Report Industria dell’informazione 2011-2016. Focus Editori di Quotidiani Nazionali

Il Report sugli editori di quotidiani nazionali prende in considerazione il periodo che va dal 2011 al 2016. Nel report vengono forniti, e commentati i dati per ciascun editore, e relativo trend, in riferimento a: fatturato, margine operativo lordo, utile/perdita di esercizio e numero di dipendenti. Il tutto con ben 7 infografiche per comprendere a colpo d’occhio il trend e che, volendo, potete usare per le vostre presentazioni. I quotidiani presi in esame sono: Il Giornale, Libero, Il Fatto, Itedi [La Stampa + Secolo XIX], Class Editori, Avvenire e Leggo.

Si tratta del secondo di tre report che abbiamo prodotto per fotografare l’industria dell’informazione del nostro Paese. Il primo è stato pubblicato il 20 Settembre scorso ed è relativo ai cinque maggiori gruppi editoriali [che pubblicano quotidiani] quotati in borsa, mentre il terzo, che pubblicheremo Lunedì 02 Ottobre, farà il focus su gli editori di quotidiani locali, così da offrire una panoramica completa.

Se i grandi gruppi quotati in borsa, chi più chi meno, hanno un andamento disastroso. La situazione degli altri quotidiani nazionali è fatta di luci ed ombre con qualcuno che riesce a mantenere un andamento ed una redditività e molti che invece presentano un trend assolutamente negativo. Vediamoli singolarmente per poi trarre delle conclusioni generali.

La Società Europea di Edizioni, editore de Il Giornale, attualmente in trattativa avanzata con Roberto Amodei, a cui fanno capo i quotidiani Corriere dello Sport e Tuttosport, oltre ad altre testate sportive specializzate come il Guerin Sportivo e Autosprint, per acquisire una quota compresa tra l’8 ed il 10% dei SEE, lascia sul terreno il 37% dei ricavi nel periodo preso in considerazione.

Il fatturato passa infatti dai 61.3 milioni del 2011 a 38.4 nel 2016. Una perdita di circa 23 milioni di euro. Soprattutto, negli ultimi 6 esercizi solo nel 2015 si sono registrati degli utili, peraltro di modestissima entità rispetto al giro di affari, mentre in tutti gli altri anni, si sono accumulate perdite complessive per circa 14 milioni di euro.

Editoriale Libero Srl, che fa capo assieme a Il Tempo agli Angelucci, negli ultimi tre esercizi ha stabilizzato il fatturato attestandosi attorno ai 16 milioni di euro. Relativa stabilità che però, nonostante i cospicui finanziamenti pubblici ricevuti nel tempo attraverso escamotage abbastanza “border line”, diciamo, non si riflette sull’ultima riga del conto economico del quotidiano diretto da Feltri.

Infatti, anche se, come per le altre testate, vi è stata una riduzione degli organici tutti gli ultimi 5 anni hanno visto la testata in questione chiudere ampiamente in rosso accumulando perdite per oltre unici milioni di euro.

Insomma, al di là delle valutazioni morali e di etica del giornalismo, a vedere i conti delle due testate [Libero in primis ma anche Il Giornale] che hanno fatto dell’istigazione all’odio il proprio modello di business, pare che questo non funzioni. Forse è questa l’unica buona notizia.

 

Ben diversa la situazione di Editoriale Il Fatto SpA. Il quotidiano diretto da Travaglio [e da Gomez per la versione online], nato nel 2009, in piena crisi editoriale, è una specie di miracolo, ovvero un caso di come aggregando una community e facendo attenzione ai costi [si ricorda che il lancio fu attraverso una distribuzione selettiva che consentì di testare il mercato e di evitare buona parte dei costi delle rese] sia possibile avere dei conti in ordine.

Infatti il giornale ha sempre chiuso tutti gli otto esercizi in utile ed il 2016 è stato chiuso in crescita sia per quanto riguarda il fatturato che l’utile. Nel 2016 dei 25.6 milioni di euro di fatturato i ricavi pubblicitari sono stati di 3.6 milioni di euro – dunque la maggior parte dei ricavi vengono da vendite ed abbonamenti al prodotto cartaceo – dei quali ben 3 milioni sono dal sito, dall’online. Le previsioni per il 2017 puntano a 3.5 milioni per il sito e 700mila per la carta. In crescita anche il numero di dipendenti, anche in questo caso in netta controtendenza con quanto avviene negli altri giornali. Anche questo un piccolo grande miracolo nel miracolo.

Dopo anni di difficoltà, con il 2013 in rosso per oltre 66 milioni di euro, la Stampa ritorna all’utile nel 2014 – anno nel quale il sottoscritto ha lavorato come social media editor [ma è sicuramente solo una fortunata coincidenza] e contestualmente, nell’Agosto di quell’anno si fonde con il Secolo XIX dando vita ad Itedi [ora a sua volta confluita nel gruppo Espresso dando vita a GEDI, come noto].

Fusione del 2014 che ovviamente fa schizzare, riportandolo quasi ai livelli del 2011, il fatturato e utile d’esercizio del 2015. In calo, a parametro omogeneo, il fatturato del 2016 [-6.9%] e, soprattutto, l’utile. Una dinamica che è sicuramente inficiata dal “peso” del numero di dipendenti delle due testate in questione. Sarà molto interessante verificare l’impatto della creazione di GEDI sia per il 2017, anche se la fusione è divenuta operativa solo a Luglio di quest’anno.

Avvenire è un quotidiano italiano a diffusione nazionale fondato nel 1968 a Milano. È nato dalla fusione di due quotidiani cattolici: L’Italia di Milano e L’Avvenire d’Italia di Bologna [da cui ha mutuato il nome]. Il quotidiano si muove nel rispetto della dottrina della Chiesa cattolica ma in piena autonomia dalla gerarchia anche per non essere un doppione de l’Osservatore Romano. Il 75% del pacchetto azionario di Avvenire è di proprietà della «Fondazione di Religione “Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena”», organismo della Conferenza Episcopale Italiana [CEI].

Avvenire, assieme al Sole24Ore, seppure evidentemente per motivazioni distinte, è l’unico quotidiano che ha una elevata incidenza di vendite di copie in abbonamento, di gran lunga superiore a tutti gli altri giornali del nostro Paese.

Dato che per la legge italiana la Conferenza Episcopale Italiana è giuridicamente una fondazione, Avvenire può beneficiare dei finanziamenti pubblici all’editoria, secondo quanto previsto dalla Legge 250/1990. Il quotidiano infatti ha ricevuto circa 51.3 milioni di euro dallo Stato negli ultimi 10 anni ed un acconto di 1.8 milioni nel 2016.

Un beneficio che non impedisce, pare, di avere dei conti disastrosi. Se infatti il fatturato è relativamente stabile tra il 2011 ed il 2016, negli ultimi tre anni il giornale ha accumulato perdite per oltre 38 milioni di euro. Questo nonostante vi sia stao un intervento anche in termini di risuzione degli organici, come mostra l’infografica sottostante.  Una situazione che sicuramente non potrà durare ancora molto a lungo, ed infatti da tempo si ricorrono le voci di un cambio di direzione.

Class Editori ha in portfolio i due quotidiani economico-finanziari MIlano Finanza e Italia Oggi. Italia Oggi, di Italia Oggi Editore – Erinne S.r.l., a sua volta di proprietà di Class Editori dal lontano 1991, che in base ai dati disponibili ha venduto una media di circa 40mila copie nel 2016, incluso il formato digitale, contro le poco meno di 60mila del 2015. Secondo i dati disponibili, i ricavi nel 2016 di Italia Oggi Editori – Erinne Srl ammontano a 19.6 milioni di euro con un risultato netto di esercizio positivo per 42mila euro. La testata, ancora una volta grazie ad escamotage e “scatole cinesi” beneficia dei contributi statali all’editoria e per il 2016 ha ottenuto 1.5 milioni di solo “acconto”.

Se si esclude il 2011, Class Editori è un buco nero, una voragine che negli ultimi 5 anni ha accumulato perdite per la bellezza, si fa per dire, di 89 [ottantanove] milioni di euro. Il risultato netto ante imposte di Class Editori e società controllate per l’esercizio chiuso al 31 dicembre 2016 è pari -18.1 milioni di euro in ulteriore peggioramento rispetto i -17.3 milioni dell’anno 2015. Questo nonostante un abbattimeno del 15.5% dei costi redazionali ottenuto essenzialmente grazie ai prepensionamenti effettuati nel 2016 e i rinnovi degli accordi di solidarietà con il personale
impiegatizio delle società MF Servizi Editoriali e MF Service nei quali è stata incrementata la riduzione dell’orario di lavoro dal 25% al 35% per la durata di 18 mesi a partire dal 14 marzo 2016. Interventi ai quali nel mese di Aprile 2016 si sono aggiunti quelli del personale apicale, dei vertici aziendali, della Casa editrice che hanno aderito a una riduzione della retribuzione per una durata di 18 mesi.

A picco anche il fatturato, che passa dai 141.3 milioni del 2011 ai 72.7 della chiusura 2016 nonostante le numerose iniziative intraprese quali il nuovo servizio di informazioni bancarie commerciali MF CentraleRisk, una start up che offre a privati, aziende e professionisti un innovativo servizio di lettura, semplificazione e analisi della Centrale rischi fornita dalla Banca d’Italia a chiunque degli interessati ne faccia richiesta;  il lancio di Livoos.com, l’innovativo sito di ecommerce nel mondo della moda e del lusso con una forte connotazione charity, che lo rende originale rispetto al mercato del commercio elettronico di cui Class Editori è socio dell’iniziativa; la partnership con Selfiewealth, un innovativo servizio di RoboAdvisory dedicato a privati e a intermediari finanziari, che offre in tempo reale una concreta pianificazione degli investimenti personalizzata sulle esigenze e le caratteristiche dell’investitore, contando su un database di Class Editori di più di 70 mila titoli e strumenti nazionali e internazionali. Inoltre, la Casa editrice attraverso la controllata WeClass, è official reseller dei servizi e la pubblicità di WeChat, il colosso cinese dei social network di proprietà del gruppo Tencent.

Infatti, in data 28 aprile 2016 sì è concluso positivamente il rinnovo del credito in essere verso la capogruppo e sue controllate e collegate da parte delle banche che rappresentano il totale dei finanziatori della Casa editrice. Il processo di rifinanziamento ha interessato linee di credito per un importo totale pari a circa 81 milioni di euro. Il rinnovo e quindi la stabilizzazione delle linee di credito è fino al 31/12/2020. A giudicare dai numeri non pare probabile che i creditori riusciranno ad ottenere i loro soldi per tale data.

Se nel precedente Report abbiamo analizzato il complesso dei conti del Gruppo Caltagirone, quest’oggi ci focalizziamo su Leggo [mentre il dettaglio dei conti di Messaggero, Mattino e Gazzettino saranno forniti nel prossimo report dedicato ai quotidiani locali] che inseriamo tra i nazionali pur essendo passato dalle originarie 15 edizioni locali a solo due: Roma e Milano proprio nel 2011 quando è stato trasformato in “Social Press”.

Intervento che non pare avere sortito effetto, anzi. Infatti il fatturato 2016 è circa un terzo del 2011 ed il free press è in costante perdita negli anni nonostante il numero di dipendenti diretti sia stato praticamente dimezzato negli ultimi 5 anni.

In conclusione, se si escludono Il Fatto ed Itedi, che però pare “appesantita” dal Secolo XIX e che bisognerà vedere che ruolo avrà nel portfolio prodotti GEDI, con molti che ipotizzano che La Stampa diventi la “capofila” dei quotidiani Finegil, il network dei quotidiani locali del ex Gruppo Espresso, fornendo a questi le notizie del nazionale, gli altri publisher sono sempre più alle strette con decine e decine di milioni di euro di rosso e, da quel che si vede, ben poche possibilità di uscirne nel breve – medio periodo [da qui a tre anni].

L’infografica sottostante riepiloga andamento fatturato e numero di dipendenti di tutte le testate analizzate nel report, tenendo in considerazione, evidentemente, tutti i fenomeni sin qui descritti.

Social

Pier Luca Santoro

Marketing & Communication at DataMediaHub
Pier Luca Santoro è un esperto di marketing, comunicazione & sales intelligence. Project Manager @DataMediaHub . Dal 1998 opera come consulente per progetti di posizionamento strategico, organizzazione, comunicazione & formazione per aziende pubbliche e private, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche. Sperimentatore e creativo ha sviluppato un’esperienza significativa nell’ambito dell’edutainment, nell’utilizzo dei giochi come medium e la gamification.
Dal 1987 in poi é stato responsabile del marketing e dell’organizzazione commerciale di grandi imprese [Star, Giuliani, Bonomelli].
Social

Latest posts by Pier Luca Santoro (see all)

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.