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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere, commentate.

  • Facebook e le news a pagamento. Scetticismo & Realismo –  Annunciato in pompa magna, con un incontro a porte chiuse non più tardi di Mercoledì anche nelle sede italiana del social più popoloso del pianeta, la sperimentazione delle news a pagamento, di cui si vociferava già da tempo. Secondo quanto riportato, allo stato attuale sono due i modelli di pagamento che saranno testati da Facebook in partnership con gli editori. Il primo consentirà di leggere gratis fino ad un certo numero di articoli e poi scatterà il paywall. Il secondo è la modalità “freemium”, in base alla quale saranno gli editori a decidere quali contenuti offrire gratis sul social network e quali a pagamento. Ebbene, secondo alcune indiscrezioni circolate, The New York Times, The Wall Street Journal e the Financial Times hanno deciso di non aderire alla proposta di Facebook che, paradossalmente, è stata confezionata da Alex Hardiman, neo responsabile News Products di Facebook, con un passato proprio al New York Times. Dopo il chiaro fallimento delle promesse di monetizzazione di Instant Articles è evidente che chi aderirà è “un pollo”.
  • Attaccare l’emittente. L’informazione illogica – Cosa fare di fronte a quest’inarginabile valanga di fake news, di cattiva comunicazione? Reagire è molto complicato. La sempre più sofisticata profilazione degli utenti provoca, rispetto al consumo di informazione, bolle del filtro praticamente impermeabili a contenuti eterogenei rispetto alle aspettative del consumatore. Lo spiega bene Christian Raimo, protagonista a fine Agosto di un forte scontro con Maurizio Belpietro. Nell’articolo Raimo, tra le altre cose, scrive che è necessario «contrastare questo modello comunicativo sull’unico piano in cui questo si manifesta, il piano performativo». Proseguendo «Negli anni ho capito una cosa: la contestazione al potere dev’essere fatta non nei luoghi di potere, il Parlamento per dire, ma nei luoghi dove il potere si autorappresenta. È nelle finte presentazioni dei libri di Vespa, nei convegni di qualche altezzosa fondazione vicino a Confindustria che s’intesta un progetto per l’alternanza scuola lavoro che va immaginato un intervento politico. È contro propaganda che non si dichiara che si deve rispondere con atti performativi». Applausi!
  • Linkiesta chiude il 2016 con 410 mila euro di perdite – Linkiesta, dopo cambi di direttori e ricapitalizzazioni mionarie nel tempo, continua a fare acqua. Anche il 2016 si è chiuso con una perdita di quasi 410 mila euro su un fatturato di soli 234 mila euro. Sennonché alla perdita del 2016 si è aggiunto un rosso di altri 55 mila euro da gennaio ad aprile di quest’ anno e così l’ intero passivo è stato ripianato da una parte attingendo alle riserve e dall’ altra riducendo il capitale a 78 mila euro. Il consiglio d’ amministrazione prevede che anche il 2017 chiuda in perdita. L’ho già scritto e, mi spiace, ma lo ribadisco. È evidente che va completamente ripensata la testata e, soprattutto, il suo modello di business [ma anche la compagine societaria]. In caso contrario sarebbe solo accanimento terapeutico continuare a buttarci, letteralmente, soldi.
  • Visibilia Editore affida agli arabi la propria salvezza – Visibilia ha chiuso il 2016 con un risultato netto negativo di 779.924 euro, in miglioramento rispetto alla perdita di 1. 214 milioni dell’esercizio precedente, e un ebitda negativo per 114.236 euro [-705.337 euro nel 2015].Ora, secondo quanto riportato, nella società controllata da Daniela Santanchè starebbe per entrare un nuovo socio forte, il fondo Bracknor attraverso un prestito obbligazionario convertibile di 3 milioni di euro. L’operazione, una formula ormai quasi standard per le aziende quotate sull’Aim, prevederebbe l’emissione di un prestito obbligazionario convertibile cum warrant suddiviso in 6 tranche dal valore da 500 mila euro ciascuna, con un prezzo di sottoscrizione pari al 95% del valore nominale delle obbligazioni emesse. Bracknor è un fondo di investimenti con sede a Dubai, guidato dal presidente Aboudi Gassam, il cui principale investitore è la famiglia Saeed guidata dallo sceicco Mahmood Saeed, presidente di una mega conglomerata, fondata a Jeddah nel 1948 e attualmente diversificata in settori consumer, arredamento, food&beverage, cosmetici, con forti attività manifatturiere, acciaio, plastica e vetro, e interessi non secondari nell’immobiliare, il trading e la finanza. Bracknor aveva investito dal 2016 circa 400 milioni di dollari in tutto il mondo con netta prevalenza nel settore health care e energetico, che rappresentano l’80% del portafoglio. Ha manifestato recentemente interesse a investire anche in Italia, oltre che in Turchia, in aziende attive in settori innovativi con prospettive di crescita. Cosa abbia tutto questo a che fare con Visibilia sfugge, o forse no…
  • La punteggiatura, tra analogico e digitale –  Come cambia la punteggiatura nel passaggio tra analogico e digitale? Iniziamo dicendo che tra l’advertising e il punto c’è sempre stato un rapporto molto stretto e talvolta anche un poco morboso. Per tradizione i titoli degli annunci pubblicitari, a differenza di quanto avviene nei quotidiani e nelle riviste, si scrivono con un punto alla fine. La ragione principale è che i titoli pubblicitari non bastano a se stessi, ma sono parte di un discorso che si articola anche attraverso segni grafici e immagini. Mentre il titolo di un giornale – Emergenza maltempo: rischio gelate nella notte – esaurisce il suo compito e non necessita di alcuna fotografia, se non a scopo puramente documentativo, i titoli in pubblicità vivono invece della stretta relazione con un’immagine. Il punto finale sta a indicare proprio questo: che si tratta di frasi, ovvero porzioni di un discorso. Questo nuovo significato del punto è così marcatamente delineato, che tende oggi a contaminare anche i linguaggi più classici dell’adv e a diffondersi anche sui mezzi cartacei. Ecco perché in questi anni di cambiamenti troviamo spesso compresenti entrambe le posizioni: da una parte agenzie che non rinunciano all’uso classico del punto anche quando si occupano di progetti prettamente digitali, come la gestione della pagina Facebook di un brand, dall’altra professionisti che evitano di usarlo per scelta, magari persino su annunci stampa e poster.  Cibo per la mente dei comunicatori [e dei giornalisti] il pezzo di Diego Fontana con un passato come copywriter nelle multinazionali della comunicazione.
  • Continua “la saga” de l’Unità – Gli editori Pessina-Stefanelli sotto la spada di Damocle della fideiussione. E’ stata avviata la procedura di escussione della fideiussione, a garanzia dell’ acquisto del quotidiano dall’ ultimo fallimento, per pagare l’ ultima tranche del giornale. Valore dell’ ultima rata che manca all’ appello: circa 3.3 milioni di euro. Tradotto: agli editori Pessina-Stefanelli il tribunale ha chiesto di pagare a breve giro o altrimenti chiederà alle banche garanti il denaro mancante, per onorare l’ impegno all’ acquisto.  Allo stesso tempo, Matteo Orfini, presidente del Partito Democratico, intervenendo a 24Mattino su Radio 24 si auspica che l’Unità torni presto in edicola «La testata dell’Unità, come è già noto, non è di proprietà del Partito Democratico, è di un gruppo. Il Partito Democratico è dentro con una quota assolutamente minoritaria e marginale», ha spiegato Orfini.  «Noi abbiamo cercato in tutti i modi, esercitando anche la responsabilità derivante da quella quota di assoluta minoranza e anche mettendoci diverse risorse in questi anni, di tenerla aperta. Ovviamente non tutto dipende da noi, anzi poco dipende da noi». Intanto, mentre questa estate sul sito del quotidiano, dominio quest’ultimo che curiosamente, diciamo, faceva capo al PD ma utilizzava il marchio dei Pessina-Stefanelli, attraverso un redirect automatico si veniva, appunto, reindirizzati a democratica.info brand lanciato durante gli ultimi giorni della crisi de l’Unità, ora è attivo Democratica, mentre i domini unita.it e/o unita.tv sono oscurati con solo un messaggio che recita «Forbidden. You don’t have permission to access / on this server». To be continued.
  • Internazionale continua a crescere – Entra nel vivo oggi l’edizione 2017 del Festival di Internazionale a Ferrara. E, mentre il festival che riempie la cittadina emiliana ogni autunno si prepara ad un’altra annata di successo, il settimanale diretto da Giovanni De Mauro non solo non naviga in cattive acque, a dispetto di molti periodici italiani, ma soprattutto trae molta della sua forza dalla carta stampata, ossia dalla sua edizione tradizionale. Quest’ anno per esempio, l’ edicola tiene secondo i dati aziendali dell’ editrice, ma dopo il -6% registrato l’ anno scorso che ha scontato da agosto 2016 un prezzo di copertina passato a quattro euro dai precedenti tre. Gli abbonamenti tra carta stampata e digitale crescono di oltre il 7%, in linea con l’ esercizio 2016 chiuso a +7%. Sul fronte pubblicitario, poi, la raccolta [per lo più su carta] è salita l’ anno scorso del 6,7%. Sempre lo scorso esercizio, il fatturato complessivo è stato pari quasi 8,9 milioni di euro [+5,8%], di cui 7.4 milioni da ricavi editoriali e 1.3 milioni da quelli pubblicitari. Finora anche nel 2017 la testata si è mantenuta in linea con questo andamento e le attese sono quelle di chiudere l’ anno in corso con un utile maggiore di quello 2016, pari a 173.7 mila euro rispetto ai 55.7 mila euro del 2015. Chapeau!

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