I Diritti dei Bambini in Rete

I dirit­ti dei bam­bi­ni in Rete — ma sareb­be meglio dire dei “mino­ren­ni” — sono una cosa seria, mol­to seria. Eppu­re, ogni gior­no, giu­ri­sti ed esper­ti di ogni gene­re si sper­ti­ca­no in ana­li­si che pog­gia­no soven­te sul nul­la.

Una pri­ma e fon­da­men­ta­le pre­mes­sa: i mino­ren­ni non han­no e non devo­no ave­re dirit­ti più limi­ta­ti rispet­to a noi mag­gio­ren­ni. Chi pen­sa il con­tra­rio, ragio­na come se par­las­se di un ani­ma­le dome­sti­co, un sog­get­to cui con­ce­de­re qual­che scam­po­lo di giu­sti­zia.

Mol­ti par­la­no di leg­gi che tute­le­reb­be­ro i nostri ragaz­zi. Io ho mol­ti dub­bi.

Con­tro tut­ti, non sono favo­re­vo­le ad una leg­ge con­tro il “cyber­bul­li­smo” (chia­mia­mo­lo anche così inve­ce di evi­ta­re quel­la Y che con la nostra lin­gua pro­prio non c’entra, se non per inu­ti­le este­ro­fi­lia).

Tan­to meno sono favo­re­vo­le alla “Costi­tu­zio­ne di Inter­net”: gio­cat­to­lo uti­le sol­tan­to ai pochi che l’hanno scrit­ta, ma sen­za alcun valo­re giu­ri­di­co.

La Con­ven­zio­ne inter­na­zio­na­le sui dirit­ti dell’infanzia e dell’adolescenza è, d’altro can­to, un docu­men­to di carat­te­re sovra­na­zio­na­le -, sostan­zial­men­te inu­ti­le per i pae­si civi­li che han­no altri stru­men­ti —  e che, peral­tro, nep­pu­re in un inci­so par­la di Inter­net.

Andia­mo avan­ti, drit­ti al pun­to.

Ho l’impressione che chi affron­ta l’argomento dimen­ti­chi che i bam­bi­ni (i mino­ren­ni) non sono del­le enti­tà a par­te nel­la socie­tà civi­le: i bam­bi­ni sia­mo noi, sol­tan­to un po’ più gio­va­ni.

Il legi­sla­to­re e gli enti sovra­na­zio­na­li han­no più vol­te mani­fe­sta­to l’incapacità di affron­ta­re nel giu­sto modo i dirit­ti dei nostri ragaz­zi che, come appe­na det­to, sono i nostri dirit­ti di con­so­cia­ti, non impor­ta di qua­le età.

Lo si vede per­fet­ta­men­te, ad esem­pio, con quan­to fat­to, da noi, sul cyber­bul­li­smo.

Intan­to, di “sem­pli­ce” bul­li­smo, nel­la nostra leg­ge, non si par­la mini­ma­men­te, ma — in modo incom­pren­si­bi­le e cen­su­ra­bi­le — si rego­la­no sol­tan­to gli aspet­ti tele­ma­ti­ci, giran­do­si dall’altra par­te rispet­to a tut­ti i tra­gi­ci feno­me­ni del­la “vita tan­gi­bi­le” che sono sem­pre attua­li.

Per altro ver­so, un tema così deli­ca­to come il bul­li­smo non dovreb­be esse­re rego­la­to per leg­ge. Spe­cie con un testo che da un lato è pale­se­men­te ina­de­gua­to (sen­za alcun bud­get, mal­gra­do le bel­le paro­le del legi­sla­to­re che si gon­fia sca­ri­can­do il bari­le su scuo­le e inse­gnan­ti) e, dall’altro, è sta­to let­te­ral­men­te copia­to dal­la disci­pli­na sul­lo stal­king: che non c’entra nul­la.

In sostan­za, si dele­ga al Com­mis­sa­ria­to — con la sua buro­cra­zia, con le sue divi­se — la riso­lu­zio­ne di pro­ble­mi pro­fon­di, deli­ca­tis­si­mi, che riguar­da­no figu­re fra­gi­li e cri­ti­che (tra cui anche il “bul­lo”). Chis­sà con qua­le pre­sun­zio­ne di com­pe­ten­za.

Sul­lo sfon­do, un atteg­gia­men­to di “divie­to” e “demo­niz­za­zio­ne” del­la Rete che, cer­to, non gio­va alla cre­sci­ta dei nostri ragaz­zi, del nostro Pae­se.

I nostri ragaz­zi non van­no aiu­ta­ti con arti­co­li e com­mi; ai nostri ragaz­zi non va vie­ta­ta la Rete che, anzi, può esse­re un inso­sti­tui­bi­le mez­zo di cre­sci­ta.

Ai nostri ragaz­zi va data una fami­glia con­sa­pe­vo­le e non bigot­ta. E, dove non c’è, una socie­tà ade­gua­ta e pron­ta alla loro cre­sci­ta.

Daniele Minotti

Di professione, faccio l’avvocato “penalista”. Mi occupo di diritto penale, diritto penale dell’informatica, diritto d’autore e diritto delle nuove tecnologie. In quest’ultimo settore, opero anche nel civile. Il mio sito professionale www.studiominotti.it

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