesso e volentieri tentano di inserirsi nei trending topic utilizzando l’hashtag che traina in quel momento per dare maggior visibilità a quanto, quasi sempre fuori tema come nel caso del trapano, propongono. I social stanno divenendo sempre più una bacheca di annunci, che si tratti di trapani o sex workers ma anche di selfie e personal branding, è anche questo uno degli impatti delle piattaforme social, che non avevamo previsto, sul quale vane la pena di riflettere. Per arrivare ancora una volta alla conclusione che ci siamo basati troppo sulla tecnologia e troppo poco sull’individuo, sulle persone.
  • Pagina99 chiude l’edizione cartacea e diventa “all digital” – Non c’è pace per Pagina99 che dopo il flop come quotidiano era ritornato in edicola come settimanale per ora chiudere definitivamente la versione cartacea della testata e concentrarsi esclusivamente sulla versione digitale/online. Se l’editore si trincera dietro a dichiarazioni di “modernità” «News 3.0, società editrice di pagina99, comunica che nell’ambito del nuovo piano editoriale del gruppo in via di definizione il giornale, che rimane diretto da Paolo Madron, uscirà a partire dal numero del 10 novembre 2017 esclusivamente in formato digitale. Tale scelta si poggia sulla volontà di coniugare il giornalismo di alta qualità con il mondo dell’innovazione». Proseguendo: «Inoltre, tenendo anche conto che in News 3.0 sono già presenti due piattaforme digitali innovative, nel piano si prevede la costituzione di un laboratorio che si occuperà di sviluppare, insieme ai team di Tinaba Media e Freejourn, un modello in grado di coniugare l’informazione di approfondimento con i nuovi modelli di distribuzione e consumo dei media». Che tradotto significa che inizieranno in via sperimentale quello che facciamo anche qui su DataMediaHub, ovvero il pay-per-article. Non è dello stesso avviso la redazione che nel proprio comunicato spiega che «La redazione, che già ha subito forti tagli negli ultimi mesi, ribadisce tutto il suo impegno per la sopravvivenza del giornale e la tutela delle professionalità che ci lavorano. Comprendiamo le difficoltà a mantenere un conto economico sostenibile con l’attuale modello di business basato sul prodotto cartaceo e non siamo pregiudizialmente contrari alla trasmigrazione online, tutt’altro. Al momento però non c’è nessuna visibilità sulla direzione che l’azienda intende prendere e da mesi mancano i presupposti per il mantenimento di un corretto rapporto con tutte le professionalità che contribuiscono alla creazione del giornale. In assenza di questi, è nostra responsabilità avvisare l’editore e i lettori che è molto difficile garantire la realizzazione del prodotto e, soprattutto, il mantenimento degli attuali standard di qualità».  I dolori editoriali di Arpe crescono di giorno in giorno ed è evidente che per il banchiere con il pallino dell’editoria, che  non è riuscito a comprare un giornale di primo piano, alla frustrazione psicologica ora si aggiunge anche quella economica. Se ci fosse bisogno di un buon consiglio citofonare, grazie.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification. Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].

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