Online siamo ciò che scriviamo

In tanta letteratura sui social e sul web ci si imbatte spesso in una prospettiva “partizionista”: internet è affrontata come fosse un compartimento, una zona a a sé, un tema specifico che, a metà tra la novità del momento e la frontiera tecnologica del futuro, viene presentato come un destino ineluttabile a cui tutti ci dobbiamo in qualche modo adeguare.

In una prospettiva totalmente diversa si pone invece il testo in uscita oggi di Vera Gheno, Social-linguistica. Italiano e italiani dei social network (Cesati 2017), che parte da un presupposto tanto semplice quanto interessante per la riflessione attuale sulla comunicazione: i social e il web non sono altro da noi, siamo noi. Non più, quindi, futuro o novità, quanto piuttosto attuale e ordinaria modalità di entrare in relazione tra esseri umani che l’autrice, sociolinguista, analizza a partire proprio dagli usi (talvolta abusi) linguistici e dalle forme di espressione online, alla ricerca di tratti significativi che possano dire qualcosa in più sulle modalità attuali di socializzazione e comunicazione tra esseri umani.

Ne viene fuori un testo utilissimo che riesce a mantenere ciò che promette: non un’analisi del web ma, al contrario, l’umanità osservata a partire dal suo essere oggi al centro delle connessioni digitali. Uno studio, insomma, che, muovendo dall’attività linguistica degli esseri umani, ci dice qualcosa in più sull’epoca dell’interconnessione che stiamo vivendo.

Eterogenesi dei fini e storia del web

Il testo si apre con una breve ma intensa storia di internet. E qui subito una serie di passaggi interessanti: il sistema primordiale di Arpanet, nato con finalità di riservatezza, gettò le basi per la connessione per tutti; l’invenzione della posta elettronica che mai avrebbe previsto la pratica abusiva dello spam; e così via, seguendo un filo rosso che lega le diverse evoluzioni maturate dalla rete in modo spesso casuale e involontario da parte dei creatori, in una sorta di costante eterogenesi dei fini.

Come a dire che l’innovazione non segue affatto percorsi lineari, razionali, efficienti; piuttosto, si nutre di salti in avanti, coincidenze, finalità non trasparenti; tutte cose che, in fondo, caratterizzano la storia umana.

Questioni di lingua e di vita (connessa)

Nella parte successiva si studiano gli usi della lingua in rete. In questa sezione il volume si fa ricerca linguistica vera e propria che inizia dalla riflessione sulla natura dei testi pubblicati sui social network. L’autrice, nel solco della riflessione attuale, li identifica come appartenenti a una forma a sé rispetto sia all’espressione orale che alle forme di comunicazione scritta: il testo digitato ha dal punto di vista linguistico caratteristiche peculiari che lo rendono non una via di mezzo tra i due, ma una nuova modalità del nostro uso della lingua. L’italiano digitato ha insomma una sua autonomia ed è caratterizzato da una forma di oralità di ritorno, realizzata tramite la digitazione sulla tastiera e quindi fortemente condizionata dal mezzo di trasmissione (i social e il web).

In questa parte sono di grande interesse gli elenchi analitici di diversi usi linguistici del web a cui corrispondono precisi usi che si sono stratificati per ottimizzare la comunicazione online:
Acronimi e tachigrafie (sia inglesi che italiani) scaturiti dalla necessità di risparmiare caratteri in epoche in cui i tempi di connessione costavano e poi tornati in auge negli sms dei cellulari e in piattaforme come Twitter. Alcuni esempi: aka (also known as), asap (as soon as possible), cu (se you), dcd+ (dicci di più), dgt (per digitare), grz (per grazie), slmv (sei la mia vita), ecc.
Troncamenti, utilizzati per velocizzare la scrittura e per l’uso ripetuto di certe espressioni: a propos (a proposito), asp (per aspetta), impo (per importante), ecc.
Prestiti dall’inglese di termini che tradotti non hanno la stessa precisione: selfie, taggare, bannare, like, hashtag, postare, ecc.
Anglismi di lusso che potrebbero anche essere tradotti, ma usati per la loro valenza espressiva: demotivational, epic win/fail, mansplaning, facepalm, ecc.
Maccheronismi che storpiano volutamente l’inglese, spesso usati in termini ironici: feic (per fake), ipste (per hipster), rullare (per to rule), scrinscio (per screenshot), ecc.
Neologismi forgiati in base a tipici comportamenti online: buongiornismo, capiscione, perculare, puntacazzismo, ecc.
– L’uso di emoticon, emoji e altre forme grafiche per aggiungere aspetti di atteggiamento e emotivi al testo scritto.

Di particolare interesse in questa sezione l’osservazione di alcune risistemazioni semantiche di termini che prima dell’avvento dei social avevano significati completamente diversi, ad esempio: bacheca, profilo, cambiare stato, commentare, silenziare… termini simili, ancora oggi, risultano completamente equivoci se utilizzati in un discorso con persone che non fanno uso dei social (ce ne sono ancora in giro): segno di come la lingua segua e rielabori costantemente il senso delle parole accompagnando sempre i comportamenti umani.

Il ritorno del “lei” online

Un tema davvero interessante è poi quello dell’evoluzione dell’uso del “lei” e del “tu”. In una prima fase del web il “tu” era lo standard assodato con cui rivolgersi agli altri, data la natura “circoscritta” del gruppo degli internauti che assumevano l’orizzontalità delle relazioni come caratteristica peculiare del mezzo. A mano a mano che l’uso dei social è diventato universale e diffuso, hanno cominciato a ricrearsi invece situazioni tipiche della vita sociale offline; così, si assiste in certi casi a un ritorno del “lei”, usato per gestire interazioni non confidenziali e talvolta anche per marcare distanze.

In sostanza, quell’originario “gruppo ristretto” di frequentatori del web è ormai sciolto, da quando tutti possono accedere è venuto meno il senso di appartenenza e si torna alle forme di interazione linguistica tipiche della socialità offline.

Le “genti della rete” e i loro comportamenti online

La terza parte del libro è quella più sociologica: qui si analizzano i vizi e le virtù dello stare sui social da parte delle “genti della rete”. L’online ormai è passato dall’essere inteso come un third place (luogo terzo rispetto a quelli abitualmente frequentati, come la famiglia e il luogo di lavoro) a una connessione costante che accompagna tutte le dimensioni della vita.

I social sono di fatto delle estensioni in cui mettiamo noi stessi, e la nostra “personalità online”, per quanto costruita e mediata, alla fin fine rivela costantemente chi siamo. Secondo la Gheno è proprio nello studio di queste parti meta-linguistiche e non informative dei messaggi scritti che si rivelano i tratti più significativi del comportamento umano online.

Qui una nota di colore nel testo a proposito di influencerness. Il narcisismo dilagante, che spesso sfocia in solipsismo, arriva a portare alcuni a comportarti semi-comici che sfiorano il ridicolo, come quelli che si autodefiniscono (e di fatto autopercepiscono) influencer, e si dedicano a sbandierare questa specie di nuova qualifica arrivando fino a inserirla nei loro curricula.

I tipi social: ovvero una riflessione consapevole su come stiamo online

È a partire da questa prospettiva che viene elaborato un elenco di tipi social, raggruppati in base a comportamenti che si ripetono in rete, e che la Gheno sistema in una tassonomia senza pretese di esaustività, ma davvero utile per una riflessione sulle interazioni online.

I ritratti tipizzati sono ben 21 e vanno dall’amico scomodo che commenta sempre in modo scurrile e sconveniente i post pubblici al benaltrista, per cui, quale che sia la questione discussa, il problema vero è sempre altrove; passando per il ditolunista che riesce sempre a soffermarsi su un aspetto marginale della discussione; o il lapidatore lapidario che si esprime sempre in quanto possessore dell’unica verità da scagliare contro l’errore; si arriva fino al salutista che quando ne ha abbastanza tronca le conversazioni andandosene salutando, sbattendo virtualmente la porta; al più classico troll che in ogni conversazione riesce sempre a tirare fuori il peggio di sé e degli altri che gli stanno attorno.

Una lista tutta da leggere, apparentemente scherzosa, ma che affronta il tema davvero serio delle nostre modalità di socializzazione online. Non a caso, nelle pagine successive la riflessione è dedicata ai fenomeni di comunicazione deragliata come l’odio, il dilagare delle fake news e l’emergere del tribalismo culturale, che proprio sulla socializzazione in rete impongono di riflettere.

In questa parte il testo – forte del fatto che Vera Gheno è una delle due social media manager dell’Accademia della Crusca – analizza anche alcuni casi di comunicazione simbolici, come la vicenda di “petaloso” o il dibattito sui femminili di professione (ad esempio la richiesta di essere chiamata “la presidente” da parte della Boldrini), che hanno suscitato ondate d’odio, disinformazione e polarizzazioni online.

Ciò che ci rende umani

È proprio in questa spinta alla riflessione sul “meta” – su ciò che si coglie al di là del semplice piano linguistico delle interazioni online – che il testo della Gheno mostra tutto il suo valore. Non a caso il libro si conclude ponendosi alcune questioni cruciali: è davvero una buona idea delegare ad altri il nostro compito di essere pienamente umani quando connessi? Si deve davvero demandare alle leggi, alle regole degli algoritmi e alle piattaforme il compito di garantirci una buona vita online? Non serve piuttosto concentrarci su ciò che possiamo fare noi, su come crescere nella consapevolezza e nelle nostre capacità di comunicazione che risiedono fondamentalmente nell’uso della lingua?

Social-linguistica non è un libro sul web ma sull’uomo. A voce, in un testo scritto o in caratteri digitali su schermi retroilluminati, le cose non cambiano: siamo ciò che diciamo e diciamo ciò che siamo. La facoltà del linguaggio, come dice Chomsky citato da Gheno, è da sempre ciò che ci rende umani.

Bruno Mastroianni

Filosofo, giornalista, autore e social media manager de @LaGrandeStoria @RaiTre e della Multipiattaforma di @RaiUno (in particolare @RaiPortaAPorta). Tutor di Comunicazione politica e globalizzazione alla Università Telematica Internazionale Uninettuno. Scrive di antropologia della comunicazione digitale (www.brunomastro.it). Ha pubblicato: "La disputa felice. Dissentire senza litigare sui social network, sui media e in pubblico" (Franco Cesati Ed. 2017).

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