Quote mercato quotidiani italiani (2010 – giugno 2017)

Quali sono i rapporti di forza tra i maggiori gruppi editoriali italiani nel mercato dei quotidiani? Con la pubblicazione del terzo aggiornamento dell’“Osservatorio sulla comunicazione” di AgCom è possibile analizzare, tra i molti dati forniti, anche quella che è stata l’evoluzione in questi anni delle quote di mercato dei quotidiani italiani e del peso dei singoli gruppi editoriali in questo contesto.

Come nostra abitudine andiamo ad aggregare e analizzare non solo gli ultimi dati forniti ma anche gli “storici” in modo da aprire una finestra più ampia. Una precisazione: i dati forniti da AgCom sulle quote di mercato negli scorsi anni sono riferiti dal 2010 al 2014 alle tirature mentre successivamente (dal 2015 a giugno 2017) al valore del venduto.

Quello delle attuali quote di mercato è un dato particolarmente interessante perché – come sappiamo – in questi ultimo anno e mezzo i grandi gruppi editoriali italiani sono passati attraverso grandi cambiamenti (nuove proprietà, fusioni e aggregazioni, tentativi di rilancio dopo gravi crisi).

Nel rapporto di forze si devono registrare due importanti dati: il primo è il sorpasso di Gedi (ovvero il gruppo risultato dalla fusione del Gruppo Espresso con La Stampa/il Secolo XIX) ai danni di Rcs che deteneva il primato da molti anni. A giugno Gedi ha una quota di mercato sul venduto pari al 20,7% mentre Rcs è ferma al 19,5%.

Il dato che però emerge con forza è la sempre maggiore concentrazione delle quote di mercato in mano ai due maggiori gruppi editoriali: Rcs e la nuova aggregazione Gruppo Espresso-Gedi, appunto: ovvero 40,2% del venduto, in pratica due quotidiani su cinque acquistati dagli italiani fanno parte di questi due gruppi.

Se ci guardiamo indietro negli anni vediamo come questa concentrazione fosse nettamente inferiore: nel dicembre 2010 Rcs ed Espresso sommavano una quota di mercato del 31%, dal 2015 questa quota supera – sempre secondo i dati AgCom – il 40% per la prima volta.

C’è anche da dire che, invece, se guardiamo gli altri tre gruppi editoriali quotati in borsa – ovvero Caltagirone, Gruppo 24 ore e Poligrafici – la loro quota aggregata resta all’interno di una forbice molto ristretta: in questi ultimi sette anni è compresa tra un 19,2% del 2010, che sale al 21,1% nel 2015 per poi scendere agli attuali 18,7% (il loro minimo storico, nel periodo preso in considerazione). Un ulteriore dato che sottolinea la crescente polarizzazione del mercato verso i due maggiori editori italiani.

Il tutto in un contesto di sempre minori copie vendute. Anche i dati di AgCom parlano chiaro: il totale del venduto medio giornaliero (copie di carta e repliche digitali comprese) era, nel giugno del 2013, di 3,066 milioni di copie mentre nel giugno del 2017 questo valore è sceso a 2,099 milioni di copie (ovvero -31,5%).

Insomma sempre meno copie vendute ma sempre più concentrate in soli due editori. Non una buona notizia per il pluralismo (e non solo per quello) dell’informazione nel nostro Paese.

Lelio Simi

giornalista, content curator at DataMediaHub
Si è formato nella carta stampata [Mattina Toscana - l'Unità] dove è diventato giornalista professionista. Dal 2001 inizia a occuparsi di informazione sul web in una delle prime digital media italiane [Wayin]. Da diversi anni svolge l'attività di freelance occupandosi prevalentemente (sia nella stampa tradizionale che in quella online) dei temi legati all'innovazione, all'economia al sociale e alle nuove tecnologie. Di strategie e marketing editoriale scrive su pagina99. Come consulente da anni si occupa di progettare e gestire strumenti e contenuti per la comunicazione corporate. Ha tenuto per quattro anni un blog personale "Senzamegafono".

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