Report Industria dell’Informazione 2011-2016. Focus Editori di Quotidiani Locali

Il Report sugli editori di quotidiani locali prende in considerazione il periodo che va dal 2011 al 2016. Nel report vengono forniti, e commentati i dati per ciascun editore, e relativo trend, in riferimento a: fatturato, margine operativo lordo, utile/perdita di esercizio e numero di dipendenti.  Il tutto con ben 14 infografiche per comprendere a colpo d’occhio il trend e che, volendo, potete usare per le vostre presentazioni. I quotidiani presi in esame sono: Gruppo Finegil [quotidiani locali gruppo GEDI], Il Messagero, Il Mattino, Il Gazzettino, Quotidiano di Puglia, Eco di Bergamo, La Provincia di Como [include edizioni LC & SO], Libertà [PC], La Provincia di Cremona, La Prealpina, Corriere Adriatico, Corriere dell’Umbria, Brescia Oggi e Gazzetta di Parma.

Si tratta del terzo dei tre report che abbiamo prodotto per fotografare l’industria dell’informazione del nostro Paese. Il primo è stato pubblicato il 20 Settembre scorso ed è relativo ai cinque maggiori gruppi editoriali [che pubblicano quotidiani] quotati in borsa, il secondo è stato pubblicato il 25 Settembre ed è relativo agli editori di quotidiani nazionali: Il Giornale, Libero, Il Fatto, Itedi [La Stampa + Secolo XIX], Class Editori, Avvenire e Leggo. Con questo chiudiamo il cerchio fornendo quella che è molto probabilmente la più precisa ed allargata fotografia dell’industria dell’informazione nel nostro Paese.

Nel complesso, rispetto ai grandi gruppi editoriali ed agli altri quotidiani nazionali, i quotidiani locali, pur nella negatività generale del comparto presentano una situazione migliore con conti in generale più in ordine e flessione meno accentuata dei fatturati. Come abbiamo scritto più volte, i giornali sono la loro comunità e se questo è vero in assoluto, crediamo davvero, lo è ancor più, se possibile, per i quotidiani locali che hanno nella comunità locale l’unica ragione di esistenza. Esaminiamo ora il dettaglio di cisascun editore/giornale.

Finegil, del gruppo GEDI, dopo la cessione di alcune testate per rientrare nella soglia dell’antitrust, comprende: Il Corriere delle Alpi, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, la Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Modena, la Gazzetta di Reggio, La Nuova Venezia, La Nuova Ferrara, La Provincia Pavese, La Sentinella, La Tribuna Treviso ed il Messaggero Veneto.

Se Poligrafici Editoriale [Resto del Carlino, la Nazione e il Giorno] lascia sul terreno la bellezza di 90 milioni di euro di fatturato nel periodo preso in considerazione e, soprattutto, accumula perdite per 24.5 milioni di euro tra il 2010 ed il primo semestre del 2017, la situazione è ben diversa per il network di quotidiani locali.

Infatti, il fatturato cala di 50 milioni e, soprattutto, il gruppo presenta sempre conti in positivo con un utile che supera in alcuni anni il 10% dei ricavi totali. Lo stesso dicasi per gli organici con Poligrafici Editoriale che riduce i dipendenti di 300 unità contro i 65 di Finegil.

Se si considera che con la fusione con Itedi del Gruppo Espresso, che ha dato vita appunto a GEDI, a questi si aggiunge il Secolo XIX e La Stampa, che le voci di corridoio indicano avrà il ruolo di capofila proprio del network di quotidiani locali del gruppo, e che hanno da tre anni a questa parte conti in ordine producendo utili, pur in un contesto di difficoltà, per Finegil ci sono buone prospettive di sopravvivere ancora a lungo con buona pace per la tanto annunciata morte dei giornali [di carta].

Dopo aver esaminato i conti del Gruppo Caltagirone nel suo complesso ed aver approfondito la situazione specifica di Leggo, free press del gruppo editoriale, analizziamo ora nel dettaglio l’andamento delle singole testate: Messaggero, Mattino [di Napoli], Gazzettino e Quotidiano di Puglia.

Il Messaggero perde 30 milioni di euro di fatturato tra il 2011 ed il 2016 [-33.5%]. Il margine operativo lordo, ad esclusione del 2011, è negativo in tutti gli esercizi presi in considerazione e complessivamente in sei anni vengono accumulate perdite per 21.5 milioni di euro. Drastico anche il taglio degli organici che si dimezza passando dai 335 dipendenti del 2011 a 168 a fine 2016.

Se a questo si aggiunge come il valore di capitalizzazione in Borsa del Gruppo Caltagirone, per il quale Il Messaggero resta il principale quotidiano per fatturato, cala di 77 milioni di euro tra il 2010 ed il primo semestre 2017 [-33.8%], ed infatti il tentativo di delisting è miseramente fallito a metà settembre, e a questo si aggiunge che gli “altri ricavi”, le revenues non derivanti da vendite e pubblicità, sono praticamente nulle, risulta chiaro come la strada sia tutta in salita.

Il Gazzettino, è il principale quotidiano del Nord-Est, ed ha festeggiato recentemente il 130° anniversario rivededendo l’impostrazione grafica del design ed investendo la non trascurabile cifra di cinque milioni di euro per l’acquisto di una nuova rotativa che consenta di stamparlo.

Investimento che si fatica davvero a comprendere, non solo perchè sarebbe stato decisamente più sensato affidarne la stampa all’esterno, ma anche perchè gli ammortantenti pesaranno sui già traballanti, diciamo, conti del giornale che è quello che presenta il peggior rapporto tra fatturato e perdite tra tutti i giornali in portfolio al Gruppo Caltagirone.

I ricavi calano del 27.5% passando da 39.2 milioni del 2011 a 28.4 di fine 2016. Soprattutto, il margine operativo lordo è costantemente in negativo nel perdiodo preso in considerazione e, nonostante anche in questo caso si proceda a tagli dei dipendenti, si accumulano poco meno di dieci milioni di euro di perdite. Una situazione, come detto, nella quale i cinque milioni di euro investiti nella rotativa molto probabilmente avrebbero dovuto essere allocati altrove per cercare di risollevare le sorti, ed i conti, del giornale.

Il Mattino è il principale quotidiano del Sud, giornale di riferimento in tutta la Campania. Il fatturato passa da 34.5 milioni a 22.2, pari al -35.6%, la peggior performance dei quotidiani del Gruppo Caltagirone se si esclude il free press Leggo.

Profondo rosso per l’ultima riga del conto economico del giornale che non ha mai generato utili tra il 2011 ed il 2016 accumulando perdite per la bellezza, si fa per dire, di 17.8 milioni di euro. Significativa anche in questo caso la riduzione degli organici [-40.8%]. Elemento che, come detto, non serve a raddrizzare i conti del giornale di Napoli. Ennesima evidenza, se necessario che i tagli, tanto dolorosi quanto necessari, non servono a nulla se contestualmente non vi è un ridisegno strategico di fondo. 

Il Quotidiano di Puglia è il “figlio minore”, il più piccolo per dimensioni, del Gruppo Caltagirone. Il fatturato in sei anni cala di oltre un quarto [26%].

Sempre negativi nel periodo di riferimento sia il margine operativo lordo che i conti del giornale che non generano mai utili, anzi, in sei anni.

Insomma, se già l’analisi generale dei conti del Gruppo editoriale aveva fatto emergere una serie di criticità, il dettaglio delle singole testate fornisce, se possibile, un quadro ancor più a tinte fosche con un portfolio prodotti che non ha neppure un giornale che abbia una buona gestione e generi utili. Una situazione tutt’altro che rosea per il ramo editoriale del palazzinaro romano. 

L’Eco di Bergamo, di proprietà del gruppo Sesaab, acronimo di Società Editrice Santi Alessandro, Ambrogio, Bassiano, è una casa editrice fondata nel giugno 1988 a Bergamo. È di proprietà della diocesi di Bergamo ed oltre al giornale di Bergamo pubblica anche La Provincia di Como, La Provincia di Lecco, La Provincia di Sondrio, che analizzeremo nel dettaglio di seguito, ed il bisettimanale Il Cittadino di Monza e Brianza, oltre ad una serie di attività televisive, radiofoniche e nel campo della pubblicità e della comunicazione.

L’Eco di Bergamo è il quotidiano di riferimento della bergamasca con vendite ancora oggi di gran lunga superiori a molti quotidiani nazionali ed dieci volte maggiori rispetto all’edizione locale del Corriere della Sera.

Una posizione di grande forza sul territorio che probabilmente andrebbe meglio sfruttata nonostante vi sia una attenta gestione sotto il profilo economico.

Infatti il fatturato cala del 23.9% tra il 2011 ed il 2016 ma, dopo 2013 e 2014 in perdita, sia il 2015 che l’ultimo esercizio chiudono in positivo producendo utili. Un risultato ottenuto, anche, grazie ad un taglio degli organici del 30%.

Insomma, il giornale è “un piccolo gioiellino” nel panorama editoriale italiano e, come detto, ha un fortissimo presisdio del terrritorio e della comunità di riferimento. Ottima base per implementare nuove strategie di riposizionamento e rilancio sia per il prodotto cartaceoa che, a maggior ragione, per il digitale.

La Provincia di Como [e le edizioni di Lecco e Sondrio] fanno anch’esse parte del gruppo editoriale di proprietà della diocesi di Bergamo, che invece ha ceduto La Provincia di Varese, come L’Eco di Bergamo.

La situazione delle tre edizioni de La Provincia è ben diversa da quella del giornale di Bergamo. Il fatturato cala del 32.7% in sei anni e, soprattutto, non vengono mai prodotti utili nel periodo preso in considerazione tranne che nel 2012. Anzi, in 6 anni si accumulano circa tre milioni di euro di perdite.

Tra le cause sicuramente il peso del costo del lavoro con un numero di dipendenti che, seppur in riduzione del 21.2% tra il 2011 ed il 2016, resta molto elevato, ma altrettanto sicuramente un minor radicamento sul territorio rispetto al “fratello” della bergamasca.

Se, come noto, i ricavi ancora oggi vengono prevalentemente dalla carta, i quotidiani locali, e dunque anche La Provincia, hanno dalla loro una maggior concentrazione della distribuzione e perciò un’ottimizzatione del rapporto tra diffusione e rese che consente di generare saving significativi in quest’ambito rispetto ai giornali nazionali. Un beneficio che però evidentemente non è sufficiente in questa fase a raddrizarne i conti. 

Libertà è il quotidiano di riferimento della provincia di Piacenza. Un altro caso positivo tra i quotidiani locali.

Infatti, nonostante un calo del 23.9% dei ricavi negli ultimi sei anni, il giornale piacentino continua a macinare utili con 7.4 milioni di euro di profitti nel periodo preso in esame. La testata è una delle pochissime ad avere una donna alla guida dell’edizione online. A voler pensar male si potrebbe dire che questo avviene, a giudicare dalla presenza scarsa o nulla sui social e alla presenza del feed Twitter di ANSA nella home page del giornale in questione, per la scarsa rilevanza del digitale.

Un isola felice? Forse. Ma una cosa è certa se non si prepara il terreno quando le cose vanno bene, e si hanno risorse par farlo, poi si piangono lacrime amare. È una delle, poche,  certezze.

La Provincia di Cremona, come dice il nome è il quotidiano di riferimento di Crema e Cremona. Un “piccolo” giornale che pare aver superato i momenti peggiori.

Infatti, nonostante un calo dei ricavi di un terzo negli ultimi due esercizi il quotidiano è riuscito a recuperare redditività e, dopo quattro bilanci in negativo, in rosso, a produrre utili sia nel 2015 che nel 2016 potando l’utile dell’ultimo anno al 10% dei ricavi. Esercizio virtuoso, raggiunto anche in questo caso, con un a pesante sforbiciata agli organici che calano di circa il 30% tra il 2011 ed il 2016.

Come sempre si tratta di capire quale sia il punto di equilibrio tra una razionalizzazione degli organici, un nuovo modello organizzativo e la capacità di produrre un giornalismo di qualità.

La Prealpina, è il quotidiano storico di Varese e provincia. Il giornale, che ha resistito al tentativo si essere scalzato da La Provincia di Varese,di proprietà del gruppo Sesaab summenzionato, è stato ceduto, non naviga comunque in buone acque, anzi.

A fronte di ricavi sostanzialmente stabili attorno ai sette milioni di euro, altrettanto stabili nel tempo sono le perdite che, seppure complessivamente di lieve entità, continuano ad accumularsi nel tempo.

Sulla provincia di Varese la fa invece da padrone Varese News, pure player all digital, che ha saputo creare un forte legame con la comunità di lettori e gode di ottima salute con oltre 20 giornalisti assunti e ricavi in crescita. L’ennesima conferma, se necessario, che un giornale non è la sua carta contrariamente a quanto molti direttori dei quotidiani di provincia, dei giornali locali, continuano a pensare.

Il Corriere Adriatico, è il giornale delle Marche sin dal 1860. La testata copre dunque le diverse provincie della regione. Giornale che è nel portfolio prodotti del Gruppo Caltagirone che evidentemente ha più di qualche problema, come abbiamo visto per le altre testate del gruppo, per usare un eufemismo, nella gestione delle proprie testate.

Infatti, se il fatturato si riduce nel tempo relativamente di poco, passando da 8.3 milioni del 2011 ai 7 milioni di euro del 2016, la situazione è disastrosa per quanto riguarda margine operativo e utile in negativo, in rosso, constantemente.

Il giornale marchigiano riesce ad accumulare perdite per circa 7.5 milioni di euro negli ultimi sei anni. Questo nonostante il personale dipendente sia stato ridotto con una “sforbiciata” di quasi il 50% passando da 64 a 37 persone. Con tanti giornali locali che, come stiamo vedendo, hanno un buon equlibrio gestionale è evidente che c’è più di un problema al vertice del Gruppo editoriale romano.

Il Corriere dell’Umbria, quotidiano della regione più verde d’Italia, che sopre anche parte di Toscana e Lazio con diverse edizioni, è da tempo al centro di numerose controversie che hanno fatto si che addirittura per un breve periodo fossero sospese le pubblicazioni.

Purtroppo siamo riusciti a reperire solamente i bilanci a partire dal 2013 ma il quadro di netta difficoltà è comunque evidente. Con un fatturato che si aggira, poco più poco meno, attorno ai 7 milioni di euro, il giornale negli ultimi 4 esercizi ha accumulato perdite per oltre 8 milioni e l’ultima “grana” pare essere appena stata risolta.

Come conclude un com unicato della FNSI di pochi giorni fa «Tocca ora all’azienda  mettere in campo tutti i progetti e le innovazioni necessarie per consolidare la presenza sul territorio e dare una prospettiva alla testata e ai lavoratori». Del resto a chi altri, altrimenti.

Brescia Oggi, è “il rivale” del Giornale di Brescia, quotidiano di riferimento dell’area. Se certamente Brescia è una provincia ricca con molta industria attiva ancora oggi non pare però che ci sia spazio per due quotidiani nella provincia.

Infatti, se in sei anni la flessione dei ricavi è solamente di circa mezzo milione di euro, le perdite sono invece permanenti. Sono 3.9 milioni di euro le perdite accumulate tra il 2011 ed il 2016 nonostante, al solito, la riduzione del numero di dipendenti.

Insomma, il giornale del gruppo Athesis, editore anche de L’Arena e il Giornale di Vicenza per quanto riguarda i quotidiani, sembra in mezzo ad una palude dalla quale non riesce ad uscire e, a giudicare dalla presenza online, non sarà breve e facile riuscire a raddrizzare la barca.

La Gazzetta di Parma, nata come periodico, contende alla Gazzetta di Mantova l’onore di essere il più antico giornale d’Italia [il primo numero conosciuto è datato 19 aprile 1735] e dal 1772 al 1796 è stata stampata nientemeno che da Giambattista Bodoni, il “principe dei tipografi”, inventore degli omonimi caratteri. L’attuale società editrice nasce però nel 1947 ed è controllata  come azionista di maggioranza dall’Unione parmense degli industriali dai primi anni Sessanta.

Il giornale, che pare essere in  ripresa ed aver attraversato i momenti peggiori, anche grazie all’interazione con i lettori grazie alla nuova app “Gazzareporter” [scaricabile qui] che consente  ai citizen journalists l’invio al giornale di foto e video.

Il fatturato registra una flessione del 21.5% ma dopo tre anni di negatività, di rosso, la testata pare essere in ripresa ed è tornata all’utile. Stante l’assoluta leadership sul territorio di riferimento dovrebbe essere relativamente agevole riprendere la rotta corretta.

I giornali “sono morti”? Evviva i quotidiani locali, se sapranno abbracciare ancora meglio le loro communities di riferimento mettendosi al loro servizio.

 

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Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
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