Content Marketing e Social Listening la Chiave per l’Engagement

Tutti i brand hanno una propria storia da raccontare; ma le aziende come creano i propri contenuti per incrementare l’engagement? Sul tema eMarketer ha pubblicato il report “Storytelling in Sequence. How Brands Are Creating More Engaging Messaging”.

Il report fa una panoramica sulle attuali prassi praticate nel content marketing, soffermandosi infine sul come viene utilizzata la creatività per raccontare grandi storie. Tutti i dati del report qui di seguito riportati, sono stati ricavati da interviste sottoposte ad un pubblico interamente americano tra il 2016 ed il 2017.

Emerge che nel 2016, l’87% degli intervistati da OnBrand, ha dichiarato che Story e Value proposition sono parte integrante delle strategie del proprio brand.

Ma in che modo oggi le aziende sviluppano storie originali?

In primis sfruttando l’innovazione e le nuove tecnologie, servendosi spesso di contenuti visuali o di immagini statiche, mostrando quindi di stare al passo con i tempi.

Nel 2013 il tempo speso da un americano adulto in digital activities raggiunge quello utilizzato davanti alla TV. Trend chiaramente in costante crescita, secondo cui nel 2019 si spenderà in media il 50% del proprio tempo in attività online.

Tra queste ha grande rilevanza la fruizione di contenuti video.

Questo rilevante cambiamento coincide con il cambiamento attuato dalle aziende nel puntare e trasmettere storie in formati ritenuti più rilevanti per gli stili di vita contemporanea.

Oggi, il content marketing offre diverse possibilità che le aziende non possono certamente fare a meno di utilizzare per arrivare in modo originale e diretto al cliente, oltre che per il posizionamento sui motori di ricerca, in parte.

Una ricerca condotta nell’agosto 2016 da CMI (Content Marketing Institute) e MarketingProfs rivela che fra le tattiche relative al content marketing usate dal commercio B2C, vi sono chiaramente i social media (85%), seguiti da blog ed email newsletter, con buona rilevanza anche dei contenuti video (60%).

I contenuti visuali risultano essere fondamentali soprattutto grazie alla popolarità di piattaforme image e video oriented, come Instagram, Pinterest e Snapchat.

Un gran numero di digital marketers americani intervistati da Vennage inoltre, ha affermato di voler spendere per l’anno in corso più di un terzo del proprio budget in visual content. Il 7,6% degli intervistati ha dichiarato che questi contenuti saranno fotografie, ed il 41% utilizzerà grafici originali tra cui le infografiche.

Oggi la linea che separa produzione di contenuti e advertising è diventata davvero impercettibile. 

Infatti tra le tattiche utilizzate dai content marketers per la distribuzione di contenuti, troviamo in cima la pubblicità paid (71%).

Chiaramente la social promotion è stata il modo più comune per il B2C di impegnarsi in adv, divenendo il modo più efficace per la distribuzione di contenuti, distaccando di qualche punto gli investimenti in SEM.

Sono Facebook e YouTube a dare più fiducia alle imprese per la distribuzione dei propri contenuti, con l’obiettivo non solo di aumentare il numero delle visualizzazioni ma di creare engagement.

Ma a chi rivolgerli? Tutti i contenuti vanno bene per ciascun cliente?

Chiaramente, come le leggi del marketing tradizionale ci insegnano, il one-to-one è considerato il modo ideale per raggiungere un utente; oggi nel marketing digitale questo si trasforma nelle azioni rivolte direttamente alla persona.

Il profilo di ogni persona coinvolta nel processo di informazione, è costruito sulla base di interviste dirette al cliente, consultazioni con gli stakeholders ed interviste online.

Il grande lavoro da svolgere però deriva proprio da quei contenuti prodotti dagli utenti (commenti e post Facebook, tweet, recensioni, messaggi) che diventano veri e propri feedback molto utili a chi vuole creare offerte e prodotti disegnati sulla volontà ed i gusti del cliente. Primario è quindi “sentire” cosa ha da dirci la rete, non trascurando il social listening per la definizione di strategie vincenti.

Tutto questo permetterà di creare e curare quella relazione fondamentale per la vita di un brand. Solo capendo ed accogliendo le esigenze del cliente si potranno creare contenuti non solo accattivanti ma anche sensati, che vadano dietro alle reali richieste di chi ci segue e non alle mode del momento.

È fondamentale quindi, oltre a dare spazio alle storie ed i contenuti che si vogliono promuovere, tenere conto dei bisogni di ciascuna persona e di come il nostro reale target possa realmente percepirli.

Emilia Gaudio

Studentessa magistrale in "Corporate Communication e media" presso l'Università di Salerno, ha alle spalle una Laurea triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Appassionata al mondo del marketing, della comunicazione, e a tutto ciò che è veicolato dalla rete.
Emilia Gaudio