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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere, commentate.

  • Un social media per la comunicazione interna – Ventata innovativa allo stabilimento Barilla di Castiglione, il più grande in Italia e fra i primi in Europa nella produzione di biscotti e merendine da prima colazione. Fra le novità introdotte con l’arrivo del nuovo direttore Cinzia Bassi, il progetto “CollaborAction”. Una sorta, semplificando, di “Facebook” dedicato alla comunicazione all’interno dell’azienda. Un social media che permette a tutti di interagire per migliorare la funzionalità del ciclo produttivo segnalando in modo immediato modifiche operative, guasti, eventi inattesi. Interessante sperimentazione di cui monitorare i risultati per verificare la buona funzionalità, o meno, di processi collaborativi “social” nella comunicazione interna aziendale. Peccato che sul sito corporate nelle news non vi sia traccia della cosa mentre viene fornito il PDF dell’articolo online, evidentemente prelevato dalla rassegna stampa avuto dall’agenzia di monitoraggio, nella sezione “dicono di noi”. Meglio allineare la comunicazione interna a quella esterna se non si vogliono generare pericolose distonie.
  • Finanziamenti pubblici all’editoria – Che più di qualcosa non funzioni nei criteri secondo i quali vengono erogati i contributi statali all’editoria è un aspetto che abbiamo documentato, dati alla mano come d’abitudine, verso la fine di Agosto. In caso di dubbi arriva, purtroppo, la conferma dell’ennesimo caso di malaffare. Infatti, secondo quanto riportato, la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per cinque persone, tra cui il direttore ed editore del Corriere Laziale, Eraclito Corbi, accusati di concorso in truffa aggravata. Secondo il pm Corrado Fasanelli, Corbi tramite «artifizi e raggiri» avrebbe richiesto al dipartimento per l’editoria la «corresponsione di erogazioni pubbliche in nome e per conto della società Edilazio 92, editrice della testata giornalistica Il Corriere Laziale, rivista che ha sfornato negli anni centinaia di tessere per l’albo pubblicisti, per gli anni 2009 e 2010 attestando falsamente l’esistenza dei requisiti richiesti dalla normativa per accedere alla contribuzione in punto di diffusione di copie – è detto nel capo di imputazione – tramite strillonaggio». Gli indagati, inoltre, avrebbero attestato il falso nel prospetto dei costi alla voce «di bilancio ‘spese per prestazioni di servizi nella quale figurano anche i costi relativi a ‘collaboratori e corrispondenti non dipendentì, spese in realtà non sostenute per il 2009 [oltre 231 mila euro] e per il 2010 [oltre 285 mila euro] poiché i collaboratori e corrispondenti prestavano servizio gratuitamente».  Tutto ciò avrebbe, secondo la Procura, indotto in errore la Presidenza del Consiglio che ha elargito alla società, per le annualità 2009 e 2010, circa tre milioni e mezzo di euro «a titolo di provvidenze non dovute, con rilevante danno patrimoniale».  Nel frattempo la testata in questione è fallita e dunque recuperare le somme sarà pressoché impossibile.  Sarebbe davvero ora di implementare un sistema di controllo a priori invece che a posteriori, come quello che aveva ipotizzato Paolo Peluffo.
  • Come i contenuti digitali creati dai turisti [s]travolgono la comunicazione – Nel turismo, il 2017 sarà ricordato come l’anno dell’apocalisse dei contenuti digitali creati dai turisti. Lo tsunami del contenuto di viaggio raccontato dagli stessi turisti non sarà passeggero e non sarà indolore. Potrebbe essere il primo settore economico in cui la comunicazione pubblicitaria, soprattutto a livello di nazioni e di singole destinazioni [città, laghi, regioni] viene usurpata dalle persone. Promuovere il claim Croazia Full of Live nei cartelloni della metropolitana di Milano sarà abbastanza inutile, perché la vita in Croazia è già stata vista in diretta in quei miliardi di cose trasmesse in rete. E perché le facce della pubblicità ci sembreranno ancora più false rispetto alle facce dei nostri amici veramente estasiati dalla spigola alla brace. I racconti della nostra rete sociale ci sembrano ogni volta diversi perché sono i nostri amici. Forse non tutto il male viene per nuocere: meno marketing turistico dall’alto al basso, più cura delle esperienze. Addio stand fieristici con ragazze annoiate. L’epoca della trasparenza del turismo è iniziata. Sarà un esperimento interessante, sperando che non prendano piede le cattive pratiche delle false recensioni, pro o contro, che da tempo affliggono TripAdvisor.
  • Il “caso” Freeda – Freeda è un social magazine che ricorda il Cosmopolitan dei primi tempi. La rivista in home page ha le icone che rimandano ai diversi canali social e poco più. Insomma, una “landing page” che rimanda a Facebook e Instagram per il progetto editoriale che si propone di diventare il “punto di riferimento per le donne tra i 18 e i 34 anni”. Freeda ha sposato una linea editoriale che è ormai sempre più comune nell’informazione contemporanea che viaggia sui social, cioè quella di avere dei contenuti progettati e pensati per essere fruiti direttamente su Facebook come instant articles. È un po’ il modello usato da AJ+, Buzzfeed o Vice: ridurre al minimo i link esterni e lunghe porzioni di testo e puntare tutto su video di 3 o 4 minuti che partono automaticamente scrollando il proprio newsfeed [e che sono sempre sottotitolati, in modo da poter essere visti anche sul lavoro senza audio] con velocità di caricamento che funzionano bene anche per chi si collega col 3G. Secondo l’intervista rilasciata da l’editor in chief, Daria Bernardoni, il modello di business è basato sull’idea di offrire alle aziende «la possibilità di entrare in contatto con il target donne 18-34 attraverso attività di marketing e comunicazione a 360°. Crediamo infatti che qualunque brand desideri far parte delle conversazioni delle donne di questa generazione lo possa fare in modo autentico e rilevante soltanto tramite Freeda, perché Freeda è già il motore delle loro conversazioni». La società che ha lanciato Freeda è Ag Digital Media e i due – maschi – che l’hanno fondata sono Andrea Scotti Calderini, ex di Publitalia dove dirigeva la divisione Branded entertainment, e Gianluigi Casole che fa parte di Holding Italiana Quattordicesima, cioè«la cassaforte del figlio maschio minore di Berlusconi e delle sorelle Barbara ed Eleonora». Dentro la società che pubblica Freeda ora sono entrati anche Ginevra Elkann [sorella di John e Lapo] e una società che si chiama FW, di cui fa parte il produttore televisivo Lorenzo Mieli [figlio di Paolo Mieli, presidente di Rcs]. Dalle informazioni reperite pare che per il progetto siano stati allocati 4 milioni di investimenti ed infatti la testata, che è già un successo, conta la bellezza di 31 dipendenti. Nell’era in cui publisher annaspano alla ricerca di un modello di business si tratta indubbiamente di un progetto da tenere attentamente sotto osservazione.
  • Santanchè vende Novella 2000 e Visto, o forse no – L’ editore Daniela Santanchè mette sul mercato i due settimanali ex Rcs che ha comprato nel novembre 2015 dalla Prs di Alfredo Bernardini de Pace. Alle due testate si sono già interessati alcuni editori, secondo quando risulta a ItaliaOggi, tra cui Angelo Aleksic [che pubblica periodici come Eva Tremila e Vip], Marco Verna [con la rivista Adesso] e Fabio Caso [che ha portato in edicola Stop, Top, Confessioni e Miracoli]. Peccato che con nessuno di questi pretendenti Santanchè abbia trovato un’ intesa, anzi le trattative non sono andate molto avanti, senza neanche affrontare il nodo spesso principale del costo del lavoro. Infatti sul tavolo dell’ imprenditrice, specializzata col suo gruppo Visibilia nella raccolta pubblicitaria per editori terzi, c’ è anche un’ altra ipotesi: quella di spostare internamente al gruppo le due testate dalla società Visibilia Magazine – oggi in liquidazione – a quella quotata Visibilia Editore [che già edita Ciak, Pc Professionale e VilleGiardini]. Passaggio di ramo d’ azienda, però, che non contempla lo spostamento dei giornalisti di Novella 2000 e Visto [14 circa, compresi gli impiegati], al momento impegnati a smaltire obbligatoriamente le ferie dopo un ultimo periodo di cassa integrazione e in attesa dell’ annunciato licenziamento di tutto l’ organico a metà ottobre. Quindi, nonostante le trattative in atto con giornalisti e sindacato, l’ imprenditrice e politica di centrodestra sembra avere in mente tutt’ altra strategia, nata già con l’ intenzione iniziale di non cedere i due settimanali ma di trovare nuovi soci che abbiano risorse a disposizione . Del resto le testate dei giornali, in caso di crisi delle pubblicazioni, restano gli ultimi asset di valore da detenere in portafoglio e, in particolare per chi si occupa di raccolta pubblicitaria, possono sempre servire come contenitori per distribuire le inserzioni. Al momento Novella 2000 e Visto continuano a uscire in edicola, affidandosi a service esterni. To be continued…
  • Il commento su Internet più bello di tutti i tempi – Potrebbe nascere una nuova forma letteraria, con un’autonomia pari a quella dell’aforisma o del racconto breve. Stiamo parlando del commento su internet. Se esistesse un Pulitzer per i commenti l’avrebbe vinto Sydne Newberry per le poche righe che ha scritto due anni fa sotto a una ricetta del New York Times per fare i brownies [nello specifico la ricetta di Katharine Hepburn]: in sole 74 parole, con uno stile sobrio e pulito, Newberry riesce a trasmettere una certa tensione e a concludere con un colpo di scena potente, che persiste piuttosto a lungo nel cuore del lettore. Il commento è considerato dal gruppo dei moderatori del New York Times, il preferito di tutti i tempi ed è stato molto condiviso su Twitter. The Cut ha contattato Newberry soddisfacendo la curiosità dei molti morbosi che, leggendo il commento, avrebbero voluto saperne molto, molto di più. A margine, da leggere assolutamente la lezione di Vox per costruire community su Facebook con i gruppi di persone che hanno un elevato livello di ingaggio e i commenti che sono di alto valore e auto-moderati. Il sogno di ogni social media strategist.
  • Il marketing predittivo in 5 trend da conoscere – Un’indagine sul marketing predittivo commissionata a Forrester da Rocket Fuel, che ha intervistato 579 decision maker di 6 Paesi, Italia compresa, fornisce gli elementi per comprendere quale rapporto intercorre tra le tecnologie predittive basate sull’intelligenza artificiale e i professionisti del marketing e quanto sia importante un’evoluzione in tal senso per l’innovazione e lo sviluppo aziendale. I  5 punti fondamentali emersi dalla ricerca sono: 1 –  L’82% dei professionisti è convinto che, in futuro, il predictive marketing sarà fondamentale per poter rimanere al passo con i competitor; 2 – Allo stato presente, tuttavia, solo il 30% dei marketer usa dati proprietari per comprendere i propri clienti; 3 – Il 63% del campione ha dichiarato di riscontrare difficoltà nella personalizzazione delle pubblicità a causa di una mancanza di informazioni, mentre il 66% fatica a dare un senso ai dati a causa della loro provenienza da troppe fonti diverse; 4 – L’86% dei professionisti nei prossimi 12 mesi prevede di implementare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per migliorare gli insight di marketing e l’80% sostiene che userà quest’ultima per dare vita a contenuti coerenti, ottimizzati e cross-device; 5 – L’86% dei marketer intervistati ha affermato che le tecnologie predittive consentiranno di migliorare le capacità di personalizzazione, ottimizzando la creatività. La business intelligence si sposta sempre più verso l’utilizzo di dati strutturati e non strutturati. Web, social e CRM convergono nel social CRM. Pronti per la sfida?

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