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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere, commentate.

  • OTT Earnings – Ad esclusione di Facebook, che renderà noti i risultati del terzo trimestre il 01 Novembre prossimo venturo, diffusi i conti dei principali OTT. Alphabet – aka Google – nel progressivo dei primi nove mesi dell’anno raggiunge i 27.8 miliardi dollari di ricavi, con una crescita del 24% ripetto al pari periodo, i ricavi netti passano da 5.06 miliardi di dollari agli attuali 6.73 [+33%]. Amazon sorpassa le attese e si attesta a 43.74 miliardi di dollari di ricavi, in aumento del 34% anno su anno, dei quali 1 miliardo in advertising, con una proiezione a fine anno di 1.65 miliardi. I ricavi netti crescono del 1.6% passando da 252 a 256 milioni di dollari. Microsoft produce ricavi per 24.5 miliardi di dollari, il + 12% rispetto al pari periodo dell’anno precedente. Linkedin contribuisce per 1.1 miliardi di dollari di ricavi al totale del trimestre. Infine, Twitter genera 586.9 milioni di dollari di ricavi e, soprattutto, riduce le perdite a “soli” 21.1 milioni rispetto ai 116 di rosso del trimestre precedente. Il titolo schizza in borsa, contando sulle attese di una chiusura 2017 finalmente in utile, ma resta il problema dei conteggi degli utenti e, soprattutto, del modesto incremento di utenti attivi mensili. That’s all folks.
  • Il Washington Post ha pubblicato un editoriale contro Amazon – Criticare la Silicon Valley, di questi tempi, è diventato sempre più mainstream. Eppure fa un certo effetto leggere che il Washington Post, il giornale di proprietà di Jeff Bezos, che è anche il proprietario di Amazon, ha pubblicato un editoriale contro Amazon. L’oggetto delle critiche era “Amazon Key,” il nuovo servizio per gli utenti Prime, per il momento abilitato solo in alcune città degli Usa, e che permette di consegnare i pacchi in casa anche quando non c’è il cliente, grazie a un kit composto da una telecamera e da una serratura “smart”. L’articolo è firmato da Christine Emba, una columnist abituale del quotidiano. L’editorialista ci scherza su: «Il Washington Post è di proprietà del fondatore e Ceo di Amazon, Jeffrey P. Bezos», scrive in una nota. Per poi aggiungere: «JB, se per caso stai leggendo, sappi che sono un’utente prime». Cose impensabili nel “Belpaese”.
  • Algorhythm is a dancer – Con la funzione “esplora”, al netto delle preoccupazioni su un feed di “serie B” attualmente in fase di test, Facebook si pone, teoricamente, l’obiettivo di farci uscire dalla “bolla” proponendoci cose che normalmente il suo algoritmo non ci mostra e che dunque non vediamo. Al momento della redazione di questo articolo, accedendo a questa funzione, resa disponibile di recente anche da desktop, Facebook mi propone un  post della pagina “storie romantiche di calcio”, un video di Corriere.it sul “caos al Grande Fratello” ed un altro video della “più bella risposta ad una proposta di matrimonio”. Direi che preferisco la bolla, e a quanto pare non sono l’unico. Sul tema degli algoritmi domani a Prato una giornata di lavori interamente dedicata alla questione. Ricco il programma sul tema con il sottoscritto, tra gli altri, nelle vesti di relatore sia alla tavola rotonda della mattina su «il bene comune non sta dentro gli algoritmi, o forse si?», e un workshop nel pomeriggio su «l’algoritmo della politica». Ogni evento a ingresso libero e dotato di crediti formativi per i giornalisti e sarà comunque accessibile a tutti, giornalisti e non. Ci vediamo lì?
  • Gedi in rosso per l’accordo col fisco – GEDI ha reso diffuso la trimestrale al 30 Settembre. I ricavi da diffusioni sono in calo del 5.6% mentre per contro crescono del 10.9% quelli legati alla raccolta pubblicitaria. Complessivamente sunque,  ricavi crescono del 3.7% raggiungendo i 440 milioni di euro. Stabile a 34.1 milioni di euro il margine operativo lorodo ma rosso, per la prima volta dal 2009 ad oggi, per ben 143.9 milioni di euro. Risultato da imputarsi al contenzioso col fisco, sanato con il pagamento di 175.3 milioni alle casse dello Stato, a fronte di un possibile esborso di 388.6 milioni se la Cassazione avesse, come pare probabile [altrimenti perchè pagare], respinto il ricorso dell’azienda. La questione, che risale al 1991, come riporta la nota della società, è stata di fatto risolta con accantonamenti della società negli anni – che tra l’altro hanno inciso sulla limitazione degli investimenti – e si è chiusa anche a spese anche degli Agnelli e dei Perrone [Stampa e Secolo XIX] proprietari di Itedi, che ha dato appunto vita al gruppo GEDI nella fusione per incorporazione con il Gruppo Espresso, e che dunque si trovano a condividere una parte del peso dell’«onere fiscale straordinario una tantum». Bravi i De Benedetti, attraverso CIR [attualmente al 47% di share di GEDI] pagare la metà della multa, in parte a spese di altri, è una mossa da finanzieri astuti. Lascio a chi legge il giudizio di merito.
  • Italiani surgelati – Sono quasi 25 milioni le famiglie, più del 95% del totale, che oggi consumano surgelati con una media di acquisto di due volte al mese. E lo fanno perché li considerano non più un prodotto “per l’emergenza”, ma una componente della loro dieta routinaria. In termini economici, questo dato si traduce nel 2016 in una performance in controtendenza, seppur minima [+0.1%], rispetto al totale del comparto alimentare [-0.5%]. Trend, questo, che peraltro registra un’impennata nei primi 2 quadrimestri del 2017 [+2.9% di quantità consumate] in misura di nuovo superiore a quella segnata dall’industria alimentare nel 1° semestre [+2.5%]. E’ questa la prima istantanea che emerge dal rapporto sui “Consumi dei prodotti surgelati”, realizzata dall’Iias, l’Istituto italiano alimenti surgelati, che ha fatto il punto sull’andamento del comparto in Italia nel 2016 e nei primi 8 mesi del 2017. Sapevatelo!
  • Tutti i numeri dell’estrema destra negli stadi – Con il vergognoso comportamento di una parte dei tifosi della Lazio allo stadio di Bologna e la “figuraccia” di Lotito, continua a tenere banco il tema del razzismo e dell’antisemitismo, fuori e dentro gli stadi. In Italia sono attivi 403 club, composti da circa 40.260 supporter . Tra questi 155 hanno manifestato un orientamento politico. I gruppi di estrema destra sono 46 [11% del totale], cresciuti di due negli ultimi 12 mesi. 17.312 tifosi appartengono a gruppi “politicizzati”, dei quali circa 4.175 tifosi risultano appartenere a gruppi orientati su posizioni politiche di estrema destra [a fronte dei 3.480 censiti nel campionato 2012/2013]. Dati non recentissimi quelli del Ministero dell’Interno che danno comunque una dimensione del fenomeno, dello schifo.
  • 200 i siti di fake news che imitano le testate giornalistiche in Italia – A oggi sono quasi 200 i siti di fake news che imitano le maggiori testate giornalistiche italiane. Notizie bufale spacciate per vere con testate ingannevoli che richiamano a quelle dei quotidiani più popolari. Tipo Allnews24, Corrieredisera, Direttanews, Gazzetta24, IlGiornalenews Il 24 Internazionale, La Gazzetta della Sera, Libero Giornale, Il Messaggiero, Rai News 24, Repubblica 24, Tg 5 Stelle, Corriere del Mattino, Rollingston, Il Corriere del Mattino, Lo Specchio, Il Giornale, Il Telegrafo, La Gazzetta della Sera. E decine di altri con nomi di pura fantasia. Ognuno naturalmente ha un nome di dominio leggermente diverso dall’originale, con varie estensioni, come .eu, .it, .org. Alcuni nascono e scompaiono dopo pochi giorni, altri ne entrano. Su questi Google Italia e IAB Italia dovrebbero intervenire prontamente tagliando i ponti tra costoro e la pubblicità. È l’unico modo davvero efficace per arginare il fenomeno, secondo me.

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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