Il “copia-incolla” resiste ai pulsanti di social sharing

C’è tutto un mondo di condivisioni “oscure” difficili da tracciare. Vi avevamo già parlato di “dark social” riferendoci a tutta quella quantità di interazioni e condivisioni che avvengono su canali privati, quote molto interessanti, e che quindi non possono essere efficacemente monitorate.

Dopo anni di euforia ed enfasi del potere degli analytics, si comincia a ragionare su ciò che non è possibile – o è molto difficile – tenere sotto controllo. Basti pensare a tutte le condivisioni private che avvengono sui vari Whatsapp, Messenger ed altre applicazioni di messaging, o su piattaforme di remote working quali Slack, Trello e così via.

Thedrum riporta i risultati di un’analisi condotta per indagare gli effetti della pratica di copiare e incollare l’url di un articolo, intesa come condivisione, che a quanto pare risulta essere ancora consolidata sebbene si siano rapidamente diffusi i pulsanti di social sharing.

Secondo questa ricerca l’87% delle condivisioni sono fatte mediante copia incolla. Il punto di vista della ricerca è quello di ritenere che le condivisioni avvenute su canali privati abbiano un peso specifico maggiore, in quanto si ritiene che girare un contenuto a contatti privati, come un team di lavoro ad esempio, possa rappresentare un indicatore di qualità più interessante della “convenzionale” condivisione su Facebook.

L’analisi è stata condotta su un blog tracciando cosa accadeva agli indirizzi e filtrando quelli della rete interna. Dall’infografica che segue è facile notare come l’86,93% siano condivisioni che provengono dalla pratica del copia incolla di cui sopra, seguiti dalla mail e successivamente, nell’ordine, da Twitter, Facebook, Pinterest e Linkedin.


L’analisi è stata condotta su un intero trimestre, che va da fine 2016 a marzo 2017. Resta inteso che trattandosi di una analisi condotta su un unico blog, il dato non possa essere direttamente esteso all’intero contesto di riferimento.

Per questa ragione gli analisti hanno ritenuto utile rivolgersi a Frederic Kalinke di Amigo, tool che offre questa possibilità di tracciamento, che ha confermato che su numerosi altri campioni è stato verificato che la quota di condivisioni provenienti da copia-incolla resta stabile tra il 70% e il 90% del totale.

Il punto di questa analisi, più che suggerire dei valori assoluti, è quello di portare all’attenzione una tipologia non “meccanica” di condivisione che invece porta con sé una grande quantità di interazioni che non possono essere ignorate in fase analitica e strategica. Ulteriori indagini sono state svolte da Jasper Martens di Pension Bee che fornisce un ulteriore e interessante dettaglio: Whatsapp rappresenterebbe uno dei principali canali di questo tipo di condivisione.

Pierluigi Vitale

Social media Analyst at Social Listening
Social media analyst e information designer. Ph.D Fellow presso il Laboratorio "Digital Humanities + Information Design" dell'Università degli studi di Salerno. Svolge attività di ricerca nel campo dell'analisi e della visualizzazione dei dati. Mai diventato giornalista, fa di reperimento, analisi, elaborazione e rappresentazione dei dati la sua vocazione. Ha lavorato da Vice-Responsabile Marketing del Corriere del Mezzogiorno e tiene corsi di formazione per soggetti pubblici e privati.
Pierluigi Vitale

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